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Antropocene: L’Epoca Umana, film-documentario del 2018 diretto da Jennifer Baichwal ed Edward Burtynsky e con la voce narrante di Alicia Vikander, si inserisce nel solco della grande tradizione documentaristico-cinematografica e passa in rassegna tutte le silenziose e taciute atrocità del genere umano nei confronti del nostro Pianeta; un prezioso documento che testimonia come riconoscere i segnali del dominio sia il primo passo verso un effettivo e sincero cambiamento.

Antropocene: L’Epoca Umana si inserisce nel filone documentaristico-cinematografico inaugurato nei primi anni ottanta, quello di Godfrey Reggio con la Trilogia QatsiKoyaanisqatsi (1982), Powaqqatsi (1988) e Naqoyqatsi (2002) – che mediante un montaggio d’immagini, senza alcuna linea di dialogo e/o voiceover, racconta l’impatto della civilizzazione sul Pianeta; e quella di Ron Fricke – collaboratore e direttore della fotografia di Reggio in Koyaanisqatsi, che con Chronos (1985), Baraka (1992) e Samsara (2011), sviluppò il concetto di narrazione proposto dal suo maestro, soffermandosi però più che sull’impatto della civilizzazione sulla Terra, sull’evoluzione della civiltà nel corso dei secoli.

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Antropocene: L’Epoca Umana – Dall’olocene a una nuova epoca geologica legata all’evoluzione umana

“Antropocene” è un termine coniato negli anni ottanta dal biologo Eugene F. Stoermer; il termine indica l’epoca geologica attuale – successiva all’Olocene nel periodo del Quaternario –  nella quale all’essere umano e alla sua attività sono attribuite le cause principali delle modifiche territoriali, strutturali e climatiche. In tal senso infatti, Antropocene: L’Epoca Umana mette in rassegna alcuni dei principali eventi terroristici subiti dalla Terra ad opera dell’uomo, a partire dalla sequenza di apertura, un container in Kenya da cui vengono estratte 105 tonnellate di zanne d’elefante per i mercanti d’avorio.

Un business che frutta 100 milioni di dollari di transazioni per un totale di 10.000 animali morti – una sequenza forte che testimonia e ci getta in faccia, senza alcun freno inibitore, un incubo come la moria degli elefanti, testimonianza di come la brama di potere dell’uomo non conosce limiti. E non solo gli elefanti, specie come le Tigri di Sumatra, gli Okapi, il Gibbone dalle guance bianche, il Fervo di padre David, la Tartaruga egiziana, il pollo di montagna e il rinoceronte bianco, sono tutte a rischio d’estinzione o formalmente estinte.

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La Terra ha 4,5 miliardi di anni e la sua storia è scritta nelle rocce è una frase ricorrente nel corso della narrazione. Non è un caso, infatti, se in Antropocene: L’Epoca Umana sono mostrati anche casi di estrazione come quella di Norilsk in Siberia, la città più inquinata della Russia. L’attività industriale e i suoi liquami – in cui la gente fa tranquillamente il bagno e nelle cui spiagge limitrofe prende il sole, in una sequenza tanto surreale quanto dolorosamente triste – stanno lentamente sciogliendo i ghiacciai.

Norilsk è una cittadina sperduta, dilaniata dalle proprie attività metallurgiche a livello non solo biologico, ma anche umorale, senza aree verdi dove poter respirare aria pulita e dove le operaie si commuovono alla vista di un fiore che sboccia su di una roccia.

La denuncia all’estrazione prosegue passando a Carrara, patria del celebre marmo, dove una sequenza di rara violenza ci mostra un caterpillar che rischia di ribaltarsi pur di riuscire a spostare un gigantesco blocco di marmo, a cornice di un paesaggio tanto suggestivo quanto sporco, deturpato dai gas di scarico e dai continui lavori. A Carrara il marmo è quasi un vanto vista la continua richiesta da secoli e il commercio in tutto il mondo, ma per ottenerlo gli sforzi sono disumani e deleteri per la biosfera.

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Tecnofossili e Terraformazione

In Antropocene: L’Epoca Umana si denunciano ulteriori declinazioni di come la Terra venga deturpata dall’uomo per la ricerca di guadagno e risorse; viene preso in esame il fenomeno dei tecnofossili, ovvero l’insieme degli oggetti creati dall’uomo – quindi plastica, metalli, lattine, vetro – che restano nella biosfera, sedimentandosi, e generano uno strato di materiali assolutamente non biodegradabili. La sequenza scelta in Antropocene: L’Epoca Umana mostra una discarica nel Kenya dove lavorano 250.000 persone con una specifica organizzazione, come fosse una (surreale) società parallela.

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Viene poi preso in esame il fenomeno della terraformazione, ovvero l’insieme delle modifiche della superficie terrestre da parte dell’uomo, come l’abbattimento di enormi pile di alberi – le foreste infatti occupano l’89 per cento della superficie terrestre e assorbono il 30 per cento delle emissioni di anidride carbonica.

Si affronta anche l’uso di possenti macchine escavatrici da 12.000 tonnellate che arrivano a sradicare qualunque possibile sedimento dal terreno, come avviene in una cittadina ad est della Germania dove la RWE (Rheinisch-Westfälisches Elektrizitätswerk AG) sta scavando nel terreno per creare un lago – occasione di nuove opportunità lavorative per i coltivatori della zona, ma che non tiene conto dell’ambiente e del suo delicato equilibrio.

Cambiamento Climatico e Nitrogeno

Una delle principali denunce che trovano spazio in Antropocene: L’Epoca Umana, è il cambiamento climatico, causato dalle attività chimiche dell’uomo e dal continuo utilizzo di energie non rinnovabili.

Gli effetti – ormai ravvisabili da chiunque – sono legati alle oscillazioni termiche, l’innalzamento del livello del mare, l’acidificazione degli oceani. Le conseguenze sono lampanti, come il deterioramento della barriera corallinal’ecosistema più complesso del pianeta tanto da comporre il 25 per cento della biosfera marina – o l’innalzamento del livello dell’acqua a Venezia in una surreale sequenza con una Piazza S.Marco completamente allagata.
Il cambiamento climatico sarebbe riscontrabile anche nell’innalzamento dei livelli di nitrogeno nell’atmosfera causando, grazie ad agricoltura e allevamento, la perdita di un terzo delle terre ghiacciate.

Antropocene: L’Epoca Umana – Quale speranza?

La Terra a 4,5 miliardi di anni e la sua storia la si legge nelle rocce – Antropocene: L’Epoca Umana pur mostrando le atrocità taciute dell’uomo nei confronti dell’ambiente, chiude cercando di dare un briciolo di speranza a questo mondo, attraverso una narrazione a cerchio chiuso che si ricongiunge con la sequenza di partenza – quella delle zanne di elefante – dove viene mostrato che quelle stesse zanne, da profitti da 100 milioni di dollari di transazioni in tutto il mondo, vengono fatte bruciare come simbolo di una voglia di cambiare, di non ricominciare, di aver cura di questo mondo.

La civiltà moderna s’è sviluppata in 10000 anni spingendo la Terra oltre i suoi limiti naturali ma c’è ottimismo – riconoscere i segnali del dominio è il primo passo verso il cambiamento, per tornare a sistemi di sussistenza che diano sicurezza alla Terra e ai suoi ecosistemi.

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