Totenfrau – La signora dei morti: recensione della serie TV Netflix

Dal primo capitolo della trilogia letteraria dello scrittore austriaco Bernhard Aichner, la serie thriller creata da Benito Mueller con la regia di Nicolai Rohde e l’interpretazione di Anna Maria Mühe. Dal 5 gennaio 2023 su Netflix.

Quando un romanzo conquista lettori in tutto il mondo, diventando un bestseller tradotto in oltre trenta Paesi capace di vendere centinaia di migliaia di copie, è impossibile che prima o poi l’opera in questione non finisca con l’attirare l’attenzione di qualche produttore pronto ad accaparrarsene i diritti per farne un prodotto audiovisivo destinato al grande o al piccolo schermo. Nel caso di Totenfrau – La signora dei morti, primo capitolo della trilogia letteraria dello scrittore e fotografo austriaco Bernhard Aichner, di anni ce ne sono voluti otto per fare in modo che le pagine del suddetto libro diventassero nelle mani dello showrunner Benito Mueller il tessuto narrativo e drammaturgico della serie thriller in sei episodi (da 45 minuti cadauno) diretta da Nicolai Rohde e interpretata con fisicità e camaleontica immedesimazione da Anna Maria Mühe. All’attrice tedesca è toccato il compito più duro, ossia quello di dare un corpo e una voce alla protagonista, un personaggio assai complesso per via di un passato turbolento e della “mutazione genetica” alla quale viene sottoposto nel corso dei capitoli che vanno a comporre la serie targata Netflix, rilasciata sulla piattaforma a stelle e strisce il 5 gennaio 2023.   

In Totenfrau – La signora dei morti è toccato ad Anna Maria Mühe il compito più duro, ossia quello di dare un corpo e una voce a un personaggio assai complesso per via di un passato turbolento e della “mutazione genetica” alla quale viene sottoposto

Totenfrau - La signora dei morti cinematographe.it

La Mühe si è calata nei panni della titolare di un’agenzia di pompe funebri di nome Brunhilde Blum che, mossa dalla rabbia e da quella giusta quantità d’incoscienza, si tramuta in una spietata giustiziera per vendicare la morte del marito poliziotto. Inizialmente si pensa a un drammatico incidente automobilistico, ma non appena emergono gli indizi di un omicidio compiuto per mettere a tacere l’indagine che il marito stava seguendo, per la donna inizia una nuova vita che la porta a investigare con acume e senza la minima pietà per trovare ed eliminare ogni persona coinvolta. Il risultato è una lunga scia di sangue che la porterà a scoprire non solo i responsabili del delitto, ma anche un segreto inconfessabile e una tremenda verità sepolta tra le Alpi in una famosa località sciistica del Tirolo nelle vicinanze di Innsbruck.

In Totenfrau – La signora dei morti si consuma un valzer di morte e un giro di vite che trasforma le vittime in carnefici e viceversa

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Qui si consuma un valzer di morte e un giro di vite che trasforma le vittime in carnefici e viceversa. La Blum, infatti, usa la stessa identica efferatezza dei mostri a cui dà la caccia, diventando essa stessa una cacciatrice in cerca di prede da estirpare dalla faccia della Terra. Un simile scenario è la cornice ideale dove ambientare un crime-thriller in salsa revenge, gelido e sanguinario come le gesta che vengono compiuti all’interno dei suoi confini. Ambientazione e tinte che non possono non riportare alla mente di default al tanto celebrato giallo scandinavo, divenuto un modello al quale strizzare l’occhio ogni volta che ci si confronta con il genere in questione. Lo stesso riferimento al quale probabilmente sia Aichner che gli sceneggiatori della serie si sono rapportati quando hanno lavorato in fase di scrittura.

Totenfrau – La signora dei morti si presenta ai cultori della materia e agli assidui frequentatori del genere come un clone di altre produzioni seriali di provenienza scandinava

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Ecco allora che Totenfrau – La signora dei morti si presenta ai cultori della materia e agli assidui frequentatori come un clone di tante altre produzioni seriali di provenienza nordica, tanto per la storia narrata e i suoi snodi, quanto per le figure che la popolano, a cominciare dalla protagonista e dagli antagonisti che con lo scorrere degli episodi acquisteranno un volto. Tutti hanno qualcosa in comune con i predecessori, in primis la Blum, costruita a immagine e somiglianza di tante altre vendicatrici della notte alle quali è stato strappato l’amore della vita e che il pubblico ha potuto già incontrare sullo schermo: dalla Erica Bain di Il buio dell’anima di Neil Jordan alla Katja Sekerci di Oltre la notte di Fatih Akın, passando per la Riley North di Peppermint – L’angelo della vendetta di Pierre Morel, tanto per fare qualche nome. Il ché rende il suo percorso, e di conseguenza la vicenda che lo racconta, un campo minato del quale si sa più o meno il posizionamento degli ordigni, se non fosse per il tocco paranormale (la protagonista, come il medico legale di Balthazar, ha dei colloqui con i cadaveri che vengono affidati alla sua agenzia funebre) e qualche twist ben collocato sulla linea orizzontale che rende teso e coinvolgente il passaggio allo step successivo. L’unico punto che sprona nel dare seguito alla successione delle puntate è dunque il desiderio da parte dello spettatore di turno di venire a conoscenza delle identità degli assassini e del perché hanno voluto mettere a tacere chi aveva tentato di consegnarli alla giustizia, scoperchiando di conseguenza il vaso di Pandora che contiene segreti e gli interessi economici della zona.

Regia - 3.5
Sceneggiatura - 3
Fotografia - 3
Recitazione - 3.5
Sonoro - 3
Emozione - 3.5

3.3

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