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In Germania il film di Berlin, Berlin sarebbe dovuto essere un vero evento. La serie tedesca colleziona nostalgici dal 2005, quando la quarta stagione ha posto fine alla storia dell’eccentrica Lolle. Purtroppo la chiusura delle sale causata dall’emergenza sanitaria ha impedito al film-reunion di arrivare sul grande schermo. Netflix non si è però fatta scappare l’occasione di ospitare l’evento, acquistando i diritti del film e distribuendolo sul proprio catalogo venerdì 7 agosto. Con la sua ora e venti, il film sembra sicuramente più adatto al mondo VOD che alle sale, dove gli appassionati avrebbero però potuto incontrarsi e ricordare gli anni passati. Il film è infatti un concentrato di rimandi, cammei e citazioni. Come tanti episodi rimontati assieme. A conferma del progetto, che si immette senza troppe distinzioni sulla scia di altri revival, il film ospita alcune clip della serie, giustificate come ricordi di Lolle ma pensati per il pubblico più malinconico. La storia non offre molto più che un ritorno nel passato, con qualche spunto offerto dalla maturità dei suoi protagonisti. Come molte altre sit-com, anche Berlin, Berlin torna per salutare i fan, ringraziarli e accompagnarli oltre. Senza funzionare mai più del dovuto, il film riesce nell’intento.

Berlin, Berlin: 15 anni e non sentirli

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Berlin, Berlin è senza dubbio un film per iniziati e dedicato agli appassionati. Scene della storica serie occupano i primi minuti. Senza questi intermezzi non durerebbe più di un’ora. Ma poco importa, si è qui per ricordare e scoprire cosa sia successo a Lolle, Sven (Jan Sosniok) e a tutti gli altri. Anche se, senza sorpresa per lo spettatore, nulla è cambiato. Ritroviamo Lolle ancora indecisa tra gli amori della sua vita. Il cugino Sven da un lato, selvaggio e passionale, e Hart (Matthias Klimsa) dall’altro, con tutta la sicurezza che il suo volto comunica. “Adesso è tutto davvero diverso” ci promette Lolle, ma come da tradizione della serie, ciò che lei dice e ciò che vediamo non corrisponde. E infatti abbandona Hart all’altare e scappa da tutti. Una serie di infrazioni commesse nella fuga (con tanto di poliziotto investito) la obbligano ai lavori socialmente utili presso una scuola di Berlino. Qui conosce Dana (Janina Uhse), unico volto nuovo di un film portato avanti da continui cammei. Una notte brava porterà le due a perdersi in un bosco fuori Berlino, mentre Sven e Hart cercano Lolle per avere la risposta definitiva.

L’approccio patinato e pop invecchia la commedia di qualche anno. “A volte tutto è perfetto come nelle migliori storie Instagram” afferma Lolle, ed effettivamente ne vediamo la conferma. Ma tra gli inserti di vecchi episodi e le classiche scene d’animazione, peculiarità della serie ora riproposta in tecnica 3d, si affaccia un film abbastanza surreale da tenere alta l’attenzione. Lungo le scorribande di Dana e Lolle incontriamo produttori di metanfetamina nascosti nel bosco e nostalgici del muro (“da quando è crollato sono irascibile”), strane comunità pseudo-religiose e poliziotti vendicativi. I siparietti che si susseguono arrivano a scontrarsi sul finale, dove una divisione dello schermo in stile fumetto trova un ordine alle vicende surreali.

Le ultime vicende prima dell’addio

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Berlin, Berlin non fa ridere, ma sa stupire. Anche per le curiose collocazioni di alcune vecchie conoscenze. Molti dei personaggi della serie vengono ritrovati lungo il percorso, sparsi nelle più varie situazioni. Per loro è davvero “tutto diverso”, e anche Lolle è invitata a crescere. Cambiare vita è però chiudere un capitolo, quello che 15 anni prima era stato messo in pausa. Il percorso di Lolle è così quello dello spettatore, chiamato a salutare, un’ultima volta, gli amati protagonisti di Berlin, Berlin