GIUDIZIO CINEMATOGRAPHE - FILMISNOW

VOTA IL FILM ORA!

2.6

MEDIA VOTI PUBBLICO

Volenti o nolenti, la metafora rohmeriana degli zombie la conosciamo tutti più o meno a memoria: i morti viventi rappresentano la società che fagocita se stessa, che omologa e “cannibalizza” ogni identità. Negli ultimi anni il cinema asiatico ha battuto molto questa strada: pensiamo al giapponese Zombie contro zombie, o alla più che esauriente proposta coreana formata tra gli altri dal cult Train to Busan (con sequel, Peninsula, in arrivo) e dalla serie televisiva Kingdom. La domanda quindi, essenzialmente, è una: si può davvero ancora essere originali, parlando di questo argomento?
La risposta ci arriva da #Alive, ed è un secco no. Questo non significa che il film dell’esordiente Cho Il-hyung non sia un prodotto di qualità, anzi; ma tutto quello che si affastella davanti ai nostri occhi nel corso dei 90 minuti della pellicola appartiene per forza di cose ad un campionario di eventi già masticati e ampiamente digeriti. E, a dimostrazione di come l’industria coreana contemporanea si muova compatta verso una sorta di omologazione di gusti e contenuti, bisogna anche considerare come #Alive assomigli in certi momenti anche ad altre opere che nulla a che fare hanno con zombie e affini.

#Alive: Dramma dell’incomunicabilità

#Alive - Cinematographe.itTratto dal webtoon – ovvero dal fumetto digitale – del 2014 Dead Days, #Alive possiede un interessante primato: è il maggior incasso registrato nelle settimane di riapertura delle sale in seguito alla chiusura causa Covid-19. Ad intercettare i favori del pubblico è stato sicuramente l’argomento, calzante con la realtà attuale, oltre al passaparola generato dal pubblico dei post-adolescenti. Perché al centro della scena, qui, ci sono due ragazzi qualsiasi, improvvisamente e ingenuamente protagonisti di una epidemia di morti viventi che invade la città.

Conosciamo anzitutto Joon-woo, giovane nerd appassionato di videogame che vive le sue giornate in live streaming; una storia di solitudine, che diventa impossibile dopo i troppi giorni di isolamento causati dal virus. Il suo dramma dell’incomunicabilità si spezza grazie all’ingresso in scena della coetanea Yoo-bin, che vive di fronte. I due si mettono in contatto a distanza dapprima solo a gesti, e poi grazie a dei provvidenziali walkie-talkie. Così, mentre fuori c’è l’apocalisse e internet viene progressivamente messo fuori uso, loro due imparano a conoscersi e, platonicamente, a volersi bene.

“Io devo sopravvivere!”

#Alive - Cinematographe.itL’azione e la narrazione del film sono ben curate, e il target di riferimento non può che rimanere soddisfatto di fronte alle (dis)avventure che Joon-woo e Yoo-bin sono costretti a vivere. Ci si può, quindi, accontentare, ma resta il fatto che #Alive non faccia nulla per nascondere la sua natura derivativa. Come fosse un bignami dello zombie-movie odierno, o del cinema coreano d’intrattenimento in generale: il rapporto tra i due protagonisti ricorda quello dei personaggi principali di Castaway on the Moon, mentre la fuga sul tetto dell’edificio rimanda al recentissimo Exit (con la fuga di gas tossico al posto dei cannibali).

Le armi vincenti della pellicola restano quella dell’analisi socio-tecnologica, con l’utilizzo di droni e social network come armi da difesa/offesa, e quella della piccola introspezione concessa qua e là ai caratteri in gioco, compresi alcuni comprimari incontrati dai due ragazzi nel corso della loro fuga (uno su tutti: il marito con la moglie infetta). Eppure, anche in questi casi, si ha una vaga sensazione di incompiutezza e di incomprensibile fretta, soprattutto nella risoluzione dell’intreccio, come se non si trattasse di un film a sé stante ma dell’episodio pilota di una serie tv o del primo capitolo di una nuova saga young adult.

E TU COSA NE PENSI? LASCIA IL TUO COMMENTO

Iscriviti alla nostra newsletter

Ricevi novità, recensioni e news su Film, Serie TV e Fiction. Inoltre puoi partecipare alle nostre iniziative e vincere tanti premi

Grazie da adesso riceverei settimanalmente la nostra newsletter

Qualcosa è andato storto

PANORAMICA RECENSIONE
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Recitazione
Sonoro
Emozione