LFFEC17 – Afterlov: recensione del film di Stergios Paschos

Afterlov ha delle nobilissime premesse, ma fallisce l'obbiettivo di raccontare adeguatamente la difficoltà di lasciarsi alle spalle una storia importante e l'impossibilità di continuarla.

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Afterlov è un film del 2016 scritto, diretto e prodotto dal greco Stergios Paschos, al suo primo lungometraggio dopo una lunga gavetta con i cortometraggi. Il cast è composto da due soli attori, gli ellenici Haris Fragoulis e Iro Bezou. Dopo la presentazione al Festival di Locarno del 2016, la pellicola è stata inserita nel concorso internazionale di lungometraggi del Lucca Film Festival e Europa Cinema 2017.
Afterlov

Nikos (Haris Fragoulis) è un 30enne hippy che si barcamena fra una mediocre carriera di musicista e tanto ozio nella villa che un amico gli ha affidato in sua assenza. Incapace di superare la fine della storia con la sua ex Sofia (Iro Bezou), l’uomo elabora un piano semplice quanto morboso, ovvero invitare la ragazza a raggiungerlo per qualche giorno nella villa, in modo da vivere insieme a lei quella vacanza che per diversi motivi non ha mai potuto offrirle. Sofia accetta l’invito, ma si ritrova ben presto vittima della morbosa ossessione di Nikos, che minaccia di tenerla rinchiusa nella villa finché non saprà il motivo preciso che ha spinto la ragazza ad abbandonarlo. Per i due comincia così una lunga e dolorosa riflessione sul loro rapporto e sulle loro esistenze.

Afterlov: amore, urla e (troppi) litigi in salsa greca

Afterlov

Afterlov parte con il nobile intento di raccontare la crisi delle relazioni interpersonali di una generazione sempre più indebolita dalla crisi economica, dalla perdita di speranze nel futuro e dalla crescente spersonalizzazione dell’individuo imposta dalla società dei mass media e dei social network. Le buone premesse vengono però presto vanificate da un’imbarazzante pochezza di contenuti e da un fallimentare lavoro in fase di sceneggiatura, che ci porta ad assistere a estenuanti e ridondanti litigi, durante i quali i due non fanno altro che rinfacciarsi reciprocamente in maniera rancorosa e infantile tutti gli sbagli e inadeguatezze del passato, per poi ritrovarsi inevitabilmente attratti dalla vicendevole e ancora vitale passione che li lega.

Stergios Paschos si lascia travolgere da un fiume di parole scontate, già dette e già sentite, mancando così l’obbiettivo di sviscerare le reali inquietudini che affliggono una generazione e le tangibili difficoltà legate a lasciarsi definitivamente alle spalle la gioventù per cominciare la vita da adulti. Il cineasta infarcisce inoltre il racconto di sequenze superflue e inespressive, come inquadrature di prati, alberi e perfino del cane della villa intento a giocare, che a nulla servono se non a raggiungere il traguardo minimo dei 90 minuti di durata. Nel tentativo di dare enfasi e vigore a un racconto mai realmente convincente, Stergios Paschos imbastisce poi una polemica pretestuosa e fuori luogo con il pubblico di oggi, accusandolo esplicitamente di concentrarsi più sui marginali errori tecnici che sul reale significato del film, rompendo frequentemente la quarta parete con sguardi in macchina e frecciate da parte del protagonista Haris Fragoulis verso lo spettatore.

Afterlov risente di una disarmante mancanza di contenuti

L’atteggiamento sufficiente e borioso da parte del regista non serve a distogliere l’attenzione dello spettatore dalle disarmanti mancanze di Afterlov proprio a livello di contenuti. Non a caso, a convincere maggiormente nel film è proprio la parte finale, in cui vengono definitivamente messe da parte le parole per favorire una miscela di amore, violenza, sesso e rancore insistita, provocatoria e a tratti quasi grottesca, che ha però il pregio di raccontarci i personaggi e i loro sentimenti in maniera molto più sincera e onesta di quanto visto in precedenza.

A una deficitaria gestione dei tempi narrativi, Stergios Paschos affianca una regia scolastica e mai ispirata, che amalgamata a una fotografia sciatta e poco curata contribuisce ad affossare definitivamente Afterlov. Dal punto di vista interpretativo, appare decisamente più convincente la prova di Iro Bezou, capace di trasmettere almeno parte dei turbamenti del proprio personaggio, rispetto a quella della controparte maschile Haris Fragoulis, autore di una prova eccessiva e caricaturale, che rende Nikos un personaggio inconsistente e indefinibile, sospeso costantemente fra rabbia, amore paranoia e un trip di qualche sostanza allucinogena.

Afterlov

Perso fra presunzione, ammiccamenti e inutili lungaggini narrative, Afterlov fallisce l’obbiettivo di raccontare adeguatamente la difficoltà di lasciarsi alle spalle una storia importante e l’impossibilità di continuarla, degenerando progressivamente in una commedia incontrollata e fastidiosa, che non riesce a lasciare nulla di veramente incisivo allo spettatore. Con un pizzico di onestà e di umiltà in più, ci saremmo potuti trovare davanti a un piccolo gioiello indipendente, ma la realtà ci ha invece consegnato una pellicola avvilente e dimenticabile, che ha già avuto più visibilità di quanta ne meritasse.

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