voto del pubblico N/A
voto finale
5.0/5
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Recitazione
Sonoro
Emozione
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In Asimmetria, opera prima della serba Maša Nešković (1984), c’è una Belgrado guardata con sguardo innamorato. È elettrica e lunare, viva e placida, per nulla ipercinetica o metropolitana, anzi quasi lacustre: nella sospensione dalla frenesia di un’estate che non cede mai all’onirico il suo passo lento, tre coppie si trovano a fare i conti con l’esperienza dell’amore e dell’addio.

Lola e Pec sono due compagni di scuola appena adolescenti: si amano senza saperlo o scoprendolo, forse, solo al momento della separazione, quando lei, con la madre e il fratellino malato, lascia la Serbia per il Canada. Olja e Ivan hanno venti o trent’anni: sono vicini di casa e si ascoltano vivere, innamorandosi subito l’uno dell’altra. Lui supera nell’amore, vissuto teneramente e carnalmente, i suoi accartocciamenti depressivi; lei nell’amore ritrova un senso di appartenenza e una ragione di speranza dopo un grave lutto. Eppure, lo spettro incombente del ritorno a casa di lei, nel Canada dov’è emigrata tempo prima, aleggia sulla neonata relazione. Infine, un uomo e una donna senza nome – avranno quaranta o cinquant’anni – si separano dopo vent’anni di matrimonio, nella sofferenza di una rottura imprevista e, chissà, non definitiva. 

Asimmetria: la storia di tre diverse storie d’amore o di una stessa storia d’amore in tre tempi diversi?

‘Asimmetria’ è l’opera prima di fiction della belgradese Maša Nešković, già autrice di undici cortometraggi e otto documentari

Film che segue tre storie d’amore o una stessa storia d’amore in tre tempi diversi, Asimmetria stupisce per la qualità visiva che si rivela nelle immagini e nell’andamento incantatorio con cui queste immagini si muovono, in una compattezza che le tiene al riparo dal rischio dell’evanescenza, quasi a sottolineare la sovrapposizione tra portata simbolica e concreto spessore della vicenda. Nešković dimostra, così, il suo talento di esordiente votata a farsi strada con una poetica che supera la lettura della società serba in termini politici ritornando alla dimensione più universale dei sentimenti, resa plasticamente attraverso un’estetica potente e raffinata. 

Asimmetria: un film di debutto che seduce e che contrassegna un mutamento stilistico e tematico in corso nelle cinematografie balcaniche

‘Asimmetria’ è stato accolto con entusiasmo al Trieste Film Festival di quest’anno

I Balcani non sono forse già più la regione in cui i cineasti sono tenuti ineluttabilmente a misurarsi con un passato di guerre e responsabilità civili, ma un luogo del mondo in cui uomini e donne, come in qualunque altro luogo, s’interrogano se andarsene o restare o se, dopo essersene andati, vale la pena tornare. Tornare a una terra come si torna a un amore: tutte e tre le coppie sono, infatti, sospese tra il qui e l’altrove, tra vecchio e nuovo o tra nuovo e vecchio, tra il taglio che separa e il desiderio che, in qualche modo, continua a unire, a segnare il solco comune dell’intimità.

Proprio in virtù di questo respiro ampio, insieme ancorato alla contemporaneità e allegorico, il film rivela a pieno la sua attualità senza data di scadenza, affascinando grazie a una fotografia di altissimo livello e a una drammaturgia dalla scrittura calibrata, insieme evocativa e puntualissima, ricca di stratificazioni che andrebbero sfogliate una a una per percepirne con mano la profondità delle implicazioni. 

Asimmetria è disponibile dal 16 aprile 2021 nel catalogo della piattaforma di Nexo+.