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Un legame intramontabile, quello fra Jo Green (Mackenzie Foy) e Black Beauty (con la voce originale di Kate Winslet), un mustang che non può essere domato, collocato in un maneggio gestito da John (Ian Glen), zio di Jo. La storia, diretta da Ashley Avis e ripresa dal romanzo di Anna Sewell dal titolo omonimo, si fonda su una connessione autentica, sincera e pura, fra un cavallo in cerca di affetto e una ragazza che deve affrontare la perdita dei suoi genitori. La vita scorre tranquillamente nella proprietà di John, la Birtwick Stables, una tenuta ben curata che si occupa di addomesticare i cavalli più agitati e pieni di spirito. Il film, disponibile da venerdì 27 novembre su Disney+, procede con un’attenzione particolare da riporre ad un duo di personaggi convincenti, con debolezze e fragilità che modificano l’assetto narrativo.

Black Beauty: Mackenzie Foy a suo agio nel ruolo di protagonista

black beauty recensione film disney+ cinematographe.it

In Black Beauty, i riflettori sono tutti puntati su Mackenzie Foy: Sguardo penetrante, lineamenti delicati. Un volto che viene ottimamente fotografato per impreziosire la storia con una prova recitativa peculiare; ogni svolta viene riprodotta aggiornando il suo punto di vista, con l’intervento diretto di Jo che tenta di stabilire un contatto istantaneo con Black Beauty. Si nota l’impegno da parte della giovane attrice ventenne, di elevare il materiale di partenza con un certo grado di emozione crescente, ben regolato in via di sviluppo. Jo è un personaggio che vive di silenzi, di spazi aperti da contemplare, senza lasciarsi circondare da influenze negative che potrebbero segnarla.

L’unico appoggio è da ritrovare in un cavallo maestoso, splendente, con un pelo e una chioma irriproducibili, un esemplare unico che non vuole affidarsi a nessun padrone. Le due anime si intrecciano, con caratteristiche simili che, con l’avanzare dei giorni nella tenuta di John, sviluppano una dimensione comune. L’interprete principale si fonde con il cavallo selvatico, ora protetto e messo al sicuro: è l’inizio di un rapporto di amicizia incrollabile, nato dalla sofferenza interiore e dal dolore della perdita. Vengono trattate due figure inizialmente scontrose e introverse, che trovano la pace solo in una condizione di solitudine riparatoria. La convivenza diventa unione affettiva, e dall’affetto ci si può guardare dentro ed effettuare un autoanalisi: l’empatia e la riconoscenza nei riguardi del prossimo avranno la meglio sui loro difetti, riscontrati all’inizio del viaggio.

L’ambientazione è impeccabile, con squarci visivi interessanti che definiscono il cammino dei personaggi

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Il resto del cast di Black Beauty – oltre a Iain Glen nel ruolo di zio John, segnaliamo un’ottima aggiunta che prende il nome di Hakeem Kae-Kazim, un’altra importante figura al fianco di Beauty – svolge un lavoro discreto nel supportare al meglio le performance di rilievo. La regia di Ashley Avis prende di peso la coppia protagonista e dedica a loro un lungo arco evolutivo degno di nota, che non mostra i segni del tempo e attraversa scenari tra i più disparati. Si passa dalla campagna sconfinata, fino al centro città, per poi proiettarsi in fitte zone boschive: vi è una varietà di location che sottolineano l’importanza di un’amore a distanza: una forte intesa che abbatte ogni tipo di recinzione, anche figurativamente parlando, per poi ricongiungersi con un’idea di libertà dai toni e colori suggestivi. Si riprende una sequenza che tende a ripetersi lungo la definizione dei tre atti: Jo e Beauty cavalcano senza sosta lungo la riva di un mare placido, accarezzato da un sole che si staglia all’orizzonte.

Questa scena racchiude le informazioni che ci servono per seguire con interesse il corso degli eventi rappresentati; Jo rincorre un cavallo perfetto nella forma e nell’estetica, Beauty scende a patti con una realtà in cui può avvertire le sfumature di esseri umani sensibili, imperfetti. Le musiche di Guillaume Roussel indicano una scalata verso una comprensione reciproca che si fa viva, vibrante, e va contagiando una cinepresa che predilige campi lunghi. Le note delicate avanzano, mentre il quadro si fa più esteso, come per collezionare momenti significativi che hanno bisogno di respirare e non lasciarsi travolgere da episodi destabilizzanti o spiacevoli imprevisti. Black Beauty – autobiografia di un cavallo ci regala anche una deliziosa voce fuori campo: Kate Winslet ci conduce per mano all’interno di una storia di formazione che, alla sua decima trasposizione filmica, vuole esprimersi attraverso le palpitanti sensazioni di un cavallo che sente l’impellente bisogno di umanizzarsi.