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C’è una grossa fetta demografica che ruota attorno ai trent’anni (lustro più, lustro meno) che, potrebbe giurarvelo, considera Bojack Horseman una delle cose migliori che siano successe al panorama televisivo. La serie animata Netflix, con la sua malinconia, la profondissima riflessione esistenzialista, lo humour affilato e i momenti realissimi (più reali di quanto qualunque altro prodotto live-action sarebbe riuscito a essere), è diventata un culto, un must-see come si dice spesso. E forse è vero: forse Bojack Horseman è davvero rivoluzionario e bellissimo e anche per questo potrebbe essere ingiusto usarlo per convincere quella stessa fetta demografica a guardare Tuca & Bertie.

Lo show racconta la storia di due amiche: la tucana Tuca è dirompente, sfacciata, egocentrica e sicura di sé; Bertie è un’usignola timida, ansiosa, reticente alla vita. Insieme formano una coppia inarrestabile. Eppure tutto cambia quando Bertie decide di andare a vivere con il suo fidanzato, Speckles. Le voci in lingua originale sono rispettivamente di Tiffany Haddish, Ali Wong e Steven Yeun. Alcuni personaggi ricorrenti sono doppiati da Richard E. Grant, Tig Notaro e Tessa Thompson.

Tuca & Bertie cinematographe.it

Tuca & Bertie tenta di essere Bojack Horseman al femminile

La nuova serie TV animata – che ha debuttato su Netflix il 3 maggio – ha gli stessi produttori di Bojack Horseman (Lisa Hanawalt e Raphael Bob-Waksberg) e lo stesso stile visivo (se vi capita di vedere una scena di sfuggita, sarà difficile distinguerli), eppure è ben lontana dall’essere la stessa cosa (anche perché in fondo non avrebbe avuto senso creare un doppione). Eppure la sua campagna marketing punta tutto proprio su Bojack mettendo in atto della vera e propria pubblicità ingannevole. Tuca & Bertie è un prodotto peggiore? Sì, lo è, ma più di tutto è un prodotto diverso. È peggiore perché Bojack Horseman è una perla rara, uno di quegli show che ci sentiamo di ringraziare di puntata in puntata, e superare le perle rare – viene da sé – è alquanto complicato. Pare brutto paragonare due serie TV distinte tra loro (Tuca & Bertie non è né uno spin-off, né un prequel o sequel di sorta), ma è ciò che accade quando una distribuzione decide di associarsi così profondamente a qualcos’altro usando la formula inflazionata “dai produttori di”, che vuol dire tutto e niente.

Ma ignoriamo per un momento questo paragone forzato, perché in fondo Tuca & Bertie si merita di essere valutato in sé e per sé. La serie ha un target molto preciso: è dedicata alle donne. Lo show ha un’enorme spinta femminista che turbina in tutte le direzioni. Il suo è quel femminismo tutto americano, fatto d’ipocrisie e forzature, fatto di momenti che sembrano lottare in maniera profondamente contraria a ciò che, di fatto, potrebbe essere davvero femminista. Perché non c’è cosa più distante dalla parità di genere del creare uno show ad hoc per l’empowerment femminile in grado solo e solamente di passare attraverso la libertà sessuale (legittima e necessaria, ma che non rappresenta davvero il fine ultimo).

Perché se l’intenzione era quella di creare un Bojack Horseman per le femmine, quest’intenzione è sbagliata per mille motivi diversi. Prima di tutto, come è folle e insensato eliminare un canale dedicato al cinema per trasformarlo in un canale al femminile, è altrettanto offensivo pensare che una donna possa interessarsi a un prodotto solo se dedicato esclusivamente al suo sesso. Tornando a quel paragone fastidioso, quella serie animata su un uomo-cavallo alcolizzato e depresso conteneva già esempi femminili di forza, problematiche reali, criticità specifiche dell’essere donna, ma anche solo e solamente dell’essere un individuo adulto nel mondo. E lo faceva in un modo che Tuca & Bertie sembra non aver nemmeno preso in considerazione.

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Tuca & Bertie fallisce nel suo intento e cade nel politically correct

I personaggi della serie TV mancano completamente di profondità emotiva, sono solamente un ammasso di nevrosi, vizi, paure. Quella componente psicologica che rende davvero importanti e apprezzabili i prodotti di animazione per adulti, è totalmente assente e viene sostituita dal superficiale e ripetitivo umorismo volgare (e spesso pure poco divertente).

È un peccato che Tuca & Bertie voglia paragonarsi ad altri prodotti ed è un peccato che questo paragone venga per forza di cose perpetrato da pubblico e addetti ai lavori: è inevitabile. A discolpa di questo meccanismo, però, c’è da dire che lo show avrebbe incespicato anche senza paragoni di sorta, colpevole di essere solo e semplicemente un’opera mediocre con storie dimenticabili, battute imbarazzanti e una sfilza di personaggi che si sforzano talmente tanto di andare oltre i canoni, di essere moderni ed emancipati, da diventare una delle cose più politically correct che troverete in questo momento sul piccolo schermo.

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