Roma FF18 – C’è ancora domani: recensione del film di Paola Cortellesi

Violenza, solidarietà femminile, omertà, romanticismo e anche disillusione: c'è davvero tutto nell'esordio alla regia di Paola Cortellesi, al cinema dal 26 ottobre 2023.

Paola Cortellesi esordisce alla regia con C’è ancora domani, film che la vede impegnata anche nelle vesti della protagonista e della sceneggiatrice (insieme a Furio Andreotti e Giulia Calenda, già dietro a lavori come Petra, Scusate se esisto e Come un gatto in tangenziale, sempre con Paola Cortellesi). L’opera, presentata in anteprima alla Festa del Cinema di Roma 2023, risulta a mani basse uno degli esordi registici più convincenti degli ultimi tempi, in un periodo in cui sempre più attrici italiane scelgono di mettersi in gioco alla regia. La riuscita di C’è ancora domani è qualcosa che, comunque, stupisce solo fino ad un certo punto, considerato il talento poliedrico di Paola Cortellesi e la sua sensibilità artistica, che emerge e conquista in questo film, dall’inizio alla fine.

C’è ancora domani, il gioiello d’esordio della regista Paola Cortellesi

C'è ancora domani: recensione del film di Paola Cortellesi - Cinematographe.it
Credits@ClaudioIannone

C’è ancora domani si presenta completamente in bianco e nero, scelta che contribuisce a giocare con la temporalità della storia: l’assenza di colori rimanda al periodo postbellico, quello in cui cioè è effettivamente ambientata la vicenda, ma il film punta a mostrare quanto, in fondo, questa storia riguardi anche le generazioni successive, fino ad arrivare a quelle più recenti. È nella Roma della seconda metà degli anni ’40 che vediamo muoversi Delia (Paola Cortellesi), donna che sembra accontentarsi di vivere esclusivamente dietro l’etichetta di moglie e madre. Già nella primissima sequenza trova spazio l’immagine che ha ispirato l’intero film nella mente di Cortellesi: Delia, infatti, riceve uno schiaffone da suo marito Ivano (Valerio Mastandrea) non appena apre gli occhi, come se niente fosse e come se questa violenza rappresentasse il normalissimo inizio della sua routine quotidiana. Una routine scandita dai vari “Stai zitta”, “Non sono discussioni che ti competono”, ecc.: insomma, qualcosa che conosciamo bene oggi ma che, non dimentichiamolo, rappresentava la normalità anche molto tempo fa, quando comunque una marea di donne ha usato una penna come fosse un’arma per rivendicare il proprio posto nel mondo, così come secoli fa Anne Bradstreet e le sue seguaci impugnavano ago e filo.

Ed è proprio questo il leitmotiv del film: all’inizio sembra infatti che Delia sia ormai rassegnata a subire ogni tipo di violenza, tanto fisica quanto verbale. Lo fa per i suoi tre figli ma soprattutto per un retaggio che da millenni schiaccia la maggior parte degli esseri viventi di genere femminile, di cui Delia diventa inevitabilmente emblema. Viene subito spontaneo empatizzare con lei, soprattutto se si è donne e ci si è ritrovate, almeno una volta nella vita, ad abbassare la testa o rimanere in silenzio di fronte a qualsivoglia violenza, fisica e non. Ci si domanda se alla fine lei riuscirà a liberarsi dalla convinzione di non meritare di meglio, se sceglierà di ribellarsi e se riuscirà effettivamente a fuggire dal suo orco: il coraggio, in questo caso, arriva anche grazie ai piccoli gesti di solidarietà che persone intorno a lei mettono in atto nei suoi confronti, ma arriva soprattutto dalla sua voglia di avere un ruolo attivo nella propria vita, di ricordarsi chi era Delia, prima di finire nel suo drammatico loop.

