Being the Ricardos: recensione del film Amazon Prime Video

Da Prime Video, diretto da Aaron Sorkin, un film biografico su Lucille Ball e Desi Arnaz, una delle coppie più famose di Hollywood e della televisione degli anni Cinquanta. 

Nicole Kidman ancora una volta, una dopo l’altra, è la star della TV on demand: dal 21 dicembre 2021, su Prime Video, è disponibile Being the Ricardos, diretto da Aaron Sorkin (premio Oscar alla miglior sceneggiatura non originale del 2011 per il film The Social Network di David Fincher): un biopic che racconta uno spaccato di vita e televisione di una delle coppie più famose della Hollywood degli anni Cinquanta: Lucille Ball e Desi Arnaz. Rispettivamente interpretati da Nicole Kidman e Javier Bardem, i due si conobbero a Hollywood e dopo aver intrecciato una relazione sentimentale, nel 1951, portarono sugli schermi del mondo una delle più famose sitcom di sempre:Lucy ed io. Al centro di questo film, un gomitolo patinato si aggroviglia e insieme si scioglie, quello della loro relazione e del loro programma televisivo.

Being the Ricardos: la trama del film Prime Video

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Come s’è accennato poc’anzi, la trama del film segue le vicende di Lucy Ball e Dezi Arnaz alle prese con il loro show televisivo e la loro relazione sentimentale. Il film presenta una particolare struttura, che ricorda quella del falso documentario televisivo  comprendente in sé interviste, riprese della sitcom (rigorosamente riproposte, con intenzione di realismo, in bianco e nero) e scene invece di classica narrativa, dove è ricostruita la quotidianità dei due personaggi: non tanto un mockumentary quanto più il format dei programmi dedicati ai personaggi famosi dove vengono intervistate le persone che stavano loro attorno. La storia viene quindi raccontata attraverso i racconti di queste persone (produttori esecutivi, attori, sceneggiatori e amici), interpretate a loro volta da attori, a scongiurare un taglio documentario e consacrare invece la fiction, quasi a voler ricreare lo stesso clima della sitcom televisiva.

Vediamo nel film un intreccio temporale, fra il passato e il presente della famosa coppia televisiva, che punta a dare un’idea quanto più sensazionale possibile della nascita di questo duo e della sua crescita negli ambienti sia domestico che televisivo: i sospetti di tradimento e i problemi legati alle accuse di appartenenza al partito comunista rivolte a Lucille Ball, per aver spuntato la casella della fazione comunista durante delle elezioni di molti anni prima e sull’influenza di questi eventi sul programma televisivo. Una trama piuttosto semplice e lineare, almeno dal punto di vista della storia. Il film sembra offrire, altresì, elementi quasi didattici sulla produzione televisiva e del mondo di Hollywood, un po’ come la quasi totalità del metacinema e dei mémoire dei grandi del cinema. Condensando e arrangiando nell’arco di una settimana eventi invece dilazionati in più anni, Sorkin crea così quello che vuole essere un tipico film biografico, cercando però di conferirgli un taglio particolare e adatto allo streaming dei giorni nostri; un taglio molto personale.

Being the Ricardos: fra il realismo e la sit-com cinematografica

Aaron Sorkin è uno degli sceneggiatori – e in seguito anche registi – più famosi quando si tratta di biografie. Il regista ha sceneggiato molti biopic (fra i tanti La guerra di Charlie Wilson del 2007, The Social Nerwork del 2010, L’arte di vincere del 2011 e Steve Jobs del 2015) e ha girato, debuttando alla regia, Molly’s Game (2017), in cui Jessica Chastain interpreta Molly Bloom, una giovane sciatrice che diventa imprenditrice di un giro di poker composto da persone famose. L’autore ha quindi fama e dimestichezza  nella scrittura di storie vere, spesso tratte comunque da biografie letterarie, e anche in Being the Ricardos vuole essere in risalto la sua capacità, e predisposizione, verso la ricostruzione di fatti reali.

