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1993 – La serie: recensione della serie con Stefano Accorsi

Con 1993 - La serie Sky continua a raccontare le vicende politiche italiane attraverso la burrascosa vita dei protagonisti.

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È una stagione che non si sporca le mani quella di 1993 – La serie, conclusasi martedì 6 giugno con la messa in onda degli ultimi due episodi. Una serie che, rispetto alla precedente, avrebbe potuto mettere più carne al fuoco e invece ha finito per dare spazio al percorso personale dei personaggi, traslitterando i loro difetti e i lori pregi in quelli dell’Italia intera, come se tutti fossero stati solo usurpatori di un sistema che già oltre vent’anni fa puzzava di marcio.

Dopotutto come dar torto al monito della serie targata Sky e Wildside? Tutti contro tutti, la giustizia che fatica a farsi strada, la gente per bene che perde la bussola e i mascalzoni che trovano sempre il modo di ritornare a galla.

Insomma, è la nostra storia, siamo noi: gli italiani che osannavano Mussolini e gli stessi che il giorno dopo la morte si dichiararono antifascisti, quelli che piangevano ai funerali di Falcone e Borsellino, salvo poi spalleggiare la malavita. Volti perennemente cangianti, maschere disposte a tutto per avere un briciolo di potere. La serie diretta da Giuseppe Gagliardi li rappresenta tutti con estrema nonchalance, costringendo il Paese a guardarsi allo specchio e a provare un po’ di schifo. Non verso la politica – che quella tanto passa – e neanche verso la storia – quella magari la si dimentica – bensì verso l’uomo, l’italiano medio: il vero protagonista di 1993 – La serie.

Il sequel di 1992 mantiene alto il tenore delle aspettative confermandosi una serie che fa dei peggiori anni del nostro Paese un comodo guscio nel quale allocare le vicende personali di Leonardo Notte, Veronica Castello, Luca Pastore e compagnia!

1993 la serie

I personaggi di 1993 – La serie procedono infatti le loro vite da dove le avevamo lasciate: Leonardo Notte (Stefano Accorsi), accusato dell’omicidio di Rocco Venturi (Alessandro Roja) è uscito dal carcere e, allontanato da Silvio Berlusconi (Paolo Pierobon), non si arrende all’idea di poter entrare in politica, usando il padre ritrovato (nientepopodimeno che lo scrittore Alberto Muratori) per arrivare a Massimo D’Alema (Vinicio Marchioni).

Anche il personaggio di Pietro Bosco (interpretato da Guido Caprino) fatica a mantenere il suo posto in politica a causa di incomprensioni interne alla Lega Nord, ma usando il Professor Miglio (Antonio Piovanelli) come scudo alla fine riuscirà ad accaparrarsi la stima di Umberto Bossi (Pieraldo Girotti).

1993 la serie

Non cambia intenzioni la bellissima Veronica Castello, ovvero il personaggio interpretato da Miriam Leone che in questo finale di stagione di 1993 regala agli spettatori un nudo quasi integrale. Costretta a divulgare le sue memorie erotiche per fare in modo che le immagini tratte da un suo video hard non vengano divulgate su un noto giornale, Veronica userà l’unica arma in suo possesso per dissuadere ancora una volta chi vorrebbe ostacolarla.

Nel suo percorso stavolta anche una parvenza d’amore, quello per il giornalista Davide (Flavio Parenti). Peccato che non sia un miliardario ma uno squattrinato scrittore e quindi si passa avanti anche stavolta: meglio cantare Forza Italia con Berlusconi!

Il Cavaliere è infatti uno degli “eventi” principali di 1993 – La serie, che per portare in vita l’atmosfera dell’epoca si è servita – come è chiaro – di immagini di repertorio abbastanza note a chi ha seguito da vicino la vicenda politica di quegli anni.

All’ascesa al governo di Silvio Berlusconi si uniscono alcuni eventi cruciali dell’epoca, come il Processo Enimont o lo scandalo sulla sanità, nel quale entra di diritto il personaggio di Domenico Diele, Luca Pastore, che alla fine riesce a portare avanti la sua lotta e trovare vendetta… e anche l’amore in Eva (una bravissima Camilla Semino Favro) che, nonostante sia affetta dall’Aids come lui, pensa solo a godersi la vita con leggerezza e un pizzico di follia.

1993 la serie

Una nota di merito va a Tea Falco, che in 1993 – La serie torna a interpretare Beatrice Mainaghi spogliandosi lentamente dei suoi peccati e passando da carnefice a vittima. Il cambiamento del suo atteggiamento sembra alleggerirla anche da quell’eccessiva caricatura attoriale della prima stagione, facendo così di Bibi uno dei personaggi più empatici della serie di Sky.

Già, perché mentre tutti hanno ormai capito come gira la ruota in questo 1993, la Mainaghi sembra aver trovato nella giustizia la sua unica consolazione, mentre il fratello Zeno (Eros Galbiati) si accinge a diventare il degno erede del defunto padre.

Cambio di rotta anche per la giornalista Giulia Castello (Elena Radonicich), che adesso ha capito che le buone maniere e la professionalità non bastano per andare avanti e che a volte usare il fascino non fa male.

Antonio Gerardi, dal canto suo, si conferma ancora una volta impeccabile nei panni del pm di Mani Pulite Antonio Di Pietro, mentre Laura Chiatti incarna con la sua Arianna il personaggio più semplice e indifeso di 1993, forse quello più vicino alla gente comune.

1993 la serie

Tirando le somme, 1993 – La serie si rivela ancora una volta impeccabile sotto diversi punti vista: non fanno una piega le location, le ambientazioni, i fatti narrati. La fotografia è priva di sbavature, mentre la regia si comporta in maniera lineare, trattando la storia come quella di una comune fiction.

Non ci sarebbe dispiaciuto affatto saperne di meno delle vicende personali dei protagonisti e vedere un po’ di più i fatti storici, come avremmo gradito qualche episodio in più, sicuramente necessario per parlare nel dettaglio di tutto ciò che è accaduto in Italia nel 1993.

Ma ci avrebbe davvero tenuti incollati al televisore per cinque serate senza batter ciglio? Allora bravo Giuseppe Gagliardi, bravi Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo (che si sono occupati del soggetto) e complimenti agli sceneggiatori Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi, Stefano Sardo, che fasciandosi di “frivolezze” sono riusciti a mostrarci, attraverso 1993 – La serie, ciò che siamo: un Paese che si scandalizza di sé ma che in fondo si ama e approva tutta quella leggerezza, le leggi ad personam, il sesso come passe-partout, il ricatto e la morte, tutto solo per un briciolo di potere.

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