Broadway: recensione del film diretto da Christos Massalas

Un cinema fatto di contrasti, di maschere e persone.

La bellezza è il momento in cui il tempo svanisce, come in Broadway, il primo lungometraggio scritto e diretto da Christos Massalas, già autore di numerosi corti premiati nei festival europei come Make Up e Copa-Loca. Giocando con le tecniche espressive del musical, i concetti del noir e del realismo sociale, il regista ci fa scorrere sulla pelle una trama dai destini incrociati dove il mondo emotivo dei protagonisti è posto in variopinto primo piano. Il film, coprodotto da Neda Film, Blue Monday Productions e da Digital Cube/Avantpost e distribuito da Le Pacte, inscena l’esistere – nella logica logorante della contemporaneità – di un gruppetto ben imbastito di teatranti di strada intrappolato nei lustrini del varietà, ma in cerca di un punto d’approdo. Broadway ha vinto il premio assegnato dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani come migliore lungometraggio nella sezione Nuove Impronte della 23edizione dello ShorTS International Film Festival, tesa alla scoperta di talenti del cinema indipendente mondiale.

Broadway: una furfantesca compagnia di teatranti vagabondi occupa un teatro abbandonato di Atene

Broadway Christos Massalas cinematographe.it

C’è qualcosa di molto potente nella visione del regista greco Christos Massalas, che come il cinema di Xavier Dolan, ad esempio, è capace, dis-traendoci, di connetterci con i nostri sentimenti più profondi. Il regista lascia intendere che c’è solo un modo “per farcela”, per distrarsi davvero, per mettere a tacere il flusso dei pensieri, ed è quello di vivere forti emozioni. Sentiamo il brivido-lo stupore-il mistero-la rabbia-l’odio-l’amore dei personaggi. Campi e piani danno loro spazio e respiro. Riesce a rendere accattivante la storia attraverso il linguaggio delle sue inquadrature, con immagini significative che fondono cinema, teatro, musical e melodramma e ponendo particolare attenzione alla disposizione degli attori nel quadro. E, ancora, permettendo a chi guarda di ricostruire il sistema dei personaggi, di farci soffermare sull’insieme degli elementi per poterne apprezzare la forza che ne deriva.

Quando non basta più percorrere la strada evitando di ripetere gli stessi errori, bisogna ricominciare trovandone una nuova. Nella città di Atene priva di una qualsiasi connotazione storica, Nelly (Elsa Lekakou), il personaggio femminile di Broadway, si disperde a poco a poco prima di ricominciare. Abbandona la sua famiglia che la soffoca e decide di vivere per conto suo lavorando come ballerina in uno strip club, quando una sera, una volta scovata dagli scagnozzi del suo patrigno, viene aiutata a fuggire da Markos (Stathis Apostolou), che in poco tempo diventa il suo amante e decide di portare la donna a Broadway. Qui per “Broadway theatre” però non si intende una strada dello stato di New York, ma il rudere di un teatro di Atene, che viene occupato da una piccola comunità di danzatori, vagabondi e ladri, e da una scimmietta in cattività di nome Lola. Il gruppetto di furfanti si guadagna da vivere interpretando delle singolari performance di ballo per le vie della città, sfruttando la distrazione delle persone raggruppate per assistere agli show per rubare loro portafogli e oggetti preziosi. Tutto sembra andare bene fino all’arrivo di una new entry nel team di “artisti”: Jonas è bendato e ferito, un uomo misterioso che sembra arrivare dalla fine del mondo; è costretto a camuffarsi da donna perché è ricercato dai più pericolosi criminali di Atene. Jonas è il prossimo da “salvare”. Ma è Nelly a chiedere a Markos (il capo criminale degli inquilini del teatro, che presto tutti iniziano a temere) di dargli una possibilità, mentre la Broadway del film, scena dopo scena, assume sempre più le fattezze di una φυλακή (prigione).

Christos Massalas e il suo cinema dei contrasti: essere eroi e demoni, nel gran teatro della vita, prima di ritrovarsi come persone

Quello di Massalas è un cinema dei contrasti, allo stesso tempo immaginato e crudo, speranzoso e freddo. Fa coesistere gli opposti, il bene (la necessità di ricominciare) e il male (che desidera solo ripercorrere), il libero arbitrio e le fattezze della prigione, il capitalismo e l’anarchismo, lo spessore e la leggerezza, lo spettacolo e la vita reale, la pulsione di vita e la pulsione di morte: da qui nasce l’armonia ipnotizzante di Broadway. Nelly, Jonas/Barbara, Rudolph e gli altri della compagnia scelgono questo preciso stile di vita, giocano con la distrazione. “I ladri sono come i maghi – spiega Nelly, personaggio da cui parte la narrazione – nel loro show lavorano con la distrazione e quello che hanno orchestrato funziona“. Qui per noi è una messa in scena preorganizzata in stile Focus – Niente è come sembra, impreziosita dalla musica composta da Gabriel Yared. E la dis-trazione non è che l’essenza del cinema. “Ogni film è una distrazione“, per citare Woody Allen. “Se tutto può finire in un istante, anche le opere di Michelangelo o Beethoven, allora […] l’unica cosa che si può fare è distrarre le persone”. Essere gli eroi e i demoni nel gran teatro della vita; bucare lo schermo quotidiano equivale a conoscere tutti i trucchi del mestiere e diventa fondamentale per riuscire ad abbandonare le parrucche e le maschera di scena, ogni singolo abito preso in prestito, per ritrovarsi come persone. Obbligata a nascondersi, a vivere chiusa tra le quinte del palcoscenico, a cambiare spesso luogo; Nelly è insofferente e diventa schiava del proprio personaggio. Resta un unico motore che può spingerla alla fuga: un amore che non si lascia snaturare dalle logiche, quel mezzo impazzito che ti porta lontano, dove non avresti mai immaginato.

Regia - 4
Sceneggiatura - 3.5
Fotografia - 4
Recitazione - 4
Sonoro - 3.5
Emozione - 3.5

3.8