Alice e Peter, recensione del fantasy con Angelina Jolie su Prime Video

Scendiamo nella tana del Bianconiglio. Oppure no, voliamo verso l’Isola che non c’è. Direte, ancora un riadattamento di Alice nel Paese delle Meraviglie o di Peter Pan? Beh sì, avete più o meno colpito nel segno a proposito di Alice e Peter (titolo originale Come Away), il film del 2020 diretto dalla regista premio Oscar Brenda Chapman (Ribelle – The Brave, Il principe d’Egitto), disponibile dal 22 aprile su Prime Video. Un film dalle buone premesse ma che finisce per sgonfiarsi lasciando soltanto confusione e filoni narrativi svuotati di ogni senso.

Alice e Peter, la trama

alice e peter

David, Peter ed Alice vivono con i genitori Rose (Angelina Jolie) e Jack Littleton (David Oyelowo) in una casa immersa nel bosco. Sono proprio Rose e Jack a crescere i loro i figli a pane e favole nutrendo la loro fame di immaginazione. Con l’immaginazione vivono avventure straordinarie attorno ad un tavolo da tè, a bordo di una barca rovesciata che si fa vascello, oltre uno specchio. Un idillio presto spezzato da un crudele scherzo del destino: David muore in un incidente aprendo un baratro sotto di sé in cui, inevitabilmente, piomba tutta la famiglia. E il tempo si arresta. Alcol e depressione si prendono Rose, il vizio del gioco si riprende Jack. Alice e Peter fuggono al dolore immergendosi completamente nei loro mondi fantastici.

Brenda Chapman tra Carroll, Barrie in salsa Dickens

alice e peter

Se, in apparenza, l’idea di Brenda Chapman, che per la prima volta si trova a che fare con un live action, ha tutti i presupposti per risultare vincente, ben presto mostra tutti i suoi punti deboli in un marasma di intenti che non giunge ad un risultato anche lontanamente concreto. Nella foga di fuggire dall’ormai abusata tendenza a rimaneggiare le favole del cuore, la regista le ridicolizza spargendo qui e là degli indizi – da Campanellino al Cappellaio Matto, dal Bianconiglio a Capitan Uncino – mescolandoli a piacimento senza farne dei veri pilastri narrativi su cui poggiare il suo film. E se di trend si parla, volendo essere inclusiva ed aggrapparsi al Black Lives Matter, non fa altro che trasfigurare il movimento dietro la lente dickensiana dello scontro tra le classi. Dopo i primi 25 minuti – in un totale di 1.34 ora – il film di sfilaccia, perde il suo focus in un montaggio approssimativo che sciupa quell’alternarsi tra fantasia e realtà che ha fatto delle fiabe di Lewis Carroll e di J.M. Barrie delle pietre miliari della letteratura per l’infanzia. Uno sviluppo, dunque, che perde spinta e slancio afflosciandosi come un soufflé mal riuscito.

Angelina Jolie guida il cast di Alice e Peter

alice e peter

Ma Alice e Peter conserva qualche freccia al suo arco. Partiamo dal cast su cui – e non poteva essere altrimenti – primeggia Angelina Jolie che sveste i panni di Malefica per indossare quelli di una madre amorevole devota a figli e marito. L’attrice, nel film della Chapman, riesce ad alternare due sguardi: quello aperto, rivolto al mondo fantastico creato ogni sera per i suoi tre bambini e quello cupo, perso nel vuoto della perdita. E a proposito dei bambini, i tre piccoli attori Reece Yates (David), Jordan Nash (Peter) e Keira Chansa (Alice), con grande spontaneità, riescono a far propri i personaggi e a reinsegnare a sognare anche al pubblico più adulto.

Grafica, costumi e fotografia

Alice e Peter beneficia anche di una buona resa grafica tra ambientazioni ed effetti che coinvolgono e catturano. E dei costumi pop di Louise Stjernsward. Non si può dire altrettanto, invece, della fotografia di Jules O’Loughlin che in più momenti finisce per risultare artefatta e decontestualizzata.

Conclusioni

Il passaggio da Neverland a Wonderland, e viceversa, di Brenda Chapman lasciava sperare in un buon prodotto. La regista, invece, dimostra di non sapere nemmeno lei cosa trarre di buono dalla sua stessa storia che, aspirando ad essere un prequel ben bilanciato delle due fiabe non fa altro che riecheggiarle solo lontanamente. Alice e Peter, dopo uno sviluppo confuso, riesce a riprendere ritmo solo alla fine quando le storie dei due fratelli si separano per poi ricucirsi attraverso un velo di speranza. Quella di un rapporto che neanche morte e distanza possono infrangere.

[bagde-votazioni]

Regia - 2.5
Sceneggiatura - 2
Fotografia - 2
Recitazione - 3.5
Sonoro - 3
Emozione - 2

2.5