voto del pubblico 1.0/5
voto finale 2.9/5
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Recitazione
Sonoro
Emozione
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Di notte, sul mare si può fare quello che di giorno, sulla terra non è lecito fare. Due ragazzi si amano di nascosto dopo essersi ritrovati, un criminale su un gommone minaccia un uomo tenendogli ferma la testa sottacqua. Sono tutti a pochi metri di distanza e tutti si nascondono, pensando che il buio della notte celi quello che il chiarore del sole può solo tradire. Ma quel preciso specchio di mare, inquadrato nella suo infrangersi ripetuto sulla battigia di una costa italiana, in realtà è un non-luogo, e il piccolo centro turistico di Torre di Santa Sabina scelta come location per il film breve di Francesca Schirru Di Notte, Sul mare, scavalca simbolicamente le barriere del brindisino per universalizzarsi a tutte quelle cittadine turistiche della Sardegna e della Sicilia, dei paesini lungo i lidi della capitale e di tutti quei piccoli centri urbani sparsi sulle coste meno battute dello stivale.

Di notte, sul mare: argini sentimentali di due storie opposte

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Di ristoranti all’aperto e turismo momentaneo vive anche Monica (Angela Curri), protagonista-Giulietta in attesa del suo Romeo-Mattia (Nicolas Orzella), scappato a Milano perché perseguitato da un senso di colpa: un incidente mortale in cui era coinvolto si è portato via il migliore amico e fratello della fidanzata, tirandosi addosso l’odio feroce del padre Nunzio (Domenico Fortunato) che giura vendetta, ristoratore fino a sera e vertice criminale di un’organizzazione mafiosa una volta calata la notte. Al ritorno a casa da una madre certa di volerlo di nuovo con sé (Arianna Gambaccini), aiutandolo coraggiosamente a dirigere lo sguardo al futuro possibile, Mattia ritrova aspra la contrarietà di Nunzio al fidanzamento con la figlia; e se le divergenze con la lontananza sembrano (forse) appianate, un colpo di pistola sbagliato, anzi doppio, sconvolgerà di nuovo le vite di ognuno.

La doppia faccia della luna

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Disponibile su RaiPlay dal 29 aprile, l’esordio alla regia della romana dalle origini sarde Francesca Schirru fa della circolarità l’emblema tragico di una storia generazionale di genitori e figli, in cui la tenerezza coraggiosa di due giovani adolescenti risponde al livore violento e prevaricatorio degli adulti. Elementi che ritornano, fatti che nel corso del tempo si ripetono: la regista e scrittrice sfrutta il parallelismo del montaggio alternato per raccontare una doppia storia opposta di passione e violenza consumata tra brezza estiva della salsedine marina.

Il mare osserva tutto e custodisce segreti, e la Schirru convince dietro la macchina da presa più che dell’originalità della storia stessa, perché a quel mare ha saputo dare personalità, non relegandolo a mero ornamento paesaggistico della bellezza del Salento, ma sfruttandolo nella sua potenza espressiva: dalle spiagge notturne e romantiche che contengono un abbraccio proibito, alle onde frastagliate e premonitrici di una giornata che va a rivelarsi cardine tragico.

 Potenza del perdono e ciclicità nel film breve Di notte, Sul mare

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32 minuti come via di mezzo e compromesso fra la brevità essenziale del corto e l’approfondimento diluito del lungometraggio, Di notte, Sul mare pone le basi di una regista dallo sguardo attento a dare all’elemento naturale una interessante dualità sentimentale e inquieta, giocando con la segretezza della fase notturna, sviluppata poi con occhio umano e affezione per i suoi personaggi coraggiosi e giovani, eppure così fragili. Il film ricorda Waves di Tray Edward Richards, per la vicinanza dell’elemento del perdono famigliare e per la potenza simbolica data alle onde, nella continuità globale della rimescolanza che fa della sua stessa acqua. E Di notte, Sul mare, che con il family drama americano condivide anche la giovinezza vitale tra i corrispettivi registi, afferma il potenziale nostrano di nuove voci a cui dobbiamo tutto il nostro sostegno.

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