voto del pubblico 3.8/5
voto finale 2.8/5
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Home Recensioni serie TV Luke Cage - Stagione 2: recensione della serie tv Marvel Netflix

Luke Cage – Stagione 2: recensione della serie tv Marvel Netflix [NO SPOILER]

Power Man è tornato ed è più forte che mai. Harlem non è mai stata così al sicuro. O no? La recensione della seconda stagione disponibile su Netflix.

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Dopo il breve excursus al fianco di Daredevil, Jessica Jones e Danny Rand contro La Mano nel primo crossover Marvel, The Defenders, Luke Cage torna a casa: Harlem. Personaggio forse poco convincente nella prima stagione della sua serie da solista, Power Man – questo il suo nome nei fumetti creati da Roy Thomas, Stan Lee, Archie Goodwin e George Tuska nel 1972 – cerca questa volta di tracciare un solco più profondo nel terreno percorso dai propri passi. La seconda stagione di Luke Cage arriva quindi su Netflix con 13 nuovi episodi.

Luke Cage: il gigante buono angelo custode di Harlem

Il teatro degli eventi di questa nuova stagione dedicata all’uomo a prova di proiettile, bulletproof, è ovviamente il quartiere afro-americano per eccellenza a New York. Crogiolo di cultura africana nella Grande Mela, Harlem è protetta da un eroe nato per caso. Luke Cage, dopo le vicende legate a Cottonmouth e Diamondback, nella prima stagione uscita su Netflix il 30 settembre 2016, è diventato una sorta di celebrità del quartiere: i ragazzini gli vanno incontro, le donne gli chiedono foto e i piccoli criminali non possono fare a meno di desistere di fronte al gigante dalla pelle impenetrabile. Ma, come noto, la pace non può durare a lungo e anche un uomo dall’epidermide d’acciaio non può frenare eventi che, come onde del mare, sono destinate a scagliarsi sulla città. Ad Harlem infatti vi è un nuovo arrivo: Bushmaster, vecchia conoscenza di Mariah Dillard e della sua famiglia, approdato nel quartiere per vendetta e per rimettere a posto, una volta per tutte, antiche faccende rimaste a lungo in sospeso.

Marvel’s Luke Cage

Seguendo il ritmo cadenzato ed improvvisato della musica jazz, fortemente presente anche in questa stagione, Luke Cage 2 decolla con non poche difficoltà. Da questo punto di vista – volgendo lo sguardo alla sceneggiatura di questa stagione e alla sua messa in scena su schermo – le nuove puntate presentano alcune problematiche o comunque elementi che le avvicinano a quelle della precedente stagione: un ritmo pressoché rallentato ed una superficiale caratterizzazione dei personaggi negativi e di contorno. Il primo punto potrebbe essere giustificato se legato proprio alla concezione di Jazz, nominato giusto poche righe fa. La musica Jazz, vista quasi come personificazione della stessa Harlem, il cui ritmo può esser sia veloce che forsennatamente lento, plasma luoghi, persone e situazioni secondo i propri tempi e le proprie dinamiche.

Luke Cage: un eroe in affitto poco incline alla fama

Il personaggio di Luke Cage, interpretato nuovamente da Mike Colter, non delude le aspettative riportando in scena un Power Man sì cambiato dagli eventi, ma ancora radicato nei suoi valori più profondi. Luke deve questa volta vedersela con una sopraggiunta fama certamente non bramata. Il gigante buono di Harlem cerca costantemente di passare inosservato nelle sue missioni di protezione, fallendo di fronte ai suoi novelli ammiratori forse troppo ossessionati dal suo fenomeno. Una storia sicuramente già vista e sentita ma che, tuttavia, ben si presa al personaggio dalla pelle impossibile da scalfire. Così come Cage, la cui vita privata viene messa in subbuglio parallelamente alla bomba che scoppia nel quartiere con l’arrivo del nuovo cattivo, anche Misty Knight deve combattere anzitutto con se stessa. Come ricorderete la donna era rimasta irrimediabilmente ferita al braccio destro dopo la battaglia contro Bakuto in The Defenders. Priva del suo arto e dell’entusiasmo di una volta, Misty cerca in tutti i modi di scavare letteralmente dentro di sé per ritrovare quella scintilla persa qualche tempo prima.

Luke Cage Cinematographe.it

Personaggi di contorno vecchi – Mariah Dillard, Shades – e nuovi – Bushmaster – non riescono mai ad emergere del tutto, se non nel finale, rendendo anche questa stagione per certi versi incompleta e privata delle sue iniziali, e sicuramente presenti, potenzialità. Uno dei elementi che, tuttavia, riesce a mantenere in piedi questa stagione sono i continui rimandi, diretti ed indiretti, alle altre serie gemelle: non possiamo nominare a tal proposito le piacevoli apparizioni di Foggy Nelson, Claire Temple, Colleen Wing e Danny Rand. Luke Cage risulta apprezzabile anche dal lato prettamente fotografico: la fotografia di questa stagione, come la prima, si impregna del colore giallo – le cui tonalità sono proprio legate al personaggio di Power Man – e racconta una Harlem moderna ma al tempo stesso legata al proprio passato.

In conclusione si potrebbe affermare che la nuova stagione di Luke Cage poco si discosta dalla precedente per toni e ritmi. Nonostante questo i nuovi episodi si lasciano guardare senza risultare eccessivamente noiosi. La musica multi-genere mai fuori contesto e onnipresente, l’azione nei club e nelle strade, il fascino di Cage e Misty Knight, le guerre tra famiglie ad Harlem, i riferimenti all’attualità del Paese nell’Universo Marvel sono gli ingredienti per una stagione non del tutto riuscita, ma comunque apprezzabile.

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