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L’abbiamo visto segnare con la mano in diretta televisiva mondiale e realizzare, pochi minuti dopo, uno dei gol più belli della storia del calcio. Abbiamo assistito alla sua scalata al vertice del calcio italiano e mondiale, con due incredibili scudetti portati a Napoli e una Coppa del Mondo vinta da trascinatore con l’Argentina, per poi vederlo a terra, affossato dagli scandali di droga e doping. Abbiamo tifato per lui nelle sue tante risalite, e abbiamo sofferto con lui nelle sue altrettante ricadute. La vita di travolgenti alti e rovinosi bassi di Diego Armando Maradona, già ispiratrice di Emir Kusturica e Asif Kapadia per due appassionanti documentari, si arricchisce di un nuovo tassello. Da pochi giorni possiamo infatti ammirare nuovamente il Pibe de Oro, nelle vesti di allenatore, in Maradona in Messico, docu-serie Netflix incentrato sulla sua esperienza sulla panchina dei Dorados, in seconda divisione messicana.

Maradona in Messico: l’ennesima sfida di Diego
Maradona in Messico

I Dorados sono una squadra bizzarra, almeno quanto lo stesso Maradona. Fondata nel 2003 per dare spazio nel calcio messicano allo stato di Sinaloa, sede di uno dei cartelli di droga più potenti del mondo, in appena un anno riuscì ad approdare in prima divisione. Con l’entusiasmo del pubblico di Culiacán alle stelle, i Dorados rimasero in Primera División messicana fino al 2006, arrivando addirittura a ingaggiare un fuoriclasse come Josep Guardiola, per poi scivolare nuovamente in serie B. Dopo 12 anni di scoramento e disillusione, nel settembre del 2018 i Dorados vedono come un miraggio anche l’accesso ai play-off, onta insopportabile anche per i già provati tifosi del club. Come fare quindi per riaccendere nuovamente la sopita passione dell’ambiente? Chiamare a rapporto uno dei più grandi calciatori di sempre, da poco libero dopo aver lasciato la panchina dell’Al-Fujairah, negli Emirati Arabi.

Nel corso di sette puntate di circa mezz’ora ciascuna, realizzate in larga parte con materiale girato ad hoc e interviste a protagonisti e tifosi dei Dorados, Maradona in Messico mette in scena una toccante ode al potere salvifico dello sport e a una esaltante metafora della vita dello stesso Maradona. Il regista Angus Macqueen ci mostra lo scetticismo iniziale per l’operazione, accompagnato dallo scherno per il trasferimento di Diego in una delle capitali mondiali della cocaina, quartier generale del celeberrimo El Chapo Guzmán, ma è particolarmente abile nel trasmettere il viscerale rapporto che si crea fra l’ex star del calcio mondiale e i suoi giocatori, in molti casi in bilico fra dilettantismo e professionismo. A emergere non è tanto il lato tecnico di Maradona (i consigli tattici si contano sulle dita di una mano), quanto la sensazione di fiducia e stima che l’allenatore riesce a infondere ai propri giocatori.

Maradona in Messico: Diego sulle orme di Oronzo Canà

Maradona in Messico

Con il passare dei giorni, degli allenamenti e delle partite, le facce tirate di Maradona e dei suoi giocatori si aprono in sorrisi, e tutto l’ambiente ritrova lo spirito perduto. La diretta conseguenza del miglioramento del morale della squadra è una dirompente inversione di rotta in campo, che porta alla risalita in classifica. Macqueen sceglie però di non dare vita a una mera cronaca sportiva, limitandosi a segnalare brevemente con tabellini e classifiche la situazione dei Dorados. Questo genera una certa confusione a livello narrativo, acuita dagli scarsi chiarimenti sulle regole del campionato messicano, ma al tempo stesso permette al regista di liberarsi da un ingombrante fardello per concentrarsi su ciò che avviene dentro e ai bordi del campo.

Fra una maradonata e l’altra (le polemiche con la stampa, le liti con gli arbitri, il momentaneo abbandono della squadra, seppur per motivi di salute, fra la prima e la seconda stagione) assistiamo a più di un momento emozionante, come Diego che ricorda con nostalgia e un pizzico di commozione i tempi di Napoli, i suoi appassionati discorsi ai giocatori, anche e soprattutto nei momenti difficili, e la palpabile vitalità che circonda il Pibe de Oro, esaltata dalla musica della sigla, destinata a conficcarsi nella mente dello spettatore. Non mancano inoltre momenti di adorabile comicità involontaria, come interviste pittoresche, canti, esultanze e balletti, che riportano inevitabilmente il pensiero all’Oronzo Canà de L’allenatore nel pallone.

Maradona in Messico: una metafora della vita e della carriera del Pibe de Oro

Maradona in Messico

Maradona in Messico, dicevamo, diventa brillante metafora del suo protagonista. Come Diego, incapace di dare continuità ai suoi acuti e di trasformare in stabilità le sue rivincite, anche i Dorados si fermano, per ben due volte, a un soffio dalla gloria, mancando la vittoria del campionato per mano dei rivali dell’Atlético San Luis, rendendo vana, almeno sul campo, la poderosa rimonta di Maradona e dei suoi giocatori e pressoché inevitabili le dimissioni di Diego al termine della seconda stagione. Ma come diceva Rutger Hauer in Blade Runner, tutti quei momenti andranno davvero perduti, come lacrime nella pioggia? Nel cuore e nei ricordi dei tifosi dei Dorados, sicuramente no.

Maradona invece si ritrova apparentemente nella stessa situazione di partenza, in bilico fra un glorioso passato e una mediocre carriera da allenatore, nonostante l’occasione della panchina della nazionale argentina per i Mondiali del 2010. In questo senso, Maradona in Messico non aggiunge quindi nulla a ciò che già sapevamo del Pibe de Oro. Ma forse il tema più importante di questa docu-serie è proprio la coerenza nell’incoerenza di Diego, il suo essere sempre se stesso in ogni situazione, nei più grandi palcoscenici del calcio mondiale o in un anonimo campetto di periferia. E in un mondo di banderuole e di sportivi che si sentono arrivati dopo una nuova stagione, vedere questo eterno ragazzo dimenarsi ancora in categorie minori, infiammarsi per un gol di un suo giocatore e commuoversi per un successo della squadra, è una lezione di sport e di vita che scalda il cuore.

Maradona in Messico è disponibile su Netflix dal 13 novembre.

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