voto del pubblico N/A
voto finale 2.2/5
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Recitazione
Sonoro
Emozione
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Ci sono città che nascono per caso, provviste di monumenti che oggi non saremmo in grado di replicare e strade tagliate a casaccio, in cui la gente si trova a vivere e mettere radici, divenendo lentamente quel posto. E ci sono poi le cosiddette Città di Fondazione, edificate per scopi ben precisi e monitorate da una logica ferrea e non per questo meno affascinante. Colleferro, fondata ufficialmente il 13 giugno del 1935, rientra di diritto tra queste, il che la rende degna di inaugurare la serie di docufilm ideata e prodotta da Filmedea in co-produzione con Luce Cinecittà e presentata in occasione della 16ma Festa del Cinema di Roma, nella sezione Riflessi, dal titolo Città Novecento.

Il film, diretto da Dario Biello, si avvale del volto e della voce di Alessandro Haber per condurci alle radici di un piccolo pezzo di Italia che negli anni ’30 del secolo scorso fece la differenza, assumendo pian piano un ruolo sempre più centrale nelle dinamiche economiche e politiche del Bel Paese. Costruita principalmente attorno alla fabbrica e forte della fondamentale presenza del fiume Sacco, Colleferro fu (e continua ad essere) un crocevia di persone, mentalità, dialetti, usi e costumi provenienti un po’ da tutta Italia, legate insieme unicamente dal bisogno di avere un’occupazione, di avere un posto che, forse a loro insaputa, avrebbero finito per chiamare “casa”.

Città Novecento: il docufilm di Dario Biello che esplora la storia di Colleferro

Servendosi di immagini d’archivio, dell’intervento di diverse personalità – dal filosofo Massimo Cacciari, allo scrittore e operaio Antonio Pennacchi, passando per lo storico Emilio Gentile, le storiche dell’architettura Claudia Conforti e Marzia Marandola, il critico Luigi Prestinenza Puglisi e l’ambasciatore e S.V.P Avio Giorgio Novello – e della ricostruzione in forma di fiction di alcune scene, Città Novecento ripercorre la storia di Colleferro facendo leva sui protagonisti della sua fondazione: l’ingegnere, imprenditore e politico Leopoldo Parodi Delfino (fondatore della fabbrica B.P.D. insieme a Giovanni Bombrini) e l’ingegnere Riccardo Morandi, a cui va il merito di aver progettato la nascita, la trasformazione e la ricostruzione di Colleferro, nota non a caso come Città Morandiana.
In essa infatti ogni cosa gode del tocco dell’accademico italiano, dalla Chiesa di Santa Barbara alla struttura elicoidale (o a punto interrogativo che dir si voglia) delle strade, per finire nella costruzione delle case operaie. Una visione innovativa in cui la dimensione monumentale e architettonica dialoga incessantemente con la dimensione urbana: un teatro ideale in cui dare vita a un’idea quasi utopistica di città, suo malgrado non privo di battute d’arresto, ma fondamentalmente in grado di rigenerarsi.

Il docufilm ci racconta infatti la storia della città dalle origini fino ai giorni nostri, attraversa gli sviluppi servendosi di foto e filmati, racconta dello scoppio della fabbrica avvenuto nel 1938, pone sempre l’accento sull’incessante dialogo tra Parodi e Morandi e arriva adagio fino al lancio del satellite Sirio nell’agosto del 1977, spostando progressivamente l’attenzione sulla Colleferro odierna, quella che è stata eletta nel 2018 Città della Cultura della Regione Lazio e che nel corso degli anni ha trovato il modo di compiere una metamorfosi da Villaggio Operaio a Città di Fondazione Aziendale fino a Capitale Europea dello Spazio (grazie alla presenza dell’azienda aerospaziale Avio).

Città Novecento però, è anche e soprattutto una celebrazione di Riccardo Morandi, delle innovazione di cui si è fatto carico; è una lezione di storia, di architettura, di economia, costruita e raccontata da tutte le personalità che nel docufilm convergono, uno su tutti il già citato scrittore operaio Antonio Pennacchi (a cui il film è dedicato), venuto a mancare nell’agosto del 2021 e qui immortalato nella sua ultima apparizione cinematografica.

Pur avvalendosi di un buon montaggio e di un’ottima colonna sonora, tuttavia, Città Novecento sembra lasciare indietro l’emozione. Trapela così l’unicità della Città Morandiana, i disegni e i pensieri che ne hanno generato la costituzione, ma manca la vitalità e la contemporaneità che un luogo ancora abitato e in cui continua a sperimentarsi il connubio tra generazioni e persone provenienti da posti differenti dovrebbe avere.
Un docufilm che svolge egregiamente il suo compito divulgativo e informativo abbracciando un progetto senza dubbio inedito ma che non ci fa andare oltre la patina della perfezione, della possibilità imprenditoriale, rimanendo per tale ragione asettico.