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Criminali come noi di Sebastián Borensztein, in sala dal 20 febbraio con BIM distribuzione, racconta la storia di un gruppo di cittadini che ha intenzione di fondare una cooperativa e viene truffato due volte: una dallo Stato, che nel 2001 decide di congelare i conti correnti, e la seconda da un avvocato senza scrupoli, che si è portato a casa i soldi in contanti di centinaia di cittadini. Le vittime decidono così di vendicarsi.

Argentina, 2001. Fermín Perlassi (Ricardo Darín) decide assieme alla moglie Lidia (Verónica Llinás) e al fidato amico Fontana (Luisa Brandoni) di rilevare un vecchio stabilimento agricolo per fondare una cooperativa. Grazie al contributo di vari cittadini del paesino in palese spopolamento, i tre riescono a raggiungere una cifra sufficiente per farsi concedere un prestito dalla banca. Il direttore della banca, tuttavia, invita Fermín a depositare tutto il denaro contante nel proprio conto corrente, in modo da dimostrare alla banca di essere debitore affidabile. La notte stessa, l’economia dell’Argentina e il suo sistema bancario collassano: il governo impone il congelamento dei conti, con un prelievo di soli 250 pesos a settimana. Il sogno della cooperativa sfuma definitivamente. A un certo punto però Fermín viene a sapere che un noto avvocato della città, Fortunato Manzi (Andrés Parra), li ha truffati facendosi consegnare dallo stesso direttore di banca una cifra astronomica in contanti proprio il giorno prima del collasso finanziario. Fermín, dopo aver perso la moglie in un incidente d’auto a causa dello stress per i soldi rubati, assieme agli altri fondatori della cooperativa decide di vendicarsi di chi gli ha rubato tutti i risparmi.

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Criminali come noi nel solco degli heist movie

Presentato all’ultimo Festival di Toronto e vincitore del Goya come Miglior Film Iberoamericano, Criminali come noi (nell’originale un ben più calzante La Odisea de los giles) è una commedia che s’inserisce nel solco degli heist movie (come ad esempio Ocean’s Eleven e tutti i suoi sequel). Da questo genere, il film di Sebastián Borensztein eredita tutti gli aspetti che riguardano la pianificazione del colpo, arricchendolo però di qualche elemento inusuale (con un inaspettato omaggio a Come rubare un milione di dollari e vivere felici) nella progettazione del colpo e di una comicità che, anche per quanto riguarda i costrutti linguistici e i “tipi” popolari che reggono la storia, è molto vicina a quella del cinema italiano.

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I personaggi di Criminali come noi

“Tipi” popolari che però sono interpretati da attori di assoluto livello, a partire da Ricardo Darín, punta di diamante del cinema argentino, già noto al pubblico internazionale per essere stato il protagonista del bellissimo Il segreto dei suoi occhi, thriller del 2009 di cui esiste anche un remake statunitense. I suoi comprimari sono assolutamente ben scelti, come Luis Brandoni nei panni dell’anarchico seguace di Bakunin e Daniel Aráoz in quelli del peronista nostalgico (tra di loro grandi amici, ma sempre sul piede di guerra per quel che riguarda l’ideologia). Chino Darín, giovanissimo produttore di Criminali come noi e figlio di Ricardo anche nella realtà, ha la faccia e il talento giusti per imporsi anche nel cinema internazionale.

La sceneggiatura

A livello di sceneggiatura, il film ritarda un po’ troppo il momento, gustoso, della decisione da parte dei membri della mai nata cooperativa di vendicarsi di chi ha fatto loro torto: in un minutaggio di un’ora e mezza anziché di due ore il film sarebbe rientrato benissimo, guadagnando in ritmo nella prima parte. La seconda parte, quella dedicata al furto vero e proprio, è spassosa e satireggiante, tanto da poter avere un ottimo riscontro di pubblico anche al di fuori dell’Argentina (terra fertile a livello cinematografica, come testimoniano film anche molto lontani tra di loro, come il già citato Il segreto dei suoi occhiIl clan di Pablo Trapero e il più recente Il cittadino illustre).

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