An Ordinary Man

Brad Silberling non è di certo un nome sconosciuto nel mondo cinematografico. Il regista statunitense ha iniziato il suo percorso nel mondo della settima arte con un film per ragazzi che è entrato di prepotenza nei cult degli anni ’90. Chi non ricorda Casper? Il regista ha poi diretto pellicole che, nel bene e nel male, sono ancora riconosciute. Ricordiamo infatti La Città degli Angeli, nel 1998, con Meg Ryan e Nicholas Cage, o Moonlight Mile – Voglia di ricominciare nel 2002 dove dirige Dustin Hoffman, Susan Sarandon e Jake Gyllenhaal o ancora il più conosciuto Lemony Snicket – Una serie di sfortunati eventi – pellicola di recente adattata in una apprezzatissima serie su Netflix.

Con An Ordinary Man, Brad Silberling dirige Ben Kinglsey nel ruolo dell’ultimo criminale di guerra, nella ex Jugoslavia, ancora latitante.

Nella realtà dei fatti, Goran Hadžić fu l’ultimo criminale di guerra catturato nel 2011 dopo Ratko Mladić, arrestato due mesi prima. Kingsley interpreta il fittizio Generale, l’ultimo latitante in un paese ormai smembrato da un conflitto protratto per anni. Il film ruota attorno agli ultimi giorni di libertà. L’uomo viene protetto dai suoi uomini, in particolare dalla sua guardia del corpo interpretata da Peter Serafinowicz, e segregato con forza in un appartamento nel centro cittadino. Il Generale – così sempre chiamato da chi lo incontra – viene subito affiancato dalla giovanissima Tanja, la sua nuova domestica.

An Ordinary Man

Il film è, registicamente parlando, costruito di una timida ma apprezzabile personalità. Una fotografia molto tenue e filtrata dai colori più accesi mostra, anzitutto, luoghi ormai spenti e dimenticati, quasi fuori dal tempo. C’è un decadimento palpabile nelle strade vuote e grigie, nella polvere che si alza nella brezza del mattino, o nella vacuità delle stanze silenziose e spente.

Il protagonista, centrale nel racconto, mostra un uomo quasi privo di alcun risentimento verso le gesta del suo passato. Con una certa ironia satirica dei suoi comportamenti, il Generale è un uomo molto loquace che affascina ed illumina il buio circostante. Ben Kingsley è notevole nella sua interpretazione molto fisica e parlata – seduce il tono della sua voce che muta col cambiare dell’intensità del momento. Il suo Generale non si arrende al suo stato di chiusura dal mondo esterno. Al contrario è inverosimilmente convinto della temporaneità del suo presente. È un uomo che non comprende la condanna sulla sua testa, si chiede, diversamente, perché non venga celebrato.

An Ordinary Man

Assieme a lui troviamo la domestica Tanja, interpretata da una convincente Hera Hilmar (Anna Karenina, Da Vinci’s Demons, Il quinto potere).

Il rapporto che si crea tra i due si concretizza pian piano. Dopo un incontro quasi perverso ma, per certi versi metafisico, il Generale e la ragazza iniziano la loro strana convivenza. Dapprima un rapporto quasi paterno, poi una vicinanza sempre più intima ci guida verso un finale annunciato che, tuttavia, potrebbe lasciare con l’amaro in bocca nella sua risoluzione. Ci si aspetta qualcosa che probabilmente non verrà mai realizzato.

An Ordinary Man

An Ordinary Man descrive paradossalmente la certezza che il personaggio del Generale porta con se. Si crede un uomo ordinario, ingiustamente condannato, che cerca con ardore una libertà che non merita.

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PANORAMICA RECENSIONE
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Recitazione
Sonoro
Emozione