47 metri

Due donne. Due sorelle l’una opposta rispetto all’altra, nelle profondità dell’Oceano, lungo le coste messicane, a 47 metri dalla superficie. Un viaggio di sopravvivenza, quello realizzato nella pellicola di Johannes Roberts, in cui gli squali non rappresentano l’unico pericolo. Una ricerca costante di salvare la propria vita nonostante le condizioni presentatesi siano critiche già dal primo affondamento. Comunicazioni con la superficie scarse e ossigeno limitato sono gli elementi adottati per creare suspense, rendendo 47 metri un tipico film di serie B, privo di banalità o irrealismo come Sharknado.

47 metri: tutto inizia con qualche cocktail e nuovi amici

La mondana Kate (Claire Holt) e sua sorella Lisa (Mandy Moore) intraprendono un viaggio in Messico. Tra un cocktail e l’altro a bordo piscina decidono di andare a divertirsi la sera in qualche locale notturno incontrando due giovani uomini del posto. Il giorno dopo, le due ragazze con i nuovi “amici” decidono di compiere l’esperienza di calarsi in un’immersione in gabbia a Sea Esta. Tyler, interpretato da Matthew Modine, è il capitano dell’escursione non ufficiale e accompagnerà con la sua voce tranquilla tutta l’immersione delle due donne.
47 metri

Per i primi venti minuti, 47 metri appare confusionale e precipitoso, difficilmente lo spettatore riesce ad entrare nella storia creando un’immedesimazione con le vicende delle due sorelle. Nonostante l’inizio non si presenti bene, il regista Johannes Roberts, insieme al suo co-sceneggiatore Ernest Riera, riescono a creare comunque la giusta suspense ricostruendo la claustrofobia degli abissi e le grandi creature che ne abitano come per l’appunto gli squali, sacrificando, forse, lo sviluppo del personaggio funzionale di Modine.
47 metri

Nel momento in cui ogni speranza sembra essere perduta per le due ragazze, ecco arrivare Javier (Chris J.Johnson) in soccorso, che però tragicamente non riesce a portare a termine l’impresa di salvarle a causa di uno squalo lungo circa 25 metri, lunghezza attendibile grazie alla recente scoperta del National Geographic. Quello che segue da questo evento è un vero e proprio test di sopravvivenza che le porta prima a trovarsi intrappolate in gabbia, poi a fare i conti con la mancanza di ossigeno e infine a nuotare nel fondo dell’Oceano con la presenza di squali affamati.

47 metri: la paura è sempre dietro l’angolo
47 metri

Con le creature marine intente ad attaccare, nessun posto dell’Oceano è sicuro e lo spavento è sempre dietro l’angolo, sopratutto per lo spettatore che si ritrova improvvisamente coinvolto nella storia grazie al design e al suono della musica dei Tomandandy (noti per la colonna sonora di Resident Evil).

La cinematografia di Mark Silk brilla non solo in superficie ma anche sott’acqua: ogni volta che le sorelle lasciano la gabbia si percepisce un brivido freddo degli squali imponenti. Si ricevono molti momenti di vortice colmi di sangue tra le ferite delle due ragazze.

Anche se di film sugli squali in questi ultimi anni se ne sono visti a gran quantità, 47 metri potrebbe apparire inizialmente una “pellicola cliché” visto il tema trattato, ma in realtà non lo è. È vero, queste creature per la loro aggressività – ingrandita rispetto alla realtà – possono apparire irrealistiche a tal punto da far traballare la trama perdendo di credibilità, ma la tensione instauratasi per l’intera visione riesce a sollecitare nel pubblico l’immaginazione del destino delle due protagoniste.

L’ambiente marino in cui Kate e Lisa sono sospese non annoia ma al contrario tiene incollati allo schermo, torturando e confondendo la mente dello spettatore.

Intelligenza e sadismo sono calibrati a tal punto da rendere 47 metri una piacevole visione sopratutto per coloro che amano i film di questo genere che non resteranno certamente delusi nel vedere azioni, dal basso e dal fondo del mare, dei Re dell’oceano.

47 metri è al cinema dal 25 maggio, distribuito da Adler. Scopri qui il trailer.

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