Cannes 2019 – Chicuarotes: recensione del film di Gael Garcia Bernal

Recensione di Chicuarotes, film di Gael Garcia Bernal presentato a Cannes 2019, che racconta con ironia le periferie messicane, tra crimine e abbandono.

Gael Garcia Bernal è tornato dietro la macchina da presa per il film Chicuarotes, presentato in anteprima alla 72° edizione del Festival di Cannes come proiezione speciale. L’attore messicano è stato scoperto proprio sulla croisette nel lontano 2000 come protagonista del film Amores Perros di Alejandro González Iñárritu e quest’anno è tornato come regista per raccontare la provincia del suo Paese.

Due giovani ladruncoli mascherati da clown derubano la gente che sta viaggiando su un autobus. Con il loro bottino poi tornano alla baraccopoli dove vivono e continuano i loro giorni tra povertà, violenza e disperazione. “Chicuarotes” è il nome con cui vengono chiamati gli abitanti di San Gregorio Atlapulco, un quartiere periferico di Città del Messico in cui la sopravvivenza è difficile e le prospettive per il futuro sono praticamente nulle. Un po’ come le realtà dei dintorni di Napoli raccontate in Gomorra, per intenderci. I valori sono soffocati dal bisogno e dal crimine che spesso sembra la strada più facile per guadagnare qualche soldo e proteggere i propri amici e la propria famiglia.

Chicuarotes: Gael Garcia Bernal realizza una black comedy sul dramma delle periferie messicane

Bernal realizza una black comedy in cui il dramma e l’ironia si scontrano bruscamente donando al film un ritmo frenetico e alternato che sembra rifarsi alla tradizionale musica messicana. Chicuarotes si impegna a far conoscere al mondo una zona del Messico trascurata e abbandonata a se stessa, dove i giovani non hanno alcuna speranza di realizzare i propri sogni e il crimine cerca nuove leve che, per mancanza di alternative, accettano di partecipare a missioni pericolose e illegali. Tuttavia Bernal non approfondisce molto la caratterizzazione dei personaggi che agiscono spesso in modo incomprensibile.

Chicuarotes cinematographe.it

Considerando il fatto che Bernal ha cementato la sua celebrità internazionale con l’avventura giovanile di Y Tu Mama Tambien, è strano quanto si impegni poco in questo film a rendere accattivanti i suoi adolescenti irresponsabili e il loro desiderio di una vita più gratificante.

La sceneggiatura funziona solo in parte, forse anche per un coinvolgimento personale del regista non proprio diretto. Infatti Bernal non ha vissuto in prima persona quei luoghi e quella realtà tormentata, essendo cresciuto in una famiglia di artisti che fin dall’infanzia gli hanno permesso di sviluppare il suo talento, di frequentare buone scuole e proseguire con una carriera a Hollywood. Anche se l’attore vive tutt’ora in Messico, nonostante l’incredulità dei colleghi, per sentirsi vicino alla sua gente e al suo paese, la sua storia è più fortunata.

Tuttavia Chicuarotes è un film che si segue con facilità e ha una struttura abbastanza canonica. Una sorta di western moderno in cui i personaggi devono farsi giustizia da soli, mentre il mondo procede inesorabile e il comune denominatore è una mancanza di amore sincero, sia all’interno della famiglia sia nelle relazioni sentimentali. Manca un po’ di personalità, ma è interessante per avvicinarsi a una parte del mondo che “potrebbe essere il più bel posto del mondo, se solo riuscissimo a trovare un modo per vivere in armonia con quello che ci circonda, a livello sociale e ambientale” come ha dichiarato Bernal in un’intervista alla rivista Amica.

In conclusione Chicuarotes si può definire una collisione disordinata nonostante una trama disciplinata.

Regia - 3
Sceneggiatura - 2
Fotografia - 2
Recitazione - 3
Sonoro - 3
Emozione - 2

2.5