anomalisa

Ipse dixit. È così che sentenzierebbe un dotto dopo aver visto Anomalisa, il capolavoro di Charlie Kaufman e vera rivelazione della 72esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Film complesso, strutturato ricco di venature e sub-argomentazioni che lo rendono un gioiello prezioso ed inestimabile, fantastico dalla prima all’ultima scena, riesce ad intersecare mirabilmente tre arti apparentemente difficili da sequenziare: passione, riso e dramma. Come non rimanere estasiati dalla resa dello stop-motion con il quale è girato e reso magistralmente realistico dalla regia sempre acuta e originale di un vero e proprio genio del nostro tempo: Charlie Kaufman.

anomalisa

Il sentimento principe nell’apparente commedia dai tratti scuri è la depressione, un status quo all’interno della pellicola che rasenta quasi la follia e la persecuzione maniacale ( non è un caso che l’hotel dove si svolge l’azione si chiami proprio Fregoli, prendendo il nome da una patologia psichiatrica riconosciuto come un delirio di trasformazione somatica, che avviene da parte del paziente il riconoscimento di persone non conosciute oppure sovviene allo stesso l’idea che le persone conosciute modifichino il proprio aspetto per non essere riconosciute). Queste modificazioni somatiche colpiscono soprattutto il protagonista della pellicola, Michael Stone, un uomo di mezza età che percepisce l’ambiente intorno a sé come un mondo fatto da cloni dalla stessa voce e sembianze. Ottima la trovata del regista di rendere questa situazione maggiormente acuita dal doppiaggio di una singola persona per tutto il resto del cast, anche per le donne.

Anomalisa: la vita è fredda e solitaria, scalfita solo apparentemente da lievi e pungenti attimi di felicità, il sorriso è transitorio e l’amore risulta essere un’anomalia

La trama apparentemente è molto semplice ma nasconde vicoli e sentieri psicologici che si lasciano ampiamente interpretare. Un uomo inglese di mezza età chiamato Michael Stone arriva a Cincinnati per un week-end lavorativo dove terrà una conferenza sul suo ultimo libro che tratta le problematiche dei servizi clienti. Stone è un uomo solo e profondamente triste, quasi abbandonato dalla moglie, trascorrerà il suo fine settimana in un hotel chiamato Hotel Fregoli. In questo ambiente si troverà catapultate contro le sue paure più intrinseche, la sua voglia di sessualità e amore, apparentemente appagati dalla strana e conturbante Lisa, una giovane ragazza incontrata nelle stanza dell’hotel. Michael inizia a capire quali siano le conseguenze della depressione, del suo modo di guardare il mondo e decide di dare una svolta decisiva alla sua esistenza. Vuole vivere tutto il resto dei suoi giorni con la sua AnomaLisa, rea o meritevole in questo caso di essere appunto anomala, una vera e proprio mosca bianca nel panorama clonato che la mente contorta e a tratti perversa di Michael mostra. Saprà l’uomo conquistare la propria libertà psichica e soprattutto imparerà ad essere felice?

anomalisa

Non nuovo a sceneggiature così complesse e argomentate, il regista Kaufman sviscera sul grande schermo la sua opera più matura, più cruda e soprattutto più incredibile. Raramente si riesce a ridere e provare tristezza nello stesso momento, in questo si vede la grandezza della pellicola. Come lo stesso regista ha ammesso in conferenza stampa, è il pubblico a vedere il film e sarà il pubblico a creare la propria personale interpretazione, per dirla come il filosofo Adorno, genererà l’altro dal mondo. Dunque un film che non si ferma alla semplice prima visione, che genera mondi e microcosmi diversi e interpretativi in ognuno di noi, voi come lo chiamereste? CAPOLAVORO! Anomalisa non solo vince “moralmente” la 72esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia ma si piazza di diritto come pietra angolare della storia recente del cinema. In conclusione, il film si potrebbe riassumere con questo assioma: La vita è fredda e solitaria, scalfita solo apparentemente da lievi e pungenti attimi di felicità, il sorriso è transitorio e l’amore risulta essere un’anomalia. A Schopenhauer non dispiacerebbe affatto, a noi esalta, terribilmente.

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