Roma FF16 – Charlotte: recensione del film d’animazione con Keira Knightley

Charlotte è l'unico film d'animazione in concorso alla 16ma Festa del Cinema di Roma, ma dimostra come la potenza del disegno possa entrare prepotentemente anche nei circuiti dei festival.

La pittura è stata da sempre vista come un motivo di rivalsa, di espressione della propria interiorità e della capacità di esternarsi attraverso la composizione grafica e visuale delle proprie emozioni. Molto spesso è stata, inoltre, utilizzata per raccontare la propria storia personale, per mostrare ai posteri un lato autobiografico vivido, palpabile, autentico.
Charlotte, film d’animazione di Tahir Rana e Éric Warin, intende raccontare una storia realmente accaduta, quella di Charlotte Salomon, pittrice tedesca di ordine ebraica da molti considerata come la realizzatrice della prima graphic novel della storia. Il film è realizzato da molti studi indipendenti canadesi, francesi e belgi, come January Films, Balthazar Production, Walking the Dog, e vede tra gli interpreti anche la voce di Keira Knightley. Il film è stato presentato in concorso alla 16ª edizione della Festa del Cinema di Roma.

Charlotte Cinematographe.it

Tratto da una storia vera, il film presenta la vita di Charlotte Salomon e la sua passione per la pittura, coltivata fin dalla tenera età. Lo sfondo della vicenda è la Germania dei primi anni ’30, che cambia radicalmente mano a mano che Charlotte cresce: dal 1933 le violenze naziste iniziano ad aumentare in modo esponenziale, coinvolgendo tutta la comunità ebrea, di cui anche la protagonista fa parte. Riuscita a scampare dalla Germania totalitaria, sembra riuscire a cambiare vita in Francia, grazie anche all’intervento di una benefattrice americana, ma anche questo Paese sembra destinato al declino dopo l’entrata in guerra. Nel frattempo Charlotte continua a dipingere, non perdendosi d’animo e decidendo di rappresentare la storia della sua famiglia, afflitta da quello che sembra essere un demone costante: una sanità mentale compromessa di cui Charlotte sembra essere l’unica ad essere risparmiata. La sua opera verrà conosciuta dopo la guerra con il titolo di “Vita? O Teatro?” di cui sono pervenuti 769 dipinti, che esprimono la tragica vita della sua famiglia e gli ultimi anni prima della sua morte.

Il veicolo pittorico dell’animazione

Charlotte Cinematographe.it

La tecnica dell’animazione sembra essere quella più congeniale per rappresentare la componente pittorica, ovvero il veicolo dell’intera narrazione. Alle scene e sequenze animate con tecnica tradizionale – e che quindi riportano in auge il 2D rispetto alla più diffusa cgi odierna – si alternano intramezzi animati che rappresentano pittoricamente i dipinti di Charlotte. Questi sono rappresentati attraverso macchie di colore che si dilatano sullo schermo a formare le rappresentazioni visuali della protagonista, fungendo sia da marcatore grafico per mostrare l’arte di Charlotte Salomon animata (un po’ come se prendessero vita in un’installazione di videoarte), sia da ponte di passaggio da una sequenza temporale all’altra.

L’arte di Charlotte, che sembra essere indirizzata verso l’espressionismo, ma che converge anche verso altri stili di pittura in base alle proprie emozioni, è scandita dalla presenza costante del colore blu, che funge da contorno per tutte le sue rappresentazioni grafiche. Questo colore può trovare il suo significato in quella che viene definita la psicologia del colore: se da una parte rappresenta la tranquillità e la calma, come l’animo gentile di Charlotte, al contempo rappresenta anche la tristezza e il dolore, emozioni che la protagonista prova a seguito della scomparsa prematura della madre e alla violenza nazista perpetrata sugli ebrei.

Charlotte: una storia semplice ma pregnante

Charlotte Cinematographe.it

La storia è abbastanza lineare, con inquadrature fotografiche molto pregnanti e bilanciate alla narrazione, sebbene non siano estremamente coinvolgenti e spettacolari. Ciò si accorda sicuramente al tipo di narrazione, semplice, asciutta, senza bisogno di eccessivi orpelli stilistici: tutto si gioca sulla potenza delle immagini e dell’arte di Charlotte Salomon.

La componente psicologica, che sembra essere molto potente e uno degli elementi scatenanti dell’azione, è sottintesa alla narrazione, ma sembra essere una componente importantissimi sia per la collocazione storica dell’azione filmica (la seconda guerra mondiale), sia come motivo scatenante dell’intervento artistico di Charlotte Salomon.

Regia - 4
Sceneggiatura - 3.5
Fotografia - 3.5
Recitazione - 3
Sonoro - 3
Emozione - 3.5

3.4