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È arrivato su Netflix il nuovo film di Kitao Sakurai, Bad Trip, una commedia slapstick tra realtà e candid camera. Protagonisti di questa storia il famoso comico Eric Andre, Lil Rel Howery e Tiffany Haddish. Il principio è lo stesso di Borat, costruire un racconto di finzione sulle reali reazioni delle persone. Ma laddove il film di Sasha Baron Cohen riusciva a trovare il giusto connubio tra sceneggiatura e candid, il Bad Trip di Sakurai sembra perdersi. La narrazione forzata, vari stacchi di montaggio e una trama fin troppo semplice vanno a minare la totalità del film, di cui per altro molte scene portano ad una spensierata risata.

Bad Trip: le strampalate avventure di Chris e Bud in viaggio verso New York

Bad Trip - cinematographe.it

Bad Trip segue le vicenda di Chris Carey (Eric Andre), un uomo con diversi problemi che vive alla giornata grazie a lavori che purtroppo non riesce a tenersi. La sua è una mente fragile, non ancora alla realtà e con grosse difficoltà ad approcciarsi in modo civile con le persone. Bud Malone (Lil Rel Howery) è il migliore amico di Chris, tenero e impacciato e, soprattutto, maltrattato dalla sorella criminale, Trina (Tiffany Haddish). Dopo aver rivisto la sua cotta del liceo, Chris decide di seguirla a New York, convinto che quello della donna fosse un esplicito invito ad andare a trovarla. Convince così l’amico Bud, e insieme partono per un assurdo viaggio con la macchina rubata a Trina, la “Bad Bitch”. I due si porteranno dietro una serie di guai e disastri, dove il più delle volte sono proprio loro stessi a rimetterci.

Una comicità violenta e sessualizzata non proprio per tutti

Bad Trip - cinematographe.it

Non è un lavoro semplice coniugare questo genere di film, un ibrido a metà tra realtà e finzione. Come un format televisivo, gli sceneggiatori devono trasformarsi in piccoli chimici e azzeccare la giusta formula. Lo stesso vale per un film, dosare le sue parti affinché il prodotto non pendi né troppo da una parte, né troppo dall’altra. Ed è proprio questo l’errore in cui è cascato il Bad Trip di Kitao Sakurai: cacare troppo dal lato della finzione. Le vere e proprie candid sembrano esser fin troppo finte, costruite, senza nessuna reazione eclatante da parte delle persone inconsapevoli di trovarsi su un set. Questo genere di commedia poggia, in gran parte se non del tutto, sulle reazioni delle persone. Per fare ciò la scena deve prendersi il suo tempo, e allo stesso modo la scena deve muoversi un piano statico. Un ritorno all’origine dello scherzo televisivo. Il montaggio, in questi casi, deve essere ridotto all’osso, in modo tale che saranno le persone a determinare il risultato, e non il contrario. Emblematica è la scena al supermercato con Chris e Bud sotto l’effetto di stupefacenti, qui Sakurai lascia da parte tutti gli schemi del film e si prende la libertà di creare la scena più riuscita di tutte.

La comicità portata all’estremo, a situazioni paradossali di forte violenza e sessualizzazione non sono di per sé fastidiose, anzi, sono le prime a portare ad una facile risata. È l’ilarità allo stato brado, semplice e funzionale, che in Italia ha fatto il successo al botteghino dei cinepanettoni. Non è per tutti, questo è certo, eppure anche ai grandi intellettuali potrebbe scappare una risata nel vedere i membri di Chris e Bud legati da una trappola cinese. Purtroppo, come dicevamo, il problema di Bad Trip non risiede in questo, ma nella sua costruzione narrativa. Eric Andre riesce a far ridere anche stando fermo, la sua è una facia comica per eccellenza. Fisionomia e mimica facciale fanno di lui un comico versatile ed effetto, ma non riesce a sorreggere il peso dell’intero film; cosa che il regista sembra richiederli. Bad Trip poteva dare di più, e invece rimane relegato e poche e brevi scene ben riuscite.

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