Captive State: recensione del film di Rupert Wyatt

Il pianeta di Rupert Wyatt in Captive State è dominato dagli alieni, ma dopo dieci anni un gruppo di ribelli prepara il suo attacco.

Captive State è un grido di speranza in una distesa desolata dove è venuta meno qualsiasi forma di libertà, ma c’è ancora qualcuno che lotta per riconquistarla. Gli alieni stanno dominando il pianeta ormai da dieci anni, è giunto il momento di far scoccare questa scintilla di rivolta. Come farlo con dei microchip che monitorano ogni movimento e ogni parola? Tornano i famosi piccioni viaggiatori e i messaggi in codice come la vecchia massoneria. Un gusto vintage ci riporta in episodi storici di guerra e difesa dei diritti, quasi un mostrare il dietro le quinte, più interessante della battaglia in sé.

Sappiamo poco dell’invasione, filmati in bianco e nero e titoli di giornali aprono il film e quello che capiamo è che un sistema autoritario degli alieni è riuscito a marginare il collasso sociale, in cambio di un asservimento totale.

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Gli alieni sono corpi organici con spuntoni come i ricci, che usano per attaccare. Sono chiamati blatte dagli uomini e sono governati da creature che rimangono nascoste in navicelle dalla forma di rocce appuntite. Chicago è desolata, più grigia del solito, sporca e a pezzi. Vive qui Gabriel (Ashton Sanders), un giovane orfano, fratello del leggendario Rafe (Jonathan Majors), al vertice del gruppo sovversivo che vuol mettere fine al predominio alieno.

Captive State è un film che mette lo spettatore all’angolo, non gli permette d’immedesimarsi, ma neanche di essere un giudice super partes. Il film procede come un giallo e a tratti un film di spionaggio, in cui la polizia guidata dal sergente William Mulligan (John Goodman) cerca di proteggere il nuovo governo dal gruppo guidato da Numero Uno.

Lo spettatore non si impersona con i protagonisti di Captive State

Captive State è un film di fantascienza in cui ci si aspetterebbero scene d’azione e di forte tensione, in realtà la regia adotta un linguaggio in contrasto con la sceneggiatura. Wyatt si concentra sul piano intellettuale dando spazio a riflessioni etico-politiche come la funzione della comunicazione e il potere della struttura gerarchica.

Quindi nelle scene salienti di scontro lo spettatore non assume il punto di vista del protagonista e rimane passivo davanti un montaggio che svuota il patos dell’azione adrenalinica quasi in modo didascalico. L’avventura eroica non vuole coinvolgere e così viene meno anche il tema musicale, lasciando il posto a brani elettronici che traducono l’ambientazione piuttosto che le emozioni dei personaggi. Sono suoni fermi in spazi chiusi, che non si evolvono abbastanza da mantenere un ritmo teso, lasciando tutto così com’è (coerentemente con la regia).

Captive State: l’ambizione di Rupert Wyatt premia e penalizza insieme

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Wyatt ha lavorato con coraggio, proponendo una riscrittura della narrazione dell’invasione aliena, in cui protagonista è la mente calcolatrice e fredda e non l’irruenza e la forza. Quest’ambizione presenta i suoi cedimenti perché escludere lo spettatore dall’azione vuol dire rischiare di perderlo tra noia e distrazione.

Se questo non accade è per merito degli attori che riescono a rendere credibile una trama complessa in primi piani molto intensi e una gestualità asciutta e pulita.
Come Arrival Captive State porta la fantascienza a una maturità del genere, che si confronta con la difficoltà di comunicare in una realtà in cui ogni movimento è sorvegliato. Un progetto interessante da analizzare e sviscerare per gli appassionati del cinema, ma che potrebbe allontanare la sala abituata a una narrazione della fantascienza semplice e diretta.

Il film si chiude lasciando intuire cosa sia successo, come accade per le altre scene il climax finale viene spezzato, in una scena tagliata nel suo apice. Questo per lasciar spazio a un riepilogo in cui tutto trova un senso compiuto e viene confermato definitivamente l’identità di Numero Uno, dando senso a tutte le azioni precedenti che hanno portato i personaggi fin qui.

Captive State arriva nei cinema il 28 marzo distribuito da Adler entertainment.

Regia - 3
Sceneggiatura - 4
Fotografia - 3
Recitazione - 4
Sonoro - 2.5
Emozione - 2

3.1

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