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Il mondo del cinema è cambiato in modo assolutamente radicale da quando Batman Begins, 15 anni fa, piombò nelle sale di tutto il mondo, creando una cesura fondamentale rispetto a ciò che erano i fumetti al cinema, raccogliendo e sviluppando ciò che Tim Burton aveva fatto 16 anni prima (e guarda caso sempre sul Cavaliere Oscuro di Gotham).
Oggi, con buona pace dei fan di Joker di Todd Philipps, si può tranquillamente dire che Christopher Nolan ha avuto tanti estimatori tra critica e pubblico, ma ben pochi discepoli in ambito cinematografico.
Né la Marvel, né tantomeno la DC (nonostante le buone intenzioni iniziali di Zack Snyder) sono riuscite infatti a portare avanti il testimone di Nolan, profeta di un cinema sui supereroi che spingeva al limite il rapporto tra libertà autoriale e fonte originale.
Ancora oggi, del resto, si dibatte se si possano veramente, fino in fondo, considerare cinecomics le tre parti della sua trilogia, o se invece piuttosto non si debba parlare di cinema d’autore, dal momento che la direzione verso cui spinse questo progetto, fu unica nel suo genere.

Batman Begins: la nascita di un eroe

Batman Begins, Cinematographe.it

Forse anche per questo, Batman Begins da molti è considerato il migliore dei tre, non solo per una maggior fedeltà al fumetto, al personaggio cartaceo, ma anche per il tono, il ritmo, il suo sposare una dimensione narrativa della “nascita di un eroe” che rimane (da Spiderman agli X-Men, da Superman a Iron Man) sempre la parte più affascinante, più intrigante di ogni personaggio.
Con David Goyer, Nolan struttura una sceneggiatura dominata da un Bruce Wayne a cui Christian Bale donò una luce interiore fantastica, ne fa uomo inizialmente fragile, perso, ed infine forgiato sui monti dell’Himalaya da un Ra’s al Ghul a cui Liam Neeson dona un carisma e un’eleganza unici. Ed assieme una mancanza di pietà e fanatismo mefistofelici.

Giocato sul contrasto tra giorno e notte, tra i quattro elementi della natura, Batman Begins, con un cast ricco e azzeccatissimo che oltre a Bale e Neeson contava anche Michael Caine, Morgan Freeman, Cillian Murphy, Gary Odlman, Tom Wilkinson e tanti altri, ci donò un Cavaliere Oscuro di grande impatto visivo, e di cui Nolan sottolineò la duplicità.
La maschera, il doppio, l’identità, il cozzare di verità e menzogna, realtà e apparenza, (punti cardinali del cinema di Nolan) qui fungono da base per descrivere un Batman che è detective, inventore, protettore dei deboli.

Un film per un pubblico maturo

Batman Begins, Cinematographe.it

Bale non portò sullo schermo la terrificante possenza guerriera poi mostrata da Ben Affleck, né fu tormentato ed oscuro come Michael Keaton, ma in compenso ce ne donò una versione illuminata, più umana anche, in fieri, dove le motivazioni, il percorso interno di maturazione e presa di coscienza erano più chiare, più accessibili.
Nolan spezzò completamente la dimensione dei film per supereroi “per bambini” o “teenager”, andò anche oltre a ciò che Burton aveva concepito, rese la vendetta il filo che connetteva un iter narrativo mai banale, sorprendente, connesso alla paura, al senso di colpa, ad una visione della giustizia come totem di una società altrimenti barbara.

Sontuoso nella colonna sonora (una delle più importanti e belle degli ultimi 30 anni) e nella fotografia di Wally Pfister, Batman Begins è il primo film di una trilogia che ci ha donato il supereroe cinematografico definitivo.
Che sia un caso che il cinema sia di lì in poi andato verso tutt’altra direzione? Forse un’eredità ed un confronto troppo pesante? Forse che solo Batman poteva essere mezzo per guidare lo spettatore verso un viaggio così oscuro e affascinate?
Ma del resto solo Nolan poteva fare un’operazione di questo tipo ed avere successo, solo lui, che in realtà (dopo 15 anni lo si può dire) ha usato la fantastica epopea del Cavaliere Oscuro per parlarci della società, del nostro tempo, in cui la consapevolezza è assente.

In Batman Begins rivive l’eroe di Sofocle

Batman Begins, Cinematographe.it

Batman Begins, il suo Batman, è l’eroe come Sofocle lo aveva immaginato, è la coscienza, la ricerca della verità, l’auto-isolamento in virtù del lutto, di un dolore agli altri incomprensibile. Un dolore che porta ad un indagare su sé stessi ed il mondo che ci circonda, ad evolversi, cambiare, a fare ciò che è giusto senza però tradire sé stessi: “Non ti ucciderò…ma non sono tenuto a salvarti”.
Fedele alla sua morale di non uccidere, di non diventare un criminale che caccia criminali (come il Punitore della Marvel), ma anche maestro dell’intuizione, del cogliere il senso di un’azione, del fare ciò che va fatto, piegando le regole ma senza infrangerle.
In questa, anche in questa descrizione dell’eroe, mitologica, antica, ma sempre attuale, risiede la grande lezione di Christopher Nolan, il suo aver tolto ogni sacralità o perfezione al supereroe, aver tolto ogni alibi all’uomo.
Perché questo Bruce Wayne, questo Batman, è un uomo. Non il Dio oscuro di Gotham, quanto l’alfiere solitario di un risorgere della potenzialità inespressa soffocata dalla società, ma di cui essa ha bisogno, pure non meritandolo.

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