voto del pubblico 2.0/5
voto finale 2.2/5
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
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Emozione
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“Mi sento come se fossi stata un animale in gabbia per metà della mia vita. È esattamente per questo motivo che mi dirigo e mi trucco da sola, mi produco, mi vesto, faccio musica da sola”. Parole che arrivano dall’account Instagram di Britney Spears, dopo la decisione del Superior Court di Los Angeles di togliere a Jamie Spears la tutela legale (gli americani la chiamano “conservatorship”) di sua figlia. Il 29 settembre 2021, infatti, la tanto agognata svolta è arrivata, con buona pace del movimento #freeBritney che tanto si è battuto in questi anni per liberare la popstar dal suo assurdo giogo giudiziario.
Questo significa, dal nostro punto di vista, che il documentario Britney contro Spears appartiene già al passato, è per così dire “nato vecchio”. Superato dagli stessi eventi da cui trae ispirazione, visto e considerato che il lancio su Netflix è avvenuto esattamente 24 ore prima dell’udienza decisiva, proprio per sfruttare un hype istantaneo e destinato evidentemente a non durare nel tempo. In verità, l’opera di Erin Lee Carr arriva anche dopo altre due pellicole dedicate alla reginetta del pop, Framing Britney Spears e Controlling Britney.

Britney contro Spears: Una storia di potere e controllo, cospirazione e rumors

Britney contro Spears - Cinematographe.itDifficile quindi immaginare di poter assistere a qualcosa di diverso e nuovo, rispetto a quanto già ampiamente masticato in questi anni. L’approccio di Erin Lee Carr – coadiuvata dalla giornalista di Rolling Stone Jenny Eliscu – è decisamente canonico e privo di guizzi: si parte dalla tribolata relazione con Kevin Federline, che sarebbe l’origine di tutti i mali e la causa principale del tracollo di Britney Spears, si passa attraverso la penosa questione della custodia dei figli e si arriva alla clamorosa decisione della tutela. Dal 2008 Britney non è più padrona di se stessa, e tutto deve passare attraverso il controllo del padre-padrone.

Una vicenda di potere e di abuso di potere, di controllo e paradossi: mentre la giovane cantante passa attraverso una diagnosi di demenza (firmata da uno psichiatrica geriatrico che non l’avrebbe mai davvero visitata) e sviluppa una dipendenza all’Adderall (farmaco che può provocare psicosi e paranoia), continua a lavorare senza sosta al nuovo album e ad un resident show a Las Vegas – senza dimenticare le apparizioni televisive, tra cui spicca quella nella serie tv How I Met Your Mother. Le immagini di Britney contro Spears colpiscono, ma sono sempre le stesse, e la ricostruzione tradisce una forte (e, peraltro, comprensibile) mancanza di oggettività.

La difficile sopravvivenza di un personaggio da teatro tragico

Britney contro Spears - Cinematographe.itLe due autrici, infatti, tifano in modo sfegatato per Britney, un po’ come hanno fatto tutti i mass media dal momento in cui la disavventura della conservatorship è divenuta di dominio pubblico. Eppure, visto che è stata anche la stessa opinione pubblica a consumare e distruggere la popstar in questi anni, si avverte la solita sordida sensazione di morbosità. In fondo che differenza c’è tra i paparazzi che hanno martoriato la vita privata della cantante dai tempi di Baby One More Time e i giornalisti che continuano senza pietà a volerne ricostruire relazioni amorose, momenti di intimità e psicologia minando quel poco che è rimasto della sua privacy?

Bullizzata, emarginata e sola, Britney Spears sembra destinata a restare un personaggio tragico, impossibile da comprendere appieno nelle sue umane e logiche idiosincrasie. Se da un lato è vero che Britney contro Spears rinuncia a certe immagini sensazionalistiche, ormai arcinote al pubblico, dall’altro è altrettanto evidente che di un lavoro come questo si fatichi purtroppo a capire l’utilità e la necessità. Non viene fornito nessun elemento aggiuntivo, e anzi su certi importanti snodi si resta pericolosamente sulla superficie del “sentito dire”. A chi giova tutto questo? Non di certo a Britney, che continua a gran voce ad affermare di non gradire la rappresentazione continua della sua storia.