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Saper giocare (bene) a carte comporta sempre l’incontro di due fattori necessari alla vincita: l’abilità e la fortuna. La prima è la capacità di conoscere le regole del gioco e le possibili variabili all’interno della partita; saper osservare, prevedere le mosse dell’avversario, giocare d’astuzia. L’altro –spesso più ineluttabile– sta tutto nella volontà cieca della dea bendata che fa della provvidenza la sua pesca miracolosa decidendone appunto le sorti fatali. Di abilità e fortuna Burraco Fatale, commedia al femminile della regista marchigiana Giuliana Gamba uscito nelle sale a ottobre 2020 e ora disponibile su Amazon Prime, ne fa dunque gli elementi decisivi per la riuscita del film. Ma i due fattori primari sono talmente sbilanciati verso il secondo da sbaragliarne le carte e perdere la partita.

Eravamo quattro amiche ad Anzio

burraco fatale cinematographe.it

La storia è quella di quattro amiche dell’alta borghesia del litorale romano che ogni settimana si incontrano per giocare a burraco e fare delle proprie disavventure un po’ di gossip. Eugenia (Angela Finocchiaro) casalinga incline agli incidenti domestici, Miranda (Caterina Guzzanti) vedova benestante che vive con la suocera Sibilla (Loretta Goggi) e Rina (Paola Minaccioni) cleptomane e ludo patica, dopo essersi qualificate per il torneo nazionale, dovranno convincere Ida (Claudia Gerini), violoncellista tradita dal marito fedifrago, a focalizzarsi sul gioco dopo che quest’ultima si è innamorata di un giovane marocchino e poligamo.

Burraco Fatale risente di una scrittura minima e dialoghi (a loro modo) imperdonabili

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La fortuna alla quale si affida la Gamba è tutta nel potenziale comico di un cast al femminile che nell’unione di cinque attrici abituate a sguazzare nei toni da commedia poteva almeno ribaltare le aspettative romantiche e i cliché per farne il vero, vincente asso nella manica. Su tutte, la Finocchiaro qui spenta e relegata in un personaggio troppo secondario da soffocarne spesso l’innata vena comica. Il problema risiede tutto nella scarsa abilità con la quale queste carte sono state distribuite e giocate, soprattutto in scrittura che risente di una sceneggiatura debole, sconclusionata e risicata nello svolgimento di una love story ‘scombinata’ tra una cinquantenne e un prestante giovane mediorientale.

La fatalità del colpo inferto allo spettatore del film risiede però nei dialoghi a loro modo imperdonabili (“avevo il cuore in tumulto”, “sembra una favola”,” il mio incantesimo sei tu”), o nella rappresentazione fatata di un Marocco davvero poco credibile fotografato con luci fiabesche e artificiose da rendere il tutto patinato e davvero inattendibile. Burraco Fatale cala la carta della comicità, tra gag, scenette e qualche battuta riuscita ma ciò che rimane è un’operazione minima e insapore di cui si finisce per chiedersi quale sia stata la scossa primaria della regista nel voler raccontare questa storia (e dell’autore Francesco Ranieri Martinotti) che avendo alle spalle la direzione di numerosi film hardcore (Pornovideo, Profumo) di quella vena erotica dei lavori precedenti qui non lascia traccia alcuna. Confidare dunque a quattro attrici l’intera riuscita della partita/film è un azzardo evidentemente insufficiente a urlare vittoria. E come sempre la commedia è il genere che nella sua apparente semplicità, non perdona mai.