Changeling: recensione del film di Clint Eastwood con Angelina Jolie

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Changeling è un film del 2008 diretto da Clint Eastwood e con protagonista Angelina Jolie. La pellicola è basata sulla vera storia di Christine Collins, una giovane madre che fra il 1928 e il 1930 si rese protagonista di una lunga e durissima battaglia con gli organi di polizia e le istituzioni di Los Angeles, colpevoli di volerle affidare un bambino a lei sconosciuto spacciandolo per il vero figlio scomparso da qualche mese. Changeling è stato presentato in concorso al Festival di Cannes del 2008 e ha ottenuto tre nomination all’Oscar.
Changeling

Christine Collins (Angelina Jolie) è una madre single che si divide fra il suo lavoro come centralinista e la cura per il figlio di nove anni Walter. Improvvisamente Walter scompare nel nulla, e nonostante le ricerche non vengono trovate sue tracce per cinque lunghi mesi. Quel ritrovamento che sembra la felice conclusione di una storia drammatica è però soltanto l’inizio di una vicenda ancora più terribile.

Il bambino che viene consegnato a Christine infatti non è il suo vero figlio. Sulla donna vengono però fatte forti pressioni affinchè riconosca in privato e soprattutto in pubblico uno sconosciuto come il suo vero bambino. Per Christine comincia così una lunga battaglia, che la porterà a sfidare il sistema per rivendicare il suo ruolo di donna e madre, a sopportare le peggiori infamie verso la sua persona, come le accuse di instabilità mentale, e soprattutto a scoprire la triste storia dietro la scomparsa di suo figlio.

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Changeling racconta la lotta contro i soprusi e la sopraffazione

Giunto al suo ventottesimo film come regista, Clint Eastwood non cessa di stupire, regalando un altro esempio di grande cinema con una storia ambientata all’epoca del Proibizionismo, ma in cui non facciamo fatica a riscontrare le stesse miserie e contraddizioni che danneggiano anche la società contemporanea. Fin dai suoi primi minuti, Changeling sfugge a qualsiasi tipo di catalogazione, mutando continuamente forma e attraversando diversi generi, come il thriller, il noir e il legal drama. A dare volto e corpo a questo racconto di lotta contro i soprusi e la sopraffazione è una strepitosa Angelina Jolie, che nella migliore performance della sua carriera fino a questo momento riesce per una volta a mettere tutti d’accordo non solo sulla sua avvenenza, ma anche sulle sue doti recitative.

La vicenda della Madre Coraggio Christine Collins non ci racconta solo la storia di una madre che non si arrende e che lotta con anima e corpo per ritrovare il figlio a lei sottratto, ma è anche e soprattutto una metafora della condizione della popolazione (in particolare quella femminile) più umile, troppo spesso costretta dal potere e dalla politica ad abbassare il capo e ad accettare passivamente anche le più gravi e dolorose ingiustizie. Come sempre, infatti, il cinema duro e severo di Clint Eastwood ci espone senza compromessi e mezze misure il male che ci circonda, mostrandoci come esso possa raggiungerci quando meno lo aspettiamo, anche attraverso quelle istituzioni che invece dovrebbero proteggerci e tutelarci.

Changeling: un vortice di tensione e suspense, che non cede mai alle tentazioni del sentimentalismo e della lacrima facile

La sceneggiatura di J. Michael Straczynski avvolge e colpisce lo spettatore, trascinandolo in un vortice di tensione e suspense, senza mai cedere alle tentazioni del sentimentalismo e della lacrima facile, puntando invece su pochi ma ben assestati colpi di scena, che scuotono il racconto senza mutarne il tono cupo e tragico. Clint Eastwood, da indiscusso Maestro di cinema qual è, riesce a trarre il meglio da questa solida base e da tutti gli altri comparti tecnici, come la grigia fotografia di Tom Stern, la splendida ricostruzione dello scenografo James J. Murakami o le malinconiche musiche, composte in prima persona dal regista. Non da meno sono gli attori, da un irriconoscibile John Malkovich nella parte di un combattivo reverendo agli inquietanti Jeffrey Donovan e Jason Butler Harner, che incarnano due lati diversi ma complementari della malvagità umana.

A dominare su tutto e tutti la già citata Angelina Jolie, autrice di una prova raffinata e completa dal punto di vista della caratterizzazione del proprio personaggio sia sul versante emotivo, arricchito soprattutto nella parte centrale del film ambientata in un manicomio, in cui l’ormai ex signora Pitt rispolvera toni ed espressioni da lei già usate in Ragazze interrotte, che le valse il suo primo Oscar. Paradossalmente, il personaggio di Christine Collins finisce però anche per rivelarsi come un piccolo punto debole del film: troppo centrale per permettere agli altri personaggi di emergere, ma anche troppo pura, incorruttibile e maltrattata per permettere allo spettatore di empatizzare fino in fondo con lei.

Changeling ci ricorda di non arrenderci mai di fronte ai torti e alle ingiustizie

Changeling

Changeling è l’ennesima perla dell’eterna e irripetibile carriera di una colonna portante della Settima Arte come Clint Eastwood, che riesce ancora una volta a stupire, emozionare, fare riflettere e infastidire. Un film che ci ricorda l’importanza di non arrendersi mai di fronte ai torti e alle ingiustizie e che, dopo più di due ore fatte di dolore, tragedia, morte e processi a persone e istituzioni, ci lascia con un finale vero e amaro, da cui però filtra un piccolo raggio di luce che si chiama speranza.

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