Lupin Zero: recensione della serie animata su Prime Video

Direttamente dal passato e dal manga di Monkey Punch arriva la storia dell'incontro tra Lupin III e Jigen nella Tokyo degli anni Sessanta

Lupin Zero è una miniserie con la regia di Daisuke Sako di sei episodi prodotti da TMS Entarteinment e Wright Film, disponibile su Prime Video dal 19 gennaio 2023.

Lupin è un adolescente che va ancora a scuola: già è abile nell’aggirare i compagni con giochi di magia, ma rimane abbagliato quando incontra un ragazzino, Jigen, che addirittura ha una pistola!
Entrambi rimarranno affascinati da una cantante di un locale notturno, e con lei saranno coinvolti in un rapimento e in una fuga su una nave…

Da dove leggere o guardare Lupin III?

Jazz e velocità, musica e colpi di pistola: sono gli ingredienti che colorano Lupin Zero, la serie che parte dagli anni ’60 per raccontare le prime avventure del ladro più famoso dei cartoni animati.

Certo però non c’è da aspettarsi un riordino della continuità narrativa dell’eroe creato dal mangaka Monkey Punch nel 1967 e liberamente ispirato al personaggio letterario, Arsenio Lupin, ideato da Maurice Leblanc nel 1905.
Perché Lupin ha debuttato sulle pagine di Weekly Manga Action, rivista settimanale, dove Kazuhiko Kato (nome d’arte di Punch) inventa il nipote del famigerato ladro gentiluomo: una prima serie che continua per due anni, prima di una chiusura e un salto di altri due per arrivare alla pubblicazione delle nuove avventure fino al 1972 (in mezzo, un Racconto Aggiuntivo nel 1970).

Queste storie sono state poi raccolte in un’unica edizione di un manga tankobon (libro brossurato), edizione che a tutti gli effetti è considerata la Prima Serie di Lupin. Nel 1975 ci sarà poi Lupin Apprendista (18 episodi) mentre è del 1977 la seconda serie, Nuovo Lupin III, che dura per ben cinque anni.
La nuova terza serie, intitolata semplicemente Lupin III, esce solo nel 1997, mentre è del 2013 Lupin III Vs Detective Conan.

Le cose si complicano quando il mitico ladro si trasferisce nel mondo degli anime.
La prima stagione, Le Avventure di Lupin III (23 episodi), risale al 1972; poi avremo Le Nuove Avventure di Lupin III (1977, 22 episodi), Lupin, L’incorreggibile Lupin (1984, 50 episodi), Lupin III- L’Avventura Italiana (2015, 26 episodi), Lupin III – Ritorno alle origini (2018, 24 episodi) e Lupin III –Una Storia Senza Fine (2022, 24 episodi).

Lupin III The First: la recensione del film animato

La ricostruzione cronologica delle avventure è però un’impresa da far tremare i polsi: le trasposizioni dal manga all’anime non seguono una vera e propria storia precisa, anzi ognuna va per la sua strada rendendo impossibile l’inserimento in una vera e propria timeline: cosa che potrebbe essere in linea con la natura anarchica dello stesso discendente di Arsenio Lupin, una scheggia impazzita che gira in lungo e in largo con poche costanti -i comprimari- e tante variabili.

Per una ricostruzione di massima si potrebbe al limite considerare la giacca che indossa: la giacca verde corrisponderebbe ad un primo ciclo, quella rossa al secondo, giacca rosa per il terzo periodo.

Perché Lupin è un contenitore di idee che si ripetono, che ricalcano sé stesse e che si inseguono in una sarabanda leggera e spensierata, rielaborando in continuazione la struttura narrativa di base, riadattando e ricontestualizzando i vari personaggi (Jigen, Goemon, Fujiko Mine -chiamata Margot nelle prima traduzioni italiane- e Zenigata) senza mai legarli ad un preciso background storico.

Lupin Zero riparte da… zero

Quasi in contemporanea con il paese d’origine arriva allora Lupin Zero, con sei episodi dove vediamo come Lupin III ha conosciuto Jigen e come ha iniziato a vivere rocambolesche avventure con lui.
La sequenza narrativa è una storia di origini, e si riallaccia alla prima serie animata del 1971 per diventare immediatamente un vero e proprio cult.

Lupin Zero non ha la pretesa di essere un capolavoro, ma la narrazione (veloce e fresca) è sicuramente all’altezza del personaggio e tratta il personaggio con amore, senza snaturarlo e soprattutto mostrando conoscenza e passione nel ricostruire i suoi primi anni: il più grande (unico?) pregio della serie è quindi quello di tratteggiare con cura e precisione i caratteri e le loro sfaccettature, inserendoli in una narrazione quanto mai lineare e semplice.
Più che sufficiente anche il comparto grafico: il segno dimentica quasi completamente la lezione di Monkey Punch e sembra appiattirsi sull’estetica shonen. Discorso opposto per il comparto sonoro di prim’ordine, con sonorità jazz e rock provenienti direttamente dai migliori anni Sessanta.

Leggi anche Il Lupin di Netflix: la recensione del serial live action

Regia - 3
Sceneggiatura - 3
Fotografia - 4
Recitazione - 3
Sonoro - 2
Emozione - 2

2.8

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