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Nel grande scacchiere dello streaming, i quattro colossi del settore Amazon, Disney, Apple e Netflix sembrano aver intrapreso, pur con qualche inevitabile deviazione, strade precise. Ad Amazon Prime Video la sfera geek, con gli adattamenti televisivi de Il signore degli anelli e La ruota del tempo in rampa di lancio, a Disney+ la fetta dell’intrattenimento per famiglie, con un’offerta che spazia dai classici d’animazione a Star Wars, passando per la Marvel, a Apple TV+ le tematiche adulte, come il mondo post Me Too brillantemente raccontato in The Morning Show, e a Netflix quello che resta, cioè l’universo adolescenziale. Inevitabile quindi l’afflusso su questa piattaforma di un imponente numero di serie teen drama, come Tredici, The Society, Baby e, fra pochi giorni, Locke & Key.

Locke & Key dalla penna e dalla fantasia di Joe Hill (figlio del leggendario Stephen King), autore dell’omonima serie a fumetti del 2008, di stampo horror/fantasy. In un lungo processo di gestazione partito nel 2011, che ha attraversato il declino dei canali tradizionali e suggestioni di una trilogia cinematografica, il progetto di una serie è finito in mano a Netflix, che l’ha affidata alle sapienti mani di Carlton Cuse (Lost), Aron Eli Coleite (Daybreak) e Meredith Averill (Hill House), con risultati purtroppo non soddisfacenti.

Locke & Key: chiavi e porte

Locke & Key Cinematographe.it

In seguito alla morte violente del padre, la famiglia Locke, composta dalla madre Nina (Darby Stanchfield) e dai tre figli Bode (Jackson Robert Scott), Tyler (Connor Jessup) e Kinsey (Emilia Jones), si trasferisce nella sinistra abitazione di famiglia nella cittadina di Matheson (Lovecraft nella serie a fumetti, uno scambio alla pari di omaggi a maestri del brivido), nel Massachusetts. La casa, nota come Keyhouse, è custodita da diverse generazioni dalla famiglia Locke, ed è circondata da un alone di mistero e leggenda per le forze magiche che la governano.

Una volta giunti sul posto, i Locke cominciano a toccare con mano i poteri della dimora, scoprendo le chiavi magiche dell’abitazione, ognuna con un potere diverso e la capacità di aprire porte su mondi fantastici, e divenendone di fatto i nuovi custodi. Un simile potere fa però inevitabilmente gola a molti, e i ragazzi, già impegnati nelle difficoltà della crescita, del trasferimento in una nuova città e dei problemi tipici delle loro età, si trovano anche a confrontarsi con temibili entità sovrannaturali. Nel corso dei 10 episodi che compongono la prima stagione di Locke & Key c’è però anche spazio per sporadiche ma apprezzabili riflessioni sui demoni interiori che tormentano i protagonisti.

Locke & Key: l’adattamento Netflix del fumetto di Joe Hill

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Chi si approccerà a Locke & Key con la speranza di ritrovare le atmosfere tenebrose e le situazioni truculente del fumetto rimarrà probabilmente deluso da un approccio che appiattisce molti spigoli dell’opera di Joe Hill, mettendo decisamente in secondo piano la componente horror e splatter nell’avvilente tentativo di mettere d’accordo ogni tipo di pubblico. Ma la locuzione latina In medio stat virtus non dà quasi mai risultati soddisfacenti sul piccolo e sul grande schermo. Nonostante le premesse che lasciavano sperare in una suggestiva miscela fra il già citato Hill House, Le cronache di Narnia e la saga di Harry Potter (esplicitamente citata), ci ritroviamo di fronte a un prodotto più simile a una versione depotenziata de Le terrificanti avventure di Sabrina, afflitta da personaggi bidimensionali e da una messa in scena priva di forza, che non riesce mai a generare la necessaria suspense o un’auspicabile inquietudine.

Buona parte del consistente minutaggio di Locke & Key è dedicato a scontate dinamiche adolescenziali e al costante annichilimento di qualsiasi complessità, alla ricerca di un irraggiungibile consenso universale. Un dispiacere doppio, perché quando la serie tocca tematiche come le dinamiche familiari, il senso di colpa o la solitudine, grazie anche a efficaci flashback, lascia intravedere un buon potenziale inespresso e decisamente sintonizzato sulle corde kinghiane. Persino i risvolti più prettamente fantasy mostrano spesso la corda sul fronte degli effetti visivi, quasi a sottolineare la precisa scelta di privilegiare altri aspetti del racconto. Le fasi più concitate del confronto fra bene e male migliorano leggermente le cose dal punto di vista della tensione, ma arrivano troppo tardi e soprattutto dopo un’inadeguata caratterizzazione dei protagonisti, che affossa completamente l’empatia nei loro confronti.

Locke & Key: una buona occasione mancata

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Ancora una volta ci troviamo a raccontare un prodotto Netflix che sceglie consapevolmente la strada più comoda, aggirando tutte le asperità e standardizzando un prodotto ruvido e folle come il fumetto di Hill. Il climax degli episodi conclusