voto del pubblico 2.8/5
voto finale 2.3/5
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True Story: recensione delle serie Netflix con Kevin Hart e Wesley Snipes

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Realtà e menzogna, sotterfugi e fama. Questi i pilastri su cui la serie ideata da Eric Newman (Narcos, Narcos: Messico) cerca di strutturare la propria storia. Un titolo, True Story – Una storia vera – su cui si basa tutto il racconto, sulla verità artificiale, costruita mattoncino su mattoncino dal protagonista interpretato da Kevin Hart. L’attore comico non ha fatto mistero della propria intenzione di addentrarsi nel filone drammatico, e con la nuova miniserie Netflix ha potuto mostrare le proprie qualità. Insieme a lui una star del cinema action, Wesley Snipes. I due formano un’ottima coppia, ed entrambi costruiscono i propri personaggi in modo ottimale; Snipes in primis con un personaggio magnetico. Purtroppo, al di là dell’ottima interpretazione, True Story manca di forma e pathos.

Partendo dai capitoli iniziali e centrali, non abbiamo mai un innalzamento dell’asticella della tensione. Il tutto fila liscio, come il percorso lineare di una freccia, fino ad arrivare ad un finale anticlimatico. True Story è un thriller senza suspense, un dramma senza lacrime e brividi. Ciò che ci rimane alla fine è soltanto la forte intenzione di Kevin Hart di uscire dalla propria comfort zone, di mostrare le sue doti attoriali insieme ad un cast ben assortito. Perché, se da una parte abbiamo una sceneggiatura fin troppo stringente, dall’altra abbiamo un compartimento di attrici e attori che ben hanno compreso il proprio ruolo e ne hanno dato una loro versione. Dopo il già citato Wesley Snipes troviamo il Todd interpretato da Paul Adelstein e la Billie di Tawny Newsome. La serie Netflix manca di convinzione, di fermezza nel dare forma al racconto, abbarbicandosi in una struttura frenetica che molto toglie alla drammaticità delle situazioni. La regia, quanto la scrittura, non danno il giusto spazio ai protagonisti di arrivare allo spettatore, di rompere lo schermo e inondarci di nuove emozioni. Il tutto rimane incatenato alla superficie piatta e fredda dello schermo, e da cui i sentimenti non posso fuggire.

True Story, un racconto di fama, soldi e fratellanza

True Story - Cinematographe.it

True Story ci porta nella vita di The Kid (Kevin Hart), un famoso comico che riempie gli stadi e le arene d’America, è ospite di Ellen DeGeneris e ha raggiunto la fama con il blockbuster sci-fi Anti-Verse. Insomma, la vita dell’attore non potrebbe andare meglio. Ma tutto cambierà con il ritorno alla sua città natale, Philadelphia. In vista del prossimo show, Kid rincontra suo fratello maggiore Carlton (Wesley Snipes), un uomo complicato a cui il comico ha sempre dovuto badare. Carlton è una persona che non riesce a stare fuori dai guai, tra ristoranti fallimentari e cattivi investimenti, il suo è un conto sempre in rosso. E sarà proprio da questa forzata rimpatriata che tutto il passato dei due fratelli tornerà a galla. Tra omicidi e ricatti, Kid cercherà di tenere in piedi ciò che si è guadagnato negli anni: soldi e successo. A rendergli la vita complicata si aggiungerà il divorzio con la moglie, un bodyguard fin troppo asfissiante e un fan mentalmente instabile.

Le vie del successo sono infinite, come la possibilità che tutto possa crollare in un attimo per un cattivo scoop o un passo falso. Lo sa bene Kid, che dopo una notte brava si ritrova con il corpo morto di una ragazza nel letto. Cosa fare, quali sono i passi giusti di compiere affinché la carriera non vada a rotoli? Il suo angelo salvatore sarà proprio quella calamita per i guai di Carlton. Le soluzioni che i due troveranno li porteranno ad affrontare nuovi casini, finché tutto non si sommerà in una catastrofe. Tra mafiosi greci, una stampa opprimente e un fitto calendario, la situazione per l’attore diventerà insostenibile, e prenderà man mano scelte sempre più discutibili. True Story, la vera storia che si racconterà ai media e a sé stessi, sarà una realtà fittizia: la vera storia per chi? Questo è l’incipit della serie targata Netflix, che sulla carta poteva portare ad ottimi risvolti e interessanti interazioni.

Il grande potenziale non sfruttato di un cast variegato e interessante

True Story - Cinematographe.it

Come non parlare di Billy Zane nei panni di Ari, l’irriverente e inquietante criminale greco? Il suo è uno di quei personaggi che in un altro universo avrebbe avuto uno spin-off tutto suo, e che in True Story viene relegato ad una mera comparsa. Avremmo voluto più Ari e meno di tutto il resto. La stessa sorte è toccata al resto dei personaggi, che compaiono per pochi minuti in scene frenetiche per poi lasciare il palco a Kevin Hart e Snipes. La sensazione che abbiamo per tutti gli episodi e che in fase di scrittura si è scelto di calcare la mano sull’agitazione di Kid, e quindi trasmettere quel tipo di sensazione anche al pubblico. Il risultato però e ben lontano dall’essere ottimale, e causa uno sfasamento dell’attenzione. Se da una parte abbiamo due episodi “carichi” di avvenimenti, il resto si appiattisce inesorabilmente, spompato di un certo climax. Il tutto si riduce ad un continuo insabbiare prove, fino ad arrivare al coinvolgimento di Gene (il Theo Rossi di Sons of Aanarchy). Questi un fan sfegatato del comico, una persona mentalmente instabile che verrà sfruttata da Kid, mostrando tutto il lato oscuro del personaggio.

Neanche il coinvolgimento dei greci riuscirà a risollevare il racconto, che si chiuderà con un plot twist debole e prevedibile fin dall’inizio. A fare da contraltare troviamo un Wesley Snipes in ottima forma, in grado di mostrarci un caleidoscopio di emozioni e sfaccettature del suo Carlton. Insieme a lui un Kevin Hart in stato di grazia, ma fin troppo presente e schiacciante. La camera fissa sul suo viso per sette episodi si dimostrerà disturbante. La visione di True Story è di per sé disturbante, come se il racconto ci ubriacasse di vodka scadente, e le immagini si susseguono in ordine sconclusionato; personaggi e ambientazioni si susseguono in modo caotico. Insomma, quel dramma esistenziale che True Story vorrebbe trasmetterci non arriva mai, e noi rimaniamo con l’amaro in bocca per le infinite soddisfazioni che il cast della serie poteva regalarci.

Leggi anche: Un padre: recensione del film Netflix con Kevin Hart

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