RomaFF12 – And Then There Was Light: recensione del film di Tatsushi Omori

And Then There Was Light affronta a muso duro lo spettatore, minandone le aspettative e le certezze e rivelandosi una pellicola imperfetta quanto necessaria.

And Then There Was Light è l’ottavo lungometraggio del regista nipponico Tatsushi Omori, inserito nella selezione ufficiale della dodicesima edizione della Festa del Cinema di Roma. Il film si può classificare come una commistione fra thriller e noir, tessuto su un quadrilatero amoroso in due livelli temporali. I protagonisti di And Then There Was Light sono Arata IuraEitaKyoko HasegawaManami Hashimoto.
And Then There Was Light

Nobuyuki (Arata Iura) è un ragazzo che vive nella piccola isola di Mihama, nei dintorni di Tokyo, legato alla sua bella compagna di classe Mika (Kyoko Hasegawa) e a Tasuku (Eita), un bambino che lo vede come una sorta di fratello maggiore e che subisce continuamente maltrattamenti e abusi da parte dello spregevole padre. Un giorno, Nobuyuki commette un crimine per salvare la sua amata da uno stupro, osservato dallo stesso Tasuku. I tre sono fra i pochi superstiti di un terribile tsunami che travolge l’isola, spazzando via vegetazione, costruzioni, molti dei suoi abitanti e anche tanti segreti. 25 anni dopo, Nobuyuki sta vivendo un matrimonio infelice, mentre Mika è diventata una celebrata e amata attrice. Tasuku si ripresenta però nella vita del vecchio amico, sostenendo di avere le prove di quanto da lui commesso e reclamando un particolare riscatto per non metterlo nei guai.

And Then There Was Light: vendetta, ricordo, rimorso ed espiazione sono alla base del film di Tatsushi Omori

And Then There Was Light

Tatsushi Omori dirige una pellicola dalla grammatica filmica schizofrenica e inafferrabile,  che gioca coi tempi e con le aspettative dello spettatore, dilatando la narrazione per poi imprimere brusche accelerate, e compiendo alcune audaci scelte come una musica elettronica sparata a volume assordante in momenti di film statici e particolarmente intensi. Un approccio stordente e a tratti fastidioso, ma che ha il merito di infondere nello spettatore il giusto stato d’animo per godere di una storia cupa e perversa, dall’andamento contorto, ridondante e in certi casi deliberatamente provocatorio nei confronti dello spettatore.

And Then There Was Light si poggia su temi non certo inediti come la vendetta, il ricordo, il rimorso e l’espiazione, ma lo fa con un cinismo e una totale mancanza di qualsiasi vena consolatoria tali da rendere il film un’esperienza appagante e allo stesso tempo profondamente disturbante. Tatsushi Omori precipita lo spettatore in un quadrilatero sentimentale di rara crudeltà, dominato dall’opportunismo e dal desiderio di rivalsa, in cui ogni personaggio è vittima e allo stesso tempo carnefice e il sesso è una semplice merce di scambio per ottenere ciò che si vuole dal prossimo. Una storia fatta di dettagli, di sfumature e di un cordone ombelicale con il proprio passato e con le proprie origini impossibile da recidere, se non con una discesa violenta e autodistruttiva negli abissi dell’animo umano.

Il principale punto di forza di And Then There Was Light sono dei personaggi fortemente caratterizzati, al punto da sfiorare a tratti il grottesco e la macchietta.

Un’arma potenzialmente a doppio taglio, che Tatsushi Omori sfrutta abilmente per delimitare un contesto in cui ogni cosa è concessa e credibile, da un tradimento sfruttato come pretesto  per qualcosa di più grande a un delitto ordinato su commissione per appianare i conti con il passato. Fra stasi, ripetizioni e binari narrativi che si rivelano morti, And Then There Was Light procede traballando, ma mai cadendo, alimentato da una rabbia repressa sempre sul punto di esplodere e dirigendosi verso un finale di raro sadismo psicologico prima che fisico, in cui passato, presente, opportunismo e disillusione confluiscono e colmano coerentemente i tanti passaggi rimasti in sospeso, lasciando lo spettatore privo di certezze, sconfitto e privo di qualsiasi speranza.

A condire il tutto, un erotismo latente ma tangibile, le buone performance dei protagonisti, in perenne bilico fra rabbia e pentimento e fra follia e rimpianto, e una colonna sonora ossessiva e volutamente scioccante, che insieme ai torbidi eventi narrati si pone in netta antitesi con una buona fotografia, capace di risaltare gli splendidi paesaggi naturali dell’isola nella prima parte e il grigiore della città nella seconda metà della pellicola.

And Then There Was Light

In un cinema contemporaneo che spesso eccede nel cercare una morale consolatoria e confortante, And Then There Was Light affronta a muso duro lo spettatore, minandone le aspettative e le certezze e rivelandosi una pellicola imperfetta quanto necessaria. Un’opera che nella sua ricercata complessità e nella sua voluta osticità riesce ad affascinare, turbare e sconvolgere, sedimentandosi nella nostra anima come il grande cinema dovrebbe sempre fare.

Regia - 3.5
Sceneggiatura - 4
Fotografia - 3.5
Recitazione - 3.5
Sonoro - 3.5
Emozione - 4

3.7