GIUDIZIO CINEMATOGRAPHE - FILMISNOW

VOTA IL FILM ORA!

4

MEDIA VOTI PUBBLICO

Si può disquisire a lungo sulla qualità dei prodotti originali Netflix, su quanto siano frutto di uno slancio artistico e quanto invece di un algoritmo che calcola a tavolino i nostri gusti. Il ragionamento riguarda trasversalmente tutti i generi, dalle commedie ai thriller, dagli action movie ai drammi. Tutti o quasi, perché il lavoro che la piattaforma sta compiendo sui documentari merita – da qualunque lato lo si osservi – un encomio di pura gratitudine. Pensiamo alla nuova visibilità che finalmente possono avere le opere non finzionali premiate agli Academy Awards, come Icarus (Oscar nel 2018) e Made in USA: Una fabbrica in Ohio (Oscar nel 2020).
O pensiamo a quelle opere che di allori non ne vincono, ma che meritano di essere in qualche modo viste e divulgate oltre al circuito della sala cinematografica (che, notoriamente, non premia i documentari). Come Dalla condanna alla grazia: la storia di Cyntoia Brown, che ci permette di comprendere, studiare e anche criticare uno dei casi giudiziari più chiacchierati degli ultimi decenni: quello di Cyntoia Brown, che nel 2004 – a soli 16 anni – si macchia dell’omicidio di un agente immobiliare 43enne, Johnny M. Allen. Un storia di palese colpevolezza, tenuta in alta considerazione dai media nazionali in virtù dell’ambiente “liquido” e grigio in cui si è svolta.

Dalla condanna alla grazia: la storia di Cyntoia Brown: un caso di coscienza

Dalla condanna alla grazia: la storia di Cyntoia Brown: recensioneProcedendo per sottocapitoli quasi autoconclusivi (al punto che a volte si ha la sensazione che certi passaggi vengano un po’ lasciati incompiuti), Dalla condanna alla grazia: la storia di Cyntoia Brown racconta tutta la vicenda dagli esordi alla conclusione, coprendo un lasso temporale di 16 anni. Si tratta, visivamente, di un documento eccezionale, e il merito va ad un regista – Daniel H. Birman – che ha deciso di raccontare e filmare il possibile (e a tratti l’impossibile) dal principio. Ovvero da quella notte in cui una ragazzina viene costretta dal suo ragazzo / sfruttatore a prostituirsi, finendo nelle spire di un uomo che la porta a casa propria, violentandola e minacciandola con le sue armi da fuoco.

Vediamo il materiale del 2004, assistiamo ai primi incontri della giovane arrestata con gli psicologi e con gli avvocati d’ufficio. La sensazione è di disagio totale, per diversi motivi: non solo per il fatto di assistere a qualcosa di dolorosamente privato, ma anche perché comprendiamo appieno come le forze dell’ordine e in generale gli adulti abbiano trattato Cyntoia come una loro pari. Al punto da spostarla dal riformatorio al vero e proprio carcere penale, segnando di fatto il suo destino. Uno dei cuori pulsanti del documentario gira attorno ai vari dilemmi morali che si spalancano davanti ai nostri occhi: la giustizia è sempre etica? L’autore di un crimine può essere al contempo vittima di un sistema che l’ha portato ad agire in quel modo?

Il cambiamento nella percezione sociale

Dalla condanna alla grazia: la storia di Cyntoia Brown: recensioneÈ importante tuttavia sottolineare come il lavoro di Birman, per quanto in effetti si concentri sulle udienze in tribunale e sulle testimonianze di colpevolezza o innocenza, si focalizzi sull’aspetto umano della questione, domandandoci e domandandosi di continuo quale sia il fine ultimo del carcere e se venga sempre realmente tenuta in considerazione la possibilità di una redenzione e di una seconda possibilità. Durante i suoi 15 anni dietro le sbarre Cyntoia cambia, diventa adulta, ottiene due lauree alla Lipscomb. E comprende anche – in una delle sequenze più dolenti – di soffrire di un disturbo dello spettro alcolico fetale, corrispondente ad un lieve ritardo mentale.

Non sarà questo però a scagionarla o a modificare il suo apparentemente già scritto futuro. A cambiare saranno i termini legali: quando Cyntoia viene arrestata, è processata come fuggitiva e prostituta che fa sesso con degli sconosciuti. Nel 2019, invece, è vista come una bambina vittima di predatori sessuali e della tratta di esseri umani. È questo scarto fondamentale ad aver permesso la riscrittura totale della sua storia, rendendola un trionfo ma al contempo una immane tragedia, ragionando su quante altre persone in una posizione simile alla sua sono sopravvissute ad abusi indicibili da bambine per poi venire deluse da sistemi destinati per definizione a proteggerle.

E TU COSA NE PENSI? LASCIA IL TUO COMMENTO

Iscriviti alla nostra newsletter

Ricevi novità, recensioni e news su Film, Serie TV e Fiction. Inoltre puoi partecipare alle nostre iniziative e vincere tanti premi

Grazie da adesso riceverei settimanalmente la nostra newsletter

Qualcosa è andato storto

PANORAMICA RECENSIONE
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Sonoro
Emozione