Brado: recensione del film diretto da Kim Rossi Stuart

Brado, è il film diretto da Kim Rossi Stuart, distribuito dalla Vision Distribution, in uscita dal prossimo 20 ottobre 2022 in tutte le sale italiane.

Kim Rossi Stuart è anche il protagonista della pellicola accanto a Barbora Bobulova. Alla base il rapporto conflittuale tra padre (Renato) e figlio (Tommaso); una incomunicabilità che li pone costantemente in contrasto e che si manifesta soprattutto nelle diverse e antitetiche posizioni riguardo la gestione del ranch di famiglia.

Brado recensione, Cinematographe.it

Un film dai toni drammatici che pone l’accento sui luoghi comuni che accompagnano i rapporti generazionali. A dare un contributo positivo e a permettere un riavvicinamento sarà un cavallo che necessita di essere “educato” per poter partecipare ad una competizione.

Emergono vecchi rancori, rabbie irrisolte, difficoltà a dialogare e a confrontarsi, mancanza di slanci affettivi, eccessivo rigore da parte del genitore poco incline ad accogliere le posizioni del figlio che per troppo tempo ha desiderato dolcezza e attenzione.

Brado: Una storia drammatica e romantica, il racconto di una realtà che non mente e che accomuna tante situazioni all’interno di famiglie che hanno la difficoltà di comunicare dando alle parole significati di tenera convivenza

Interessante e curioso il ruolo “pedagogico” che assume, invertendo quasi i ruoli, il cavallo inizialmente indocile e man mano sempre più disponibile, quasi come se avesse assunto la consapevolezza del traguardo da raggiungere. Un percorso, che, in parallelo, sembra accompagnare anche padre e figlio i quali, gradualmente cominciano a sciogliere quei nodi relazionali che per un tempo troppo lungo li avevano mantenuto distanti.

Kim Rossi Stuart, che ben sa come ritmare la regia, ha saputo calcolare bene i tempi e presenta uno spaccato di quotidianità comune a molti, riflettendo sulle cause che spesse volte indeboliscono le relazioni e alterano i sentimenti: conflittualità che se non affrontate dilatano atteggiamenti ostili e sviluppano sensi di inadeguatezza.

Brado è la riscoperta dell’amore e del saper amare, quell’amore che parte dal cuore di chi sa chiedere scusa e sa anche ripensare e rivedere se stesso. L’amore tra padre e figlio che non è mai scontato e che ha bisogno di essere nutrito attraverso gli abbracci reali e spirituali. Un incontro con una donna, un’educatrice, basterà a sanare un conflitto, a cancellare ruvide distanze e a far indossare un nuovo abito fatto di attenzione e delicatezza.

La metafora di una corsa ad ostacoli, una corsa verso la vittoria accomuna i due uomini al cavallo, nella narrazione di una storia che permette solo un lieto fine quasi a dimostrare che laddove c’è uno sguardo amorevole il risultato è sempre vincente.

 Brado recensione, Cinematographe.it

Un’ambientazione, tra l’altro familiare al regista, cresciuto in mezzo ai cavalli, contribuisce a rendere la pellicola sincera. Kim Rossi Stuart dà vita ad una trama che non lascia spazio alla retorica e non inceppa in sofisticati tecnicismi. Attraverso la fotografia schietta di paesaggi naturali ed umani, apre a tematiche di grande valore interiore. Un figlio problematico che risente della mancanza di una figura materna che vede inizialmente un padre incapace di colmare vuoti che sfociano, sistematicamente, in incomprensioni.; un lavoro che propone diversi punti di riflessione e che pone un’unica soluzione: lasciarsi guidare da un amore assoluto come quello che naturalmente lega un genitore al proprio figlio e viceversa.

Brado, è un film di 116 minuti, una corsa verso il traguardo; un traguardo che sarà un nuovo inizio e cambierà volto ad un rapporto che celebra l’amore ritrovato attraverso il dialogo e la comprensione e la scoperta di somigliarsi nelle proprie diversità.

Regia - 3.5
Sceneggiatura - 3.5
Fotografia - 3.5
Recitazione - 3.5
Sonoro - 3.5
Emozione - 3.5

3.5