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Inizialmente concepita come un’app interattiva per smartphone, Mosaic di Steven Soderbergh approda finalmente sul piccolo schermo in forma di una miniserie divisa in sei episodi per la HBO. Si tratta di un modo, a detta del regista, di permettere anche a coloro che preferiscono vivere i misteri in maniera più lineare di poter fruire della sua produzione.

Con protagonisti Sharon StoneGarrett Hedlund, Frederick Weller, Jennifer Ferrin, Beau Bridges, Paul Reubens, Devin Ratray, James Ransone, Jeremy Bobb, Michael Cerveris e Maya Kazan, la storia segue la popolare autrice e illustratrice di libri per bambini Olivia Lake, il cui successo letterario la rende è una celebrità locale sua comunità. Ad una raccolta fondi annuale, dove è accompagnata da un’amica fidata e confidente, JC, si concentra su un giovane di bell’aspetto appena arrivato in città, aspirante artista grafico, Joel Hurley. Incoraggiato dalla compiaciuta e civettuola Olivia, l’uomo accetta la sua offerta per un posto dove stare e per lavorare, ma l’arrivo inaspettato della fidanzata di Joel, Laura, manda Olivia in un tilt di gelosia. Quindi l’amore, l’omicidio e la memoria finiscono per scontrarsi.

Soderbergh divide il suo focus narrativo tra più protagonisti, ed il suo montaggio fluido e così apparentemente casuale sottolinea la complessità della costruzione dello spettacolo. Le prime porzioni della serie sono il dettaglio dell’ incontro di Eric e Olivia, che si svolge sotto false pretese, e i segmenti successivi si alternano tra Joel, il detective Nate Henry (Devin Ratray) e la sorella estranea di Eric, Petra (Jennifer Ferrin), che inizia un’indagine personale per esonerare il fratello.

Mosaic – una serie TV tra crime e interattività

ll frequente e brusco spostamento di campo tra i personaggi raggiunge rapidamente una dimensione esistenziale, in quanto qualsiasi narrazione singolare che sia apparentemente importante in un momento è quasi dimenticata dall’altro. Sebbene il pretesto della serie sia quello di mostrare un omicidio, guidando lo spettatore nella risoluzione di quest’ultimo e nella scoperta del killer, il focus è incentrato su Summit, città mineraria che presenta un’infrastruttura politica costruita sul denaro in montagna, e gli abitanti di queste montagne fanno tutto il possibile per mantenere lo status quo classista. Si tratta di uno stile narrativo già utilizzato in pellicole come L’Inglese ed Effetti Collaterali.

In Mosaic i protagonisti si avvicinano spesso verso di noi allo schermo, conferendo alla serie un senso di verticalità, piuttosto che dell’ orizzontalità che domina l’ inquadratura della maggior parte del cinema e della televisione. E proprio questa deviazione dalla tradizione estetica spinge la narrazione al di fuori del classico formato a tre atti, poichè gli episodi potrebbero essere osservati in qualsiasi ordine ed avrebbero comunque lo stesso effetto emotivo ed intellettualmente vertiginoso. Anche il libro più famoso di Olivia, per esempio, può essere letto sia partendo dall’inizio sia partendo dalla fine. Tale complessità si estende alle reti relazionali esistenti tra i caratteri.

La reputazione di Soderbergh come autore freddo, più infatuato dalla teoria che dalla pratica, è stata spesso sopravvalutata. Troviamo ben poco dell’ intorpidimento, pesantemente sceneggiato, dell’ esposizione in Mosaic che in gran parte delle trasmissioni televisive, permette agli attori di sfoggiare performance sorprendentemente specifiche e stilistiche, definendo i personaggi in base alle loro abitudini e ambienti piuttosto che ai propri dialoghi. Con questo nuovo progetto, Soderbergh suggerisce un mondo gigantesco che esiste al di là della sua narrazione rigorosamente strutturata, dove ogni inquadratura ed ogni pizzico di umorismo nero accenna all’ umanità selvaggia che esiste sotto le istituzioni controllate e i manierismi che collettivamente chiamiamo società.

Se amate il genere crime, Mosaic è un prodotto che merita di essere fruito sia nella maniera classica, sia nella maniera più innovativa attraverso l’uso dell’app. Si tratta di pura tecnica che, nelle mani di un maestro come quelle del regista statunitense, diventa emozione.

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