Agnus Dei: recensione del film di Anne Fontaine

L’assurdità presente nella realtà supera di gran lunga l’immaginabile: Agnus Dei lo racconta con il tocco poetico del cinema, in grado di far convogliare le arti.

Siamo nel 1945 in Polonia, nonostante la seconda guerra mondiale sia terminata, ne restano strascichi di terrore e violenza. Le cicatrici e i ricordi tremendi si accompagnano al terrore di una violenza che sembra non trovare pace. Il conforto e la speranza hanno smarrito la residenza, perfino la fede vacilla, perché non si trovano giustificazioni.

Agnus Dei è una storia al femminile che, attraverso un episodio storico, porta in luce un dramma più che attuale.

La violenza sulle donne e il fondamentalismo sono dei mali per cui serve lottare con coraggio, affrontando il paradosso tra la regola e la sua attuazione.

Agnus Dei

Un convento di suore ha subito l’invasione di soldati senza rispetto né coscienza alcuna. La violenza subita da alcune donne che hanno fatto voto di castità non solo le ha umiliate e rese sofferenti, ha messo a repentaglio il loro credo. Lo stupro è orrore ed è un pericolo, quello di portare in sé il seme di quel peccato: la gravidanza.

Come può un religioso accettare di aver tradito Dio, senza volerlo? Come si può accettare di tenere in ventre il figlio di quel ricordo orribile? Alcune suore ne prendono atto, affrontandolo, altre lo rifiutano, altre ancora ne cancellano l’esistenza. Eppure è successo e bisogna farne i conti. Non si può chiedere aiuto alla Chiesa, altrimenti il rischio è che venga chiuso il monastero. Allora bisogna custodire il segreto, proteggersi, e cercare un aiuto dal mondo esterno.

Agnus Dei 2

Mathilde arriva come un miracolo, giovane e gentile, ma anche temeraria e forte. Medico della croce rossa, prende a cuore la salute delle suore e le aiuta negli ultimi giorni di gravidanza e poi con il parto.

Viene raccontato un contrasto, tra cosa sia giusto e cosa necessario: le suore devono ubbidire alle regole dell’ordine, i medici a quelle militari. Solo trasgredendole però, si può tornare liberi, trovando la propria vocazione e identità.

Predominano i canti gregoriani, le preghiere in latino, che rappresentano la quotidianità, il dovere, l’espressione emotiva. Dall’altra parte pende il silenzio in cui trovano spazio i passi, i respiri trafelati, i gesti che muovono un’aria densa di dolore.

Agnus Dei 3

Il mondo è lontano dalla vita di preghiera e devozione a Dio, il tempo prende un altro ritmo, scolpendo delle immagini presenti e misteriose. I fotogrammi rimandano all’arte fiamminga del ‘400, a gli Sposi di Jan van Eyck con il volti scolpiti dalla luce e la prospettiva di uno sguardo che si prolunga oltre il soggetto, dentro le porte, attraversando gli ambienti fino a ciò che non si vede. Il buio e la luce consigliano a confrontarsi con l’ambiguità della vita, che induce a scelte alternative.

L’unione tra Mathilde e suor Maria è l’incontro di due mondi lontani in un amore per la vita, a rischio di andare contro il proprio sistema di concezioni.

Maria va contro le direttive della Madre Superiora e Mathilde contro quelle della Croce Rossa, per salvare quei bambini innocenti.

Agnus Dei 4

Anne Fontaine comunica in modo così cristallino e netto da suscitare sgomento e compassione. A volte sembra trasformarsi in freddezza, che ci tiene quasi a distanza, come l’incapacità di approcciarsi, quando si ha bisogno di un abbraccio. Le sensazioni, invece di trasformarsi in commozione partecipata, si concentrano nei pensieri: milioni di domande che non riescono a esaurirsi.

Agnus Dei mira all’anima per difendere e dar voce alle donne abusate e isolate. Affronta tematiche di grande peso, con la delicata leggerezza del linguaggio registico. La stessa che c’è tra il drammatico della situazione e l’ilare di piccoli momenti di spensieratezza.

Agnus Dei (Les Innocentesè al cinema dal 17 novembre, distribuito da Good Films.

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