Beautiful Creatures – La sedicesima luna: recensione del film

Beautiful Creatures – La sedicesima luna è un film per adolescenti dalla trama fantasy, tratto dalla saga di Kami Garcia e Margareth Stohl, con Jeremy Irons ed Emma Thompson.

Sulla scia del successo del genere young adult di cui portabandiera è indubbiamente la saga di Stephenie Meyer, con Twilight – la cui prima versione cinematografica adattata dal romanzo è uscita nel 2008 – nel 2013 fa la sua comparsa sul grande schermo il film Beautiful Creatures – La sedicesima luna, ispirato alla saga The Caster Chronicles delle scrittrici Kami Garcia e Margareth Stohl. Prodotto da Warner Bros., il film ha la regia di Richard LaGravenese e un cast niente male, con Jeremy Irons ed Emma Thompson.

Ethan (Alden Ehrenreich) è un giovane liceale che lotta contro la noiosa routine di Gatlin, una cittadina della Carolina del Sud piuttosto bigotta e repressiva verso tutto ciò che non è consono alla comunità cristiana che ne fa parte – tanto da avere nella biblioteca comunale un’ampia sezione di libri ritenuti “proibiti”. A spezzare la monotonia per Ethan sarà l’icontro con Lena (Alice Englert): i due presto si innamorano, ma il loro amore è ostacolato da forze sovrannaturali e non. Molti in città non vedono di buon occhio Lena e la sua famiglia, come l’accanita signora Lincoln (Emma Thompson) che fa di tutto per cacciarla dalla comunità: Lena è infatti la nipote di Macon Ravenwood (Jeremy Irons) che viene ritenuto da tutti un satanista e una sorta di mago. Presto Ethan scoprirà che dietro le dicerie c’è in parte la verità: Lena, infatti, proviene da una famiglia di maghi e ora che sta per compiere sedici anni si appresta ad essere “reclamata”. I suoi poteri possono condurla verso il lato oscuro della magia o verso la luce. A complicare tutto, una maledizione e un destino che sembra ineluttabile…

Beautiful Creatures – La sedicesima luna: una trama fantasy classica, ma un look dalle tinte burtoniane

Apprezzato da tantissimi lettori, adolescenti e non, il primo romanzo della saga The Caster Chronicles ha una trama che si può definire classica per il genere fantasy: due giovani innamorati provenienti da realtà diverse il cui amore è ostacolato non solo dalla società, ma persino da forze ultraterrene. Tuttavia, la regia di Richard LaGravanese e la fotografia dark di Philippe Rousselot hanno dato valore aggiuntivo al film il cui rischio – essendo tratto da un romanzo di successo – era quello di allontanarsene troppo e deludere i fan. In realtà il film convince anche chi il libro non lo ha mai letto, perché le ambientazioni e i costumi evocano quell’atmosfera gotica alla Tim Burton che non passa mai di moda. I due protagonisti, Ethan e Lena, risultano svegli e simpatici grazie alla convincente interpretazione di Alden Ehrenreich e Alice Englert, perfetti per il ruolo perché calzano a pennello nella parte dei due adolescenti senza pretendere di avere fisici perfetti e un’età che non è quella reale. A proposito di personaggi, il carattere sopra le righe di Macon Ravenwood, senza dubbio pittoresco, prende forma nell’espressività di Jeremy Irons. Al suo fianco, come antagonista, Emma Thompson non solo interpreta una signora Lincoln ostinata e audace, ma anche una spietata Sarafine – infatti, la Thompson ha il doppio ruolo di antagonista recitando anche nei panni della maga oscura Sarafine, madre di Lena. Alla fine dei conti, è indubbio che i due attori abbiano contribuito non poco alla riuscita generale del film che si avvale però anche di effetti speciali ben realizzati.

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Non solo sentimentalismo: una riflessione sul diverso

Se è vero che il fil-rouge è la storia d’amore di Ethan e Lena e la lotta tra forze oscure e forze della luce, dietro le righe si può leggere di più. L’accoglienza sgradevole che la comunità di Gatlin riserva a Lena e i pregiudizi e la maldicenze che da sempre ha indirizzato alla famiglia Ravenwood raccontano il tema della difficoltà del “diverso” ad essere integrato nella società. Non solo, ribaltano anche ciò che sembra giusto: è positivo omologarsi alla mentalità bigotta di un’intera comunità oppure è proprio ciò che ai loro occhi è sbagliato che dà valore alla propria individualità? Lena è indubbiamente più che “diversa”, per i suoi poteri magici, ma anche Ethan dimostra di avere una forte personalità e di andare oltre al pregiudizio. Un’altra riflessione portata avanti è quella sul potere della cultura: si dice spesso che “la cultura rende liberi” e infatti Ethan è il primo a disobbedire alle leggi della comunità e a prendere in prestito di nascosto diversi libri ritenuti “proibiti”, come Il buio oltre la siepe di Harper Lee. Una chicca? Gli scambi di opinione tra Ethan e Lena sulla letteratura di Charles Bukowski, ormai un icona tra i più giovani lettori.

Regia - 3
Sceneggiatura - 2.5
Fotografia - 3.5
Recitazione - 3.5
Sonoro - 2.5
Emozione - 3

3

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