Alien 3 – recensione del film di David Fincher

David Fincher dirige Sigourney Weaver in Alien 3, il terzo capitolo della saga che si rivela un figlio apparentemente storpio, con una bellezza potenziale e inespressa.

Dopo il clamoroso successo planetario di Aliens – Scontro Finale di James Cameron del 1986, con il quale il regista portava a casa una vera e propria fortuna, riuscendo a monetizzare tanto di più rispetto al film del 1979, nel 1992 arriva Alien 3, terzo sequel della quadrilogia creata da Ridley Scott. Se nel primo film lo xenomorfo era soltanto uno e nel sequel la proliferazione della specie aveva letteralmente cancellato la colonia di terraformanti di Hadley’s Hope, nel terzo film diretto dall’allora esordiente David Fincher, la paura diventa esponente e potenziale.

Non è un caso che il film riporti nel titolo il numero 3 ma non come netta conseguenza del suo predecessore, ma come esponente di una successione matematica e distruttiva, ma non moltiplicativa. Infatti l’obiettivo di Fincher era quello di riportare la saga ai toni dark e prettamente gotici del primo inestimabile capolavoro di Ridley Scott. Dunque un ritorno alle origini per Alien 3: luoghi tetri, abbandonati e senza nessuna possibilità di fuga, niente marines coloniali e niente sparatorie da veri cowboy spaziali.

Dai cowboy dello spazio agli angusti corridoi fetenti di Fiorina 161 – questo è Alien 3

Alien 3

Altra idea originale del film di David Fincher era quella di avere uno Xenomorfo per la prima volta diverso rispetto ai suoi predecessori. L’alieno che infetterà il cane (il bue nella versione restaurata del 2003) infatti presenta tutte le caratteristiche della creatura dalla quale è germinato: coda lunga e rapida, niente cordoni sulle spalle, non una particolare intelligenza ma una straordinaria aggressività.

Le premesse per svolgere un altro grande lavoro c’erano tutte. Purtroppo c’erano, perché il lavoro di David Fincher è stato autenticamente tempestato da problematiche di carattere tecnico e burocratico. Non che Alien 3 sia un totale disastro, ma soffre di problematiche evidenti, di riscritture e mashup di sceneggiatura che non hanno sicuramente giovato al risultato finale. Come sempre le buone intenzioni sono state soverchiate da un apparato strutturalmente “debole”; i fan all’uscita del film rimasero particolarmente delusi dalla conclusione e dalla volontà quasi bieca di voler radere al suolo il lavoro di James Cameron.

Alien 3 è il figlio brutto nato per volontà diretta della madre

Alien 3

Fu lo stesso Cameron a utilizzare parole al fulmicotone contro gli sceneggiatori, definendo il film un totale fiasco. La pellicola uscì nelle sale con tantissime scene tagliate e questo portò la produzione, in occasione della presentazione dell’edizione home video di Alien Quadrilogy, a presentare un lavoro di restyling particolarmente intensivo. Nella special edition del 2003 infatti sono presenti ben 30 scene eliminate e un finale alternativo.

La storia di Alien 3 ricomincia esattamente dove terminava Aliens: Scontro Finale, ovvero il tenente Ripley, il caporale Hicks, Newt e Bishop erano andati in ipersonno. Qualcosa però cambia completamente la loro rotta, un facehugger si è introdotto nella Sulaco e ha creato un incendio nel reparto criogenico. Questo ha causato l’espulsione della navetta di salvataggio con i moduli criostatici e un atterraggio di emergenza su un pianeta chiamato Fiorina 161, dimora di 25 detenuti con la sindrome 47 del doppio cromosoma Y.

Sigourney Weaver è l’unica superstite del viaggio spaziale della Sulaco

Alien 3

L’impatto con il pianeta è piuttosto brusco e l’unica superstite è proprio Ellen Ripley. Il caporale Hicks morirà trafitto da un palo di sostegno e la piccola Newt perirà affogata nel tubo criogenico. Dopo essersi ripresa dallo shock post-ipersonno Ripley darà l’ultimo saluto alle salme dei suoi amici defunti, mentre un nuovo Xenomorfo, che dapprima aveva impregnato il cane di uno dei detenuti, farà la sua nascita.

Questo evento coincide esattamente con l’inizio del caos nella colonia penale. Numerosi detenuti iniziano a sparire o a morire in maniera totalmente assurda. Ripley si accorgerà ben presto che la minaccia aliena, che ormai la perseguita da decenni, è ancora presente e pronta a uccidere nuovamente. Dopo i racconti di un detenuto, che afferma di aver visto un “drago” uccidere i suoi compagni, Ripley è convinta che uno Xenomorfo abbia deviato la rotta della sua nave e stia ora “proliferando” tra i detenuti. Interrogato Bishop e avuta conferma delle sue teorie, la donna si rende conto che è arrivato il momento per lei di affrontare nuovamente lo Xenomorfo. La creatura sembra apparentemente evitare il confronto con il tenente e questo insospettisce non poco la donna.

Ripley è parte della famiglia… degli Alien

Effettuato un rapido check-up nei resti della navicella, Ripley si accorge ben presto che porta in grembo una regina. Durante l’ipersonno la donna è stata infettata da un facehugger. Cosciente di dover ben presto morire, Ripley tenta in tutti di modi di farsi uccidere ma senza esito positivo. Sarà quindi a capo di un piccolo gruppo di superstiti che organizzeranno un’ambizioso piano per sterminare la minaccia aliena nella fornace della colonia penale. Che ne sarà della sua vita?

Il film di David Fincher ha tanti lati positivi: dalla regia in primis – fresca e sperimentale -, alla fotografia particolarmente accurata e oscura, ma le pecche della sceneggiatura, scritta e riscritta, si sentono davvero e il risultato finale è un alquanto triste.

Triste per la storia narrata, triste per quanto avremmo davvero potuto vedere ma non abbiamo visto. Alien 3 è un’occasione mancata, un discreto film che non è potuto essere all’altezza dei suoi predecessori per un’auto-costrizione di inferiorità che egli si è imputato.

Regia - 3
Sceneggiatura - 2
Fotografia - 3
Recitazione - 4
Sonoro - 2
Emozione - 2.5

2.8

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