FFF17 – A Silent Voice: recensione dell’anime di Naoko Yamada

La forma della Voce (A Silent Voice) è un film che parla di bullismo e amicizia e che ci fa comprendere quanto sia importante mettersi nei panni altrui. L'anime è al cinema il 24 e 25 ottobre con Nexo Digital e Dynit.

La forma della voce (A Silent Voice) è un anime di Naoko Yamada presentato in anteprima al Future Film Festival 2017. Il film, tratto dal manga omonimo di Yoshitoki Ōima e prodotto da Kyoto Animation, orbita attorno alla vita di due persone, Ishida e Nishimiya, due ragazzini preda del bullismo.

A Silent Voice

La storia si compie in una cittadina del Giappone, in cui un ragazzo, Ishida, attraversa un periodo molto infelice della sua vita. Ha un lavoro part time, frequenta il liceo della sua città ed è pronto a togliersi la vita. Segna tutto in modo preciso su un calendario che andrà quotidianamente ad aggiornare, finché il giorno della sua fine arriva: pulisce la sua stanza, rende dei soldi alla madre e si reca su un ponte, pronto per saltare giù.

Ma qualcosa lo frena. Viene intimidito da una famigliola che lì vicino fa scoppiettare dei petardi e così, deluso e rammaricato, torna a casa.

A Silent Voice

La forma della voce (A Silent Voice) si scompone, tornando indietro nel tempo, mostrando cosa ha portato Ishida a prendere una decisione del genere.

Siamo durante gli anni della scuola elementare: Ishida è un ragazzino esplosivo, molto popolare e con una spiccata tendenza al black humour. Nella sua scuola arriva una ragazzina nuova, Nishimiya, una compagna che frequenterà la sua stessa classe quell’anno. Nishimiya varca la soglia di una classe totalmente a lei estranea, a cui si presenta con un sorriso timido e misurato.

Quelli che a breve saranno i suoi compagni la guardano in silenzio, con grande curiosità, aspettando il momento in cui Nishimiya parli per presentarsi. Ma inaspettatamente Nishimiya tira fuori un quaderno dalla borsa e scrive un messaggio compito e onesto rivolto a tutti loro: io sono sorda.

Questa notizia scatena il panico e il disagio generale della classe. Gli insegnanti, come gli studenti d’altro canto, cercano di introdurla nella routine scolastica, di farla sentire integrata e a suo agio in un ambiente che presenta non pochi ostacoli verso una persona non udente.
Ma il sentimento comune non è positivo, anzi. La classe e il corpo docente vivono velatamente la convivenza con Nishimiya come un macigno, un peso che non si può scrollare di dosso.

Ma tra tutti Ishida è il primo e unico che manifesta il suo fastidio, opponendo resistenza verso di lei: lui la percepisce come un alieno, una stranezza incomprensibile e nonostante lei cerchi in tutti i modi di farselo amico, lui la respinge e comincia a prenderla in giro.

Le prese in giro sono continue e sempre più pesanti, la classe non lo ferma e non viene punito mai da nessuno. Fino al punto che le parole meschine cominciano a tradursi in veri atti di bullismo. Nishimiya, disperata ed infelice, non sa come difendersi, ed è costretta a lasciare la scuola.

La forma della voce (A Silent Voice): chi la fa l’aspetti!

A Silent Voice

Ishiba dopo l’abbandono della classe da parte di Nishimiya, viene preso di mira a sua volta dall’intera classe. Viene deriso come un essere arcigno e insensibile, e verrà allontanato da tutti cominciando a vivere un periodo di solitudine e di grande pentimento. Sarà anche preda delle angherie e delle prese in giro, verbali e fisiche, di un ragazzino della sua scuola, dal quale non riuscirà a divincolarsi.

Così Ishiba, ormai al liceo, sente che la provvidenza lo ha punito, facendogli pagare tutto ciò che fece patire a quella ragazzina inerme. Ma, dopo aver inutilmente tentato il suicidio, capisce che il solo modo per perdonarsi è proprio allacciando dei rapporti sinceri con Nishimiya, tentando di darle l’amicizia e il conforto ora, cosa che non riuscì a donarle allora.

A Silent Voice

A Silent Voice è un film spiazzante, molto duro, che disturba e fa ripercorrere attimi di una fanciullezza tutt’altro che incantati ed eterei, in cui il ponte che collega adolescenza e infanzia viene edificato da sentimenti molto oscuri. La solitudine, l’ipocrisia e la sociopatia dell’ambiente scolastico sono i motori che destabilizzano e portano Ishida a compiere la sua personale espiazione. Lui che da carnefice diventa la vittima dei suoi stessi atti vandalici, soccombe sotto i colpi della sua lama, capendo quanto quelle ferite inferte ad altri avessero scatenato veri mostri dentro di lui.

Il suo desiderio di rientrare in contatto con Nishimiya non deriva da un mero atto di perdono, quantomeno auspicabile, ma dalla voglia di restituirle il tempo, di ridarle la sua occasione di poter provare emozioni limpide, soavi e senza l’ombra di emarginazione per il suo handicap.

Ishiba quando la cerca dopo anni capisce che il mondo attorno a lei non è cambiato, Nishimiya è ancora una ragazza sola, timida e dimessa. Allora Ishiba decide di ricreare un gruppo, un opaco ricordo di quella che era la classe di allora, tentando in tutti i modi di renderla felice e farla sentire appagata e sicura di avere qualcuno su cui contare.

A Silent Voice

Ishiba durante la pellicola pone delle X sui visi della gente: segno della sua impossibilità di entrare in empatia con le persone attorno a lui, un blocco che gli impediva di stringere amicizie sincere e di aprirsi con le persone. Ma ben presto capisce di essere guarito dalle schermature, dai freni della sua psiche, sia grazie a Nishimiya che ad altri amici, liberando sia lui che lei da quelle catene e dai fardelli psichici che impedivano a entrambi di poter vivere in modo sereno.

A Silent Voice è un anime che si apre allo spettatore in modo totale, spiegando senza fronzoli o forzature lo spessore e le nervature di una generazione che cresce senza una voce, che convive con le prime battaglie, alle quali non si è mai pronti, criticando in modo evidente sia l’ambiente scolastico che tutto un sottobosco ideologico giapponese, ma che si estende in modo elastico anche a noi occidentali.

La forma della voce è un film ben calibrato, ritrae in modo lucido e disturbante una realtà sempre più inespressa, in cui avere un handicap significa essere un peso, un handicap che non è solo la sordità ma anche l’incapacità di parlare apertamente, la cui unica maniera di reagire riflette l’ipocrisia trasmessale da una generazione incapace di comprendere le proprie azioni.

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