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Il film Anime borboniche è una commedia on the road scritta e diretta da Paolo Consorti e Guido Morra e distribuita da 102 Distribution. Il film mette in scena una storia surreale che gravita attorno ad una figura cara al cinema e al teatro, ma non solo: il figurante. L’intero film è girato nei meravigliosi luoghi storici campani, tra cui la bellissima Reggia di Caserta, un gioiellino architettonico voluto dalla dinastia dei Borbone nel 18º secolo e sviluppato da Luigi Vanvitelli. I luoghi monumentali della Reggia di Caserta e di borgo di Castel Campagnano, la genuinità del racconto e alcuni siparietti però non bastano a reggere più di un’ora e mezzo di film.

Anime borboniche: la trama del film

Anime Borboniche Cinematographe.it

Una coppia sposata (Ernesto Mahieux e Susy Del Giudice) deve raggiungere la Reggia di Caserta per partecipare come figuranti ad una rievocazione storica. I due appena aprono gli occhi iniziano a litigare, dalla vestizione in abiti d’epoca al tragitto verso la Reggia di Caserta. Le liti sono così fastidiose che la donna decide di abbandonare il marito lungo la via. L’uomo, vestito da cocchiere borbonico, si ritrova a piedi, solo e senza cellulare, preoccupato perché non sa come raggiungere la Reggia. Chiederà aiuto alle persone che incontra, ognuno con un mondo a sé.

Il viaggio dell’eroe nella semplicità campana

È ovvio che il percorso che il protagonista Vincenzo si troverà ad affrontare è metaforico. Come un eroe dell’epica e della mitologia antica, il barbiere vestito da cocchiere del ‘700 si trova a percorrere un sentiero spirituale che fa riflettere sulla sua esistenza e sul suo rapporto con la moglie. Le figure incontrate sono viandanti, gente comune, ognuno capace di descrivere la genuinità che contraddistingue il popolo campano: l’amore per la musica, la danza, per l’arte, oltre all’attitudine alla coesione, con un chiaro rimando alla spiritualità intrisa nella storia e nella tradizione campana. Tutti personaggi che con il loro apporto rimetteranno Vincenzo sulla giusta via. Tra i tanti Vincenzo incontrerà Fra Giacinto, un Giobbe Covatta (Poveri ma ricchi) che prende le sembianze di Padre Pio, a cui l’uomo protagonista è devoto, che anticipa all’uomo che pioverà, così gli porgerà un riparo, un semplice ombrello. Nella vita è quasi certo che pioverà, l’importante è sapere come ripararsi.

Le Anime borboniche sono i figuranti

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A guidare in modo convincente questo racconto, che prende i caratteri di una fiaba dai tratti surrealisti, c’è la faccia che ispira simpatia di Ernesto Mahieux, celebre interprete che diede volto ad uno dei protagonisti de L’imbalsamatore di Matteo Garrone, in compagnia di Susy Del Giudice (A Napoli non piove mai). Il film di Paolo Consorti e Giudo Morra è poi un omaggio ad una cruciale figura, del cinema, del teatro e in generale dell’arte: quella del figurante. I figuranti sono in questo caso dei volontari che per amore dell’arte decidono di prestarsi per far rivivere l’epoca Borbonica. Come in un allestimento di uno spettacolo, nel gruppo ci sono micromondi, ognuno fatto di talenti, gioie e dolori che accompagnano chi ha l’anima d’artista, con aspettative, ambizioni, fallimenti e traguardi. Una bellissima idea quella di Anime Borboniche, che nella sua semplicità riesce a strappare sorrisi di spensieratezza ma che resta troppo astratto per offrire agli spettatori un intrattenimento completo.

Il film è una produzione Opera Totale ed è disponibile ondemand per gli abbonati della piattaforma streaming Amazon Prime video.