In questo caso, pare che Sorkin abbia tratto le sue fonti da filmini di famiglia girati dalla coppia Ball-Arnaz e da una autobiografia scritta da Arnaz stesso: fonti che sono state dall’autore rimodulate, malleate e adattate a una fruizione cinematografica e, più nello specifico, indirizzate proprio al target del clic sul servizio di streaming; l’intento? Creare forse un film mitico e senza temporalità, pur sempre in linea con le regole di fruizione contemporanee: il montaggio è veloce e ritmato, così come lo sono le alternanze di scene pseudo-documentarie e le ricostruzioni narrative del nucleo della storia; uno stile molto preciso, adatto alla velocità con cui si fruisce delle opere multimediali oggigiorno tramite i servizi di televisione on demand. Le medesime considerazioni potrebbero non aver luogo, invece, per la fotografia, la quale pare proprio il ponte con il cinema: i colori, caldi e vintage, urlano grande schermo, riconnettendo le due realtà mediatiche – della televisione e del cinema – in un’opera che non vuole consacrare unicamente i due protagonisti ma anche, e forse soprattutto, il mezzo cinematografico. Being the Ricardos vuole, infatti,  essere un film sul cinema, sulla televisione, sul fare le immagini e su come il fare le immagini abbia conseguenze varie; un film meta-cinematografico che si pone allo spettatore come un’opera completa e quasi iconografica, che contenga in sé tutti quegli elementi spettacolari che riguardano il cinema: gli attori, gli autori, il set, il pettegolezzo e la mescolanza dei confini fra attore e personaggio, alla base del mito del cinema hollywoodiano. Insomma, Being the Ricardos è un film che volendo riportare fatti reali, finisce per creare esso stesso quasi una sitcom, quasi come quella posta al centro della storia che racconta.

Una biografia o una esagerazione drammatica? Le ambiguità di Being the Ricardos

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Queste paiono le premesse di Sorkin; tuttavia, bisogna chiedersi  se le premesse qui ipotizzate risultino poi valide nel prodotto finito, una volta premuto il tasto play. La sceneggiatura, così come ormai tutti i film di moderna generazione, è molto (forse troppo) patinata e ai limiti del sensazionalismo, con elementi troppo moderni da potersi applicare a un film che tratta degli anni Cinquanta. Non v’è quasi mai una definizione nitida fra la coppia Ball-Arnaz e i personaggi che interpretano, ovvero Lucy e Ricky Ricardo. Il sensazionalismo di questo film potrebbe essere tagliato con un filo di cotone: ogni battuta – sempre pronta, da qualunque bocca esali – pare pronta per i caratteri cubitali della copertina di una rivista, pronta per scaturire una reazione di idolatria o indignazione, in un perfetto effetto Prime Video-Netflix. I personaggi vengono talmente ricalcati da non apparire più realistici (si guardi il trucco di Nicole Kidman, una bambola di porcellana di Lucille Ball) ma esagerazioni, caricature. Certo, si potrebbe replicare che l’obiettivo di Sorkin non fosse la consacrazione realista di una storia e, in più, che l’oggetto di questo film sono attori che lavorano per la televisione, grande fabbrica di sogni e illusionismi, e quindi personaggi a metà fra il reale e il mito.

Questo porterebbe a considerare la pellicola come una scatola magica luminosa, un carosello dove qualcuno racconta il mito di due stelle di Hollywood. Sarebbe una visione valida del film se non fosse che quando si ha l’obiettivo di trattare storie realmente accadute e vite di persone reali, la linea che separa consacrazione e dissacrazione è facile a dissolversi. Il titolo del film viene tradotto in italiano, occasionalmente, in “A proposito dei Ricardo”, ricalcando quanto il film possa essere incentrato più sulle figure fiction piuttosto che sui reali Lucille Ball e Desi Arnaz, mentre a considerare la versione originale “Being the Ricardos” si ha più l’idea di una storia che racconti cosa voglia dire essere i Ricardos, dal punto di vista della coppia Ball-Arnaz; e quest’ultimo è il titolo di partenza cui ci si affida per la lettura dell’opera: il risultato è spesso confusionario. Definendo il film come un esperimento di elogio e ricordo di queste due figure così emblematiche, in termini però favolistici ed esagerati, quasi onirici, il film passerebbe sicuramente un primo esame; ma sotto il nominativo di biografia le ambiguità e le perplessità crescerebbero in consistenza.

Tuttavia se c’è qualcosa di molto positivo da sottolineare in Being the Ricardos è la recitazione: Nicole Kidman e Javer Bardem rendono un grandioso omaggio alla coppia Ball-Arnaz, recitando l’atto stesso di recitare in un grande fuoco d’artificio a tema Hollywood, regalando bei momenti di comicità che funzionano sia come rappresentazione degli originali Lucy e Ricky Ricardo, sia come momenti comici indipendenti e legati al film di Sorkin. Tirando le somme, se sulla sceneggiatura – che alcuni hanno definito ben stratificata – vi sono dei dubbi, non ve ne sono altrettanti sulla recitazione, che è spumeggiante e drammatica nella più adatta delle forme. In fin dei conti, forse, è proprio la recitazione a essere il punto cruciale di un tale film, il cui centro focale sono proprio due attori. 

Regia - 3
Sceneggiatura - 2
Fotografia - 4
Recitazione - 4
Sonoro - 3
Emozione - 2

3

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