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Anche le storie più belle, prima o poi, giungono al proprio finale e, con questa quinta e ultima stagione, sarà il momento di scoprire cosa ha in serbo il destino per la tormentata famiglia dei Poldark. La saga tratta dai romanzi di Winston Graham giunge infatti al suo attesissimo epilogo, o almeno queste sembrano le intenzioni, anche se una porta aperta su future riprese i produttori della serie TV britannica l’hanno lasciata. In effetti, all’appello mancano ancora cinque romanzi pronti per essere trasposti sui dodici complessivi firmati dallo scrittore inglese, con questo adattamento che si ferma esattamente laddove si era arrestata la versione in due stagioni del 1975-1977 (in Italia, fu trasmessa da Rai 2 in prime time nel 1978), anch’essa targata BBC.
Dunque la materia letteraria è lì a disposizione per eventuali ripensamenti, ma nel frattempo il pubblico italiano potrà finalmente godersi questo showdown a partire dal 3 gennaio 2020 (per quattro venerdì alle 21.10), data scelta per la messa in onda serale su laF (Sky 135) dei due episodi inaugurali, primo dei quali da noi visto e recensito in super anteprima.

Poldark – Stagione 5: nel primo episodio la trama riavvolge il nastro per portarci agli inizi del 1800

Poldark 5 Cinematographe.it

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La timeline riavvolge le lancette sino agli inizi del 1800, con il nuovo secolo che porta con sé le promesse e le premesse di un futuro pieno di speranza. Ma ancora una volta è il passato a gettare una lunga ombra sulla Cornovaglia. Dopo l’improvvisa morte di Elizabeth con la quale si era congedata la season 4, Ross decide di lasciarsi alle spalle Westminster e trascorrere più tempo a casa, tra le persone che ama. Ma la richiesta d’aiuto di un vecchio amico lo costringe a sfidare l’establishment e mettere in discussione la sua lealtà verso il re e il Paese. Il tutto mentre Dwight e Caroline si uniscono alla causa, Demelza si ritrova da sola a difendere l’onore e la dinastia dei Poldark, minacciate come sempre da George e dai suoi continui sotterfugi. Un palleggio insistito tra linee orizzontali e verticali del racconto che caratterizza Poldark 5 sin dal pilot, nel quale gli sceneggiatori hanno messo già tantissima carne al fuoco e regalato una decina di minuti finali dei sessanta davvero ricchi di tensione. Si tratta di una successione di eventi che tra misteriosi incendi, attentati sventati, cospirazioni e intricate coalizioni, gettano tantissimo sale su ferite nuove e altre mai cicatrizzate.

Poldark 5 colma il gap temporale e prepara il campo a un ipotetico sesto atto

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Letta la sinossi è chiaro che quelli portati sul piccolo schermo non sono gli eventi narrati nell’ottavo libro di Graham, ossia The Stranger From the Sea, come logica voleva dato che la quarta stagione si basava sul settimo volume, The Angry Tide, che includeva il decesso di Elizabeth Warleggan. La BBC ha quindi deciso che, invece di saltare un decennio, la quinta e ultima stagione televisiva  doveva concentrarsi sui fatti mancanti che portano proprio a The Stranger From the Sea, la cui cronologia inizia nel 1810. Evitando così l’invecchiamento di Ross, Poldark 5 è quindi un  percorso intermedio che consente di colmare il gap temporale, chiudere momentaneamente le ostilità e preparare il campo a un ipotetico sesto atto.

Nel pilot ritroviamo Ross, nei panni dei quali ritroviamo Aidan Turner, tornare vivo e vegeto dalla campagna militare oltreoceano. Ma il tempo trascorso in tranquillità con la sua amata Demelza (Eleanor Tomlinson) e con i figli viene bruscamente interrotto dalla richiesta d’aiuto di un suo superiore ai tempi delle battaglie nel Nuovo Continente, finito nella maglie della malagiustizia e dei poteri occulti. Un help al quale il protagonista non potrà fare a meno di non accogliere. Nel mentre tra le mura “amiche” c’è chi, come George Warleggan (Jack Farthing), trama alle spalle della povera gente e combatte con il fantasma della moglie defunta, oppure chi nella dinastia prova a tenere in piedi relazioni affettive o ancora chi tenta di farne nascere di nuove. Sullo sfondo la lotta per l’abolizione della schiavitù, ma soprattutto le rivolte contro leggi e tasse che limitano libertà di pensiero e riducono alla fame il popolo.  

Poldark 5: l’epopea familiare si intreccia con la lotta per l’abolizione della schiavitù e i tumulti popolari dei primi anni del 1800 

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Insomma il profilo narrativo e drammaturgico che lo spettatore si troverà a condividere sin dal primo episodio rappresenta un interessante biglietto da visita. Staremo a vedere se manterrà costanza, ritmo e solidità nel corso delle puntate successive. L’avvio sembra promettente, con un nuovo personaggio come quello di Ned Despard (Vincent Regan) sulla quale la scrittura pare avere puntato molto per dare un’ulteriore spinta propulsiva a un racconto corale che, pur tenendo Ross come baricentro, manda avanti parallelamente sui vari fronti in ballo le diverse one-lines. Il pilot in questo dimostra un sapiente dosaggio e un efficace rimbalzo tra le micro e la macro storia, consegnando al fruitore un mix di toni e registri che vede l’innesto nell’impianto del dramma storico di dosi di mistery e di romance.

Poldark 5: location mozzafiato per un mix di toni e registri che vede l’innesto nell’impianto del dramma storico di dosi di mistery e di romance

Poldark 5 Cinematographe.it

Per quanto concerne la confezione estetico-formale, la regia di Sallie Aprahamian, che oltre a Doctor Who può contare su esperienza trentennale accumulata nella serialità (da Eldorado a Metropolitan Police), garantisce insieme alla fotografia di Simon Archer una messa in quadro che denota una tavolozza di soluzioni visive assai variegata e dall’approccio cinematografico. La cura nei costumi e nelle scenografie, oltre alle cornici naturali offerte da location mozzafiato come Padstow area, St. Agnes Head, Holywell Bay e Charlestown, donano alle veste una fattura degna dei migliori period-drama.

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