Un film per tutte le donne che non hanno mai smesso di “cantare” (anche a bocca chiusa)

C'è ancora domani recensione Cinematographe.it
Credits@ClaudioIannone

Drammatico, dicevamo: C’è ancora domani è infatti un dramma, ma Paola Cortellesi riesce a costruire un perfetto equilibrio tra momenti di rabbia/commozione ad altri da risate sincere. In questo senso, crea anche una contrapposizione tra il suo personaggio e quello di Marisa (Emanuela Fanelli): è la sua migliore amica, rappresenta una donna libera, impegnata in una relazione decisamente più sana, che però può limitarsi giusto a spronarla ogni giorno affinché si ribelli alla violenza del marito o fugga nelle braccia di un uomo pronto ad amarla e rispettarla come merita.

C’è poi un altro elemento femminile che emerge nell’opera, ossia Marcella (Romana Maggiora Vergano), figlia maggiore di Delia e Ivano: sembra destinata ad una storia d’amore vera e propria, ben distante da quella dinamica che da anni lega i suoi genitori e alla quale lei ha assistito regolarmente nel corso della propria esistenza. Eppure, Marcella dimostra quanto spesso sia facile giudicare qualcuno o qualcosa se visto da fuori, con la presuntuosa convinzione che cose del genere non possano accadere a noi. Finché un giorno, un po’ come la storia della rana nell’acqua bollente, non ti accorgi di ritrovarti proprio in quella stessa situazione che consideravi così estranea a te stessa. E poi ci sono gli uomini: tre generazioni maschili messe a confronto per dimostrare che, in fondo, certi retaggi non passano mai di moda e, anzi, vengono mantenuti ben saldi e trasmessi nel corso del tempo.

C’è ancora domani: valutazione e conclusione

C'è ancora domani recensione Cinematographe.it
Credits@ClaudioIannone

Per il suo debutto alla regia cinematografica, Paola Cortellesi sceglie di riunire attorno a sé alcuni tra i suoi migliori amici-colleghi (oltre ai sopracitati Emanuela Fanelli e Valerio Mastandrea, troviamo, ad esempio, anche Alessia Barela e Vinicio Marchioni), ciascuno dei quali dà vita a performance di alto livello, caratterizzando al meglio i rispettivi personaggi. La regista e co-sceneggiatrice inserisce quindi nel suo lavoro temi a cui ha sempre dimostrato di essere molto legata: la già citata emancipazione femminile e, dunque, il gender pay gap, ossia la differenza remunerativa tra uomini e donne a parità di impegno professionale, già denunciata in Scusate se esisto. La colonna sonora è un ulteriore aspetto riuscito del film, sempre basato sull’equilibrio: scena dopo scena, le orecchie dello spettatore sono deliziate sia da pezzi d’epoca che brani contemporanei (ma comunque ricercarti e didascalici rispetto a ciò che in quel momento viene mostrato sullo schermo). Piacevole anche la scelta, per quanto riguarda la sceneggiatura, di non cadere nel banale e lasciare quindi da parte il lieto fine amoroso: il lieto fine delle donne non è sempre e solo legato al rapporto con un uomo, ed è giusto ricordarlo con l’emozionante scena finale del film.

C’è ancora domani gioca con la polisemia del titolo: per molte donne c’è sempre ancora un domani da affrontare con rassegnazione e senso di impotenza, ma per tante altre arriva prima o poi un domani in cui iniziare a camminare a testa alta e soprattutto parlare, qualcosa che secondo la compianta Michela Murgia rappresenta ancora oggi una tra le cose più sovversive che una donna possa fare. Un film dallo stile desueto, che convince nelle macro-scelte così come nei piccoli dettagli. C’è violenza, c’è solidarietà femminile ma anche omertà, c’è romanticismo ma anche disillusione: insomma, c’è tutto in questo film destinato a conquistare chiunque se ne regalerà la visione.

Regia - 4
Sceneggiatura - 4
Fotografia - 4
Recitazione - 4
Sonoro - 4
Emozione - 4

4