Blood Conscious: recensione del film di Timothy Covell

Blood Conscious è un thriller che si ispira all'atmosfera horror degli slasher movies, ma lo fa con un substrato socio-politico ancora più interessante. 

Una trama piuttosto semplice, già masticata dal pubblico e dagli amanti del genere, ma con dei colpi di scena che mantengono alta la tensione fino alla fine di questi 80 minuti di girato che fanno onore al regista Timothy Covell, al suo debutto con il film Blood Conscious, sceneggiato dal regista stesso e tra i film in programma alla 41esima edizione del Fantafestival, la Mostra internazionale del film di fantascienza e del fantastico.

Il giovane Kevin (Oghenero Gbaje) parte per un weekend al cottage di famiglia insieme alla sorella maggiore, Brittney (DeShawn White), e al fidanzato di quest’ultima, Tony (Lenny Thomas). Quella che doveva essere un’occasione per riunirsi con i loro genitori, poco prima del matrimonio dei due promessi sposi, si trasforma istantaneamente in un incubo. Non appena arrivati al cottage, circondato dai boschi vicini al lago, Kevin e Brittney fanno una macabra scoperta: i loro genitori sono stati uccisi, insieme a tutti gli altri soggiornanti dei cottage vicini. L’omicidio di massa sembra essere attribuito a un uomo, l’Estraneo (Nick Damici), il quale afferma di essere stato costretto a questo gesto folle per difendersi dalle stesse vittime, poco prima in preda a una possessione demoniaca. “Siete umani o siete demoni?” chiede lo Straniero ai tre ragazzi. È solo l’inizio di una trappola psicologica mortale in cui i tre ragazzi lotteranno per sopravvivere a loro stessi e ai propri demoni.

Un sottotesto politico nell’horror “sociale” di Timothy Covell

Sam Raimi e Marcus Nispel, il primo con La Casa 2 e il secondo con Venerdì 13, sono i modelli a cui il regista Covell ha dichiarato esplicitamente di essersi ispirato per la realizzazione di questo slasher movie che “inizia il giorno dopo il massacro, come lui stesso ha affermato. Eppure, a uno spettatore attento e avvezzo al genere dell’horror/thriller psicologico, non sfuggirà di certo una certa connessione tra Blood Conscious e il premiato Get Out di Jordan Peele.

Blood Conscious, The stranger, Cinematographe.it

Infatti, è lo stesso Timothy Covell ad aver aver ammesso che, sebbene il plot principale del film non sia unicamente il razzismo, il tema controverso delle difficoltà sociali che incontrano gli afroamericani nell’America del 2021 emerge in maniera abbastanza chiara, soprattutto durante la seconda parte della pellicola in cui incontriamo l’ambiguo personaggio di Margie (Lori Hammel), la donna bianca che guarda con diffidenza ai tre ragazzi di colore.

Blood Conscious, Kevin, Cinematographe.it

Tra le particolarità del film, d’altronde, non vi è solo la scelta di ambientare la storia nel momento in cui viene scoperto un massacro collettivo e, soprattutto, dal punto di vista non del sopravvissuto – in questo caso, lo Straniero omicida – ma dei personaggi che si ritrovano sulla scena del crimine, ma anche la decisione di servirsi di tre protagonisti afroamericani (con un cast che regge benissimo la prova attoriale, tra l’altro). I tre ragazzi, infatti, sono continuamente vessati dalla diffidenza delle poche persone – tutte bianche – che incontrano nel corso della storia, a partire dallo Straniero fino al gruppo di individui che sul finale del film chiederanno loro, ancora una volta: Siete umani o demoni?.

Tra omicidi di massa – tristemente non estranei alla cronaca nera statunitense – e razzismo, Blood Conscious appare dunque una pellicola socialmente impegnata, venata da una critica politica ben precisa: l’intenzione del regista, oltretutto, è quella di far trasparire un manifesto contro la violenza. La violenza è sempre sbagliata, non c’è dubbio per Covell, tanto che la telecamera ci mostra poco lo slasher vero e proprio, per incentrarsi sui volti dei diversi personaggi, alle prese con uno shock psicologico non indifferente.

Blood Conscious: vittime, carnefice e… una strizzata d’occhio a Shining 

Blood Conscious, Tony, Cinematographe.it

La tensione, infatti, si sviluppa man mano che i dubbi divorano le menti dei ragazzi, i quali non sanno riconoscere con certezza chi siano i demoni, non hanno dunque la stessa stabilità morale che lo Straniero ha mostrato di avere non esitando a uccidere “i posseduti”, nemmeno nel momento in cui si trovano in pericolo.

In Blood Conscious, dunque, non vi è una netta differenza tra carnefice e vittime, le colpe si confondono: le vittime erano innocenti, in preda alla follia cieca di uno psicopatico oppure i demoni esistevano davvero in quel bosco? La possessione demoniaca di quelle persone era la giustificazione di un killer o era la verità? Covell ci regala un finale che rimane aperto e che ci tiene in suspense fino ai titoli di coda, una suspense scandita anche da una colonna sonora più che azzeccata.

Nonostante Covell sia al suo debutto sul grande schermo, con una produzione non certo hollywoodiana fa un buon lavoro e diverse scelte stilistiche più che valide, come il formato in 4:3, un Academy Ratio che rende ancora più “claustrofobica” la scena e l’utilizzo di lenti Leica Vintage con una fotografia con ISO spinto.

Una chicca? I titoli di testa… Non avete notato una certa somiglianza con quelli di Shining? In effetti, anche nel film di Kubrick il protagonista subisce un vero e proprio attacco psicologico, dato da forze esterne sovrannaturali. Peccato, però, che di Blood Conscious non ne avremo mai la certezza.

Regia - 3.5
Sceneggiatura - 3.5
Fotografia - 3
Recitazione - 3
Sonoro - 3
Emozione - 3.5

3.3