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Dopo Sailors in the Wheatfield (2014), il regista Huo Ning torna con un altro documentario dal titolo Noodle Kid, uno dei titoli selezionati al 16° Biografilm Festival. La sua macchina da presa questa volta segue la storia di Ma Xiang, un quattordicenne appartenente agli Hui, popolo principalmente musulmano della provincia di Qinghai, nella Cina occidentale. Il villaggio dove vive Ma Xiang è piccolo e molto povero: molti ragazzi abbandonano precocemente la scuola per aiutare le loro famiglie, portando avanti tradizioni antiche come il mondo e una fede incrollabile verso i dettami del Corano.

Lo stesso accade per Ma Xiang: lui e il fratellino sono rimasti senza genitori – la madre è scappata dal marito violento, che è poi finito in carcere – e vengono dunque accuditi dai nonni. Ma i debiti lasciati dal padre sono ingenti, e non basta che Ma Xiang resti a casa ad aiutare: deve trovarsi un lavoro vero per contribuire alle spese. Così il ragazzo segue la strada di molti suoi coetanei della regione: quella di diventare un maestro di noodle, gli “spaghetti” tipici della tradizione gastronomica cinese. Per riuscirci, va a lavorare nel ristorante di suo zio a Pingdingshan, nella più densa provincia di Henan.

Noodle Kid: il peso della lontananza da casa

Noodle Kid - Cinematographe.it

Appena adolescente, lontano da casa, senza la vicinanza del fratellino e con il peso dell’assenza dei genitori, la strada di Ma Xiang è tutta in salita. Il giovane non riesce a entrare con facilità nei meccanismi del ristorante, con turni troppo serrati e stancanti, continuamente vessato dalle parole poco gentili di suo zio e abituato a dinamiche da paesino di montagna, dove il lento scorrere del tempo permette di vivere più intensamente anche i legami con il prossimo.

Ma Xiang sente tutta la responsabilità della sua famiglia sulle proprie spalle, e continua a denti stretti a percorrere la strada che altri hanno tracciato per lui: lavorare tanto fino a guadagnare abbastanza, ripagare i debiti, sposarsi e reinvestire il resto del denaro in attività remunerative. Sembra che nessuna di queste tappe, però, preveda il ricongiungimento con i genitori, che forse è proprio ciò che il ragazzo più desidera in assoluto.

Passano gli anni, Ma Xiang è diventato un ottimo esperto di noodle, e qualche soldo sembra averlo messo da parte. La felicità che si vede nei suoi occhi, però, è data da un altro tipo di tesoro: quello costituito dal ritrovato rapporto con la madre, che è riuscita a rintracciare grazie all’aiuto di alcuni suoi amici. Il giovane Ma Xiang, ormai fattosi uomo, sale dunque su un treno – di cui non è data sapere la destinazione – con un animo decisamente più leggero: al telefono, a fargli compagnia, la voce materna, forse per lui la ricompensa più grande.

Una storia di formazione solo in parte

Noodle Kid - Cinematographe.it

Lo sguardo di Huo Ning indaga con curiosità e rispetto una storia di povertà e solitudine, di dignità e resistenza di fronte alle avversità che la vita può metterci davanti. Il racconto narrato da Noodle Kid può essere definito una storia di formazione in parte: alla fine del documentario, Ma Xiang è sì cambiato rispetto all’inizio, è evoluto e si è fatto uomo, ma l’appagamento che mostra di avere non è dovuto al raggiungimento degli obiettivi che si era prefissato prima di allontanarsi da casa. Quegli obiettivi, infatti, non possono essere definiti davvero suoi, perché gli sono stati imposti: anche se poi il ragazzo ha sposato la causa e si è attivato per realizzarli, si tratta di piani che sono stati calati dall’alto da coloro che avanzavano pretese nei suoi confronti.

La fine del suo percorso di formazione Ma Xiang la raggiunge davvero quando si ritrova con la madre, quando riesce a rintracciarla e a riallacciare il rapporto con lei. Non c’è stato uno spostamento orizzontale nell’evoluzione del giovane protagonista; semmai il suo viaggio è un movimento tutto in salita, che in cima l’ha portato a ritrovare un elemento appartenente al suo inizio, ma da tempo perduto.

Noodle Kid: le due parti di un film che sembra d’altri tempi

Noodle Kid - Cinematographe.it

La salita è proprio l’elemento caratterizzante la prima parte di Noodle Kid: il paesaggio della provincia di Qinghai è aspro e montuoso, e la durezza del terreno trova un corrispettivo nelle numerose difficoltà che gli abitanti si trovano a dover affrontare per vivere serenamente. Il loro, per l’appunto, è un percorso verso l’alto, impervio. Huo Ning non tenta affatto di indorare la pillola: ci restituisce un ritratto aspro come il suolo di questa regione, senza accentuarne i caratteri negativi ma neanche senza affievolirli. In questa prima parte, il suo sguardo si sofferma molto non a caso sul paesaggio circostante, non protagonista ma indifferente spettatore, con una fotografia che vive di luce naturale.

La seconda parte, invece, è ambientata nella metropoli cinese: strade intasate dal traffico, grandi palazzi, vetro e cemento sostituiscono ora i precedenti terreni scoscesi e selvaggi e le aquile che volano libere. La macchina da presa di Huo Ning si addentra questa volta in spazi più ristretti, come la stanza dove dorme Ma Xiang o il piccolo ristorante in cui lavora. Le dimensioni degli ambienti sono quasi da claustrofobia, la luce presente è quella fredda dei neon e le persone, nonostante una maggior vicinanza fisica, sembrano sempre più distanti tra loro.

Con Noodle Kid, Huo Ning racconta una storia che, soprattutto allo spettatore occidentale, apre un mondo verso dinamiche e abitudini che sembrano d’altri tempi, ma in realtà sono a noi contemporanee. Non c’è forse una vera e propria empatia nei confronti del giovane Ma Xiang: troppo distante dal nostro è il suo modo di pensare, troppo lontana da noi è la cultura di cui è imbevuto. Ma il senso di solidarietà invece sì, c’è eccome, tanto che, alla fine del documentario, quasi non vorremmo scendere dal treno per scoprire dove il ragazzo sta andando, come per essere sicuri che stia bene sul serio, come per accertarci che la felicità che sembra aver raggiunto, stavolta, sia davvero quella che lui desiderava.

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