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Collective (Colectiv) è una pellicola del 2019 diretta dal documentarista rumeno Alexander Nanau (The Prince of Nothingwood, Toto and his sisters), che ne è regista, produttore, direttore della fotografia e montatore.

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Il film è stato presentato nella sezione fuori concorso alla 76esima Festival del Cinema di Venezia, riscuotendo un grande apprezzamento da parte del pubblico in sala e candidandosi a diventare una delle sorprese dell’edizione della rassegna cinematografica.

Di cosa parla Collective (Colectiv)

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Il 30 ottobre 2015 in un locale di musica di Bucarest, il Club Colectiv, scoppia improvvisamente un violento incendio nel bel mezzo di un concerto. Il pubblico, composto per la maggior parte da giovani, cerca nel panico generale di raggiungere le uscite di sicurezza, trovandone, per altro, alcune non a norma. L’isteria generale crea una congestione nei pressi delle uscite, impedendo così un deflusso veloce dal locale e lasciando tanti ragazzi nei pressi delle fiamme, che, dal canto loro, si espandono sempre più velocemente. Il risultato è una tragedia.

Da 27 morti e molti ricoverati negli ospedali della città rumena, si passa dopo qualche mese a 64 vittime, un raddoppio di cifra non giustificabile dalla gravità delle ustioni riportate dai pazienti. Questa è la riflessione che Catalin Tolontan, un giornalista del quotidiano sportivo Gazeta Sporturilor, il quale, insieme alla sua redazione, decide di aprire un’inchiesta sulle morti avvenute negli ospedali. Probabilmente neanche lui pensava di stare per scoperchiare un Vaso di Pandora su uno dei più grandi casi di corruzione e malasanità della storia recenti dei governi europei.

Si parte dalla scoperta dell’uso di disinfettanti diluiti (fino a 10 volte) e dall’acquisto di prodotti scadenti a veri e propri casi di corruzioni e di frode da parte di medici, dirigenti di ospedali e ditte farmaceutiche. La scossa tellurica che ne segue costringe il Ministro della Salute a dimettersi, lasciando il posto al giovane Vlad Voiculescu, laureato a Vienna e con un passato da attivista.

Egli cercherà in ogni modo di condurre una politica trasparente e fortemente interventista per risollevare le sorti di un sistema sanitario non degno di un Paese civilizzato. Sullo sfondo, mesta, ma risoluta, delicata, ma maestosa, c’è Tedy, una sopravvissuta all’incendio del Colectiv, che, come una fenice, tenta con tutte le sue forze di risorgere dalle ceneri.

Collective (Colectiv) il documentario

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Colectiv – Collective è la cronaca in diretta di una delle inchieste giornalistiche più importanti degli ultimi anni, tesa a far luce su una storia in grado di far tremare un Paese intero.

Il regista Alexander Nanau prende la camera e comincia a seguire la redazione della Gazeta Sporturilor senza sapere dove lo condurrà il suo percorso e scoprendo con noi e con i giornalisti tutte le svolte della nera vicenda in cui si stanno addentrando. Alle analisi, le indagini, le telefonate, le riflessioni e le scelte dei protagonisti si aggiungono frammenti dei racconti dei media dell’epoca, spezzoni di conferenze stampa, pagine di giornali e trasmissioni televisive. Solo con la comparsa nella vicenda del Ministro alla Salute provvisorio Vlad Voiculescu, la narrazione si sposta anche negli uffici della politica, permettendo allo spettatore di coprire ogni aspetto di un’indagine diventata su scala nazionale.

La regia è puntuale, veloce ed immersiva, tipica del cinema d’inchiesta; accompagnata da un montaggio funzionale, accattivante e ricco. Tutto ciò rendere la creatura di Nanau un documento prezioso e pregiato, degno di un cinema alto non solo per l’importanza incredibile del tema trattato.

Collective (Colectiv), il film d’autore

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Il ritmo delle indagini, le svolte, i colpi di scena e la tensione che si avverte per tutto il minutaggio rendono questo documentario quasi un thriller, in grado di tenere con il fiato sospeso fino al termine della vicenda.

Nanau si dimostra fantastico nel cogliere la parte emozionale di chi riprende, arricchendo la narrazione di tanti livelli emotivi e tante sfaccettature anche grazie ad un montaggio ben pensato. Ma il sapiente regista rumeno non si ferma qui, perché decide di portare in scena una ripresa dell’incendio del 30 ottobre e anche di seguire il meraviglioso percorso di Tedy, una delle sopravvissute sia al fuoco che alla degenza in ospedale.

Lei diventa la luce del film. L’elemento artistico che commuove, sorprende e induce a riflessioni più profonde, “staccate”, in un senso dimensionale, dalla claustrofobica successione di eventi che permea la parte maggiore del girato. Se Tolontan e Voiculescu sono due moderni Don Chisciotte, decisi a lottare con il loro stesso Stato pur di arrivare alla verità, Tedy diventa la stella cometa che guida il pubblico verso l’unica cosa che è giusto fare dopo aver passato l’inferno sulla Terra: andare avanti.