Cannes 2015 – Hrutar: recensione del premio Un Certain Regard

La Giuria della sezione Un Certain Regard, presieduta da una radiosa Isabella Rossellini, ha decretato il vincitore di questa 68esima edizione del Festival di Cannes. Si tratta dell’islandese Hrutar (Pecore), di Grimur Hakonarson, un film dalla costruzione semplice e dal tocco delicato, centrato sull’indissolubile connubio uomo-natura, che vede due fratelli che non si rivolgono la parola da anni trovare il loro unico e fondamentale punto d’incontro nell’obiettivo comune di salvare l’ultimo gregge di pecore rimasto nella regione, dopo che, a causa di  un’epidemia,  ogni fattoria ha ricevuto l’obbligo di abbattere il proprio bestiame.

Ancora una volta, quindi, gli animali sono protagonisti del premio Un Certain Regard, che ha visto vincere lo scorso anno White God – Sinfonia per Hagen, pellicola che utilizzava la simbologia del miglior amico dell’uomo, il cane,  per ipotizzare cosa potrebbe succedere se un giorno le scomode minoranze sociali si ribellassero alla loro eterna subordinazione, pretendendo uguali diritti e vendicandosi delle vessazioni subite.

In Hrutar il rapporto uomo-animale è esplorato nella sua accezione più pura fatta di uno scambio tra servigi e amorevole dedizione, in una terra, l’ Islanda, in cui i pochi rapporti umani corrono il facile rischio di assiderarsi sotto la coltre gelida delle rigidissime condizioni metereologiche.

Gummi e Kiddi sono due attempati fratelli che non conoscono altro sentimento reciproco se non l’ostilità e trascorrono le giornate dedicandosi alla cura dei loro greggi di pecore, unico bene in questa terra desolata; quando una terribile epidemia li priva del loro unico scopo, i due saranno costretti a fronteggiarsi e riavvicinarsi, col pretesto di riprendere la vita che gli è stata tolta.

Hrutar utilizza un linguaggio deliziosamente ironico, ai limiti delle commedia, per offrire uno spaccato su una vita semplice e per questo eccezionale, in cui gli animali sono al centro dell’affettività umana e le persone, senza di loro, finiscono per sentirsi perse e sole. La strenua resistenza che Gummi intraprende contro le istituzioni per non perdere tutto, rappresenta la molla in grado di riavvicinare due fratelli il cui rapporto sembrava ormai senza speranza, mettendo in evidenza l’importanza fondamentale di un obiettivo comune nel salvare qualunque relazione alla deriva.

Hrutar premiazione

La cerimonia di premiazione al Teatro Debussy

La regia del giovane Hakonarson, pur presentando più di un’ingenuità,  stupisce per scioltezza espressiva, ricostruendo la frattura tra i due fratelli con espedienti narrativi ai limiti dell’esilarante, fatti di gesti sottili ma eloquenti attraverso i quali, gradualmente, intuiamo la reversibilità del rancore reciproco e scopriamo il profondo messaggio del film.

La sezione Un Certain Regard ha confermato anche quest’anno il suo potere antropologico, offrendo una splendida panoramica mondiale sui diversi modi in cui si declinano i sentimenti e le emozioni umane nei diversi Paesi del mondo. Seguendo le parole pronunciate ieri sera da Isabella Rosselini, commossa e grata anche per la scelta dell’immagine della madre Ingrid Bergman per il poster ufficiale di Cannes 2015,  “Quest’esperienza è stata come volare sopra il nostro Pianeta e conoscere tutti i suoi abitanti. Gli antropologi ci invidierebbero!”

Giudizio Cinematographe

Regia - 4
Sceneggiatura - 3.5
Fotografia - 3.5
Recitazione - 3.5
Sonoro - 3
Emozione - 4

3.6

Voto Finale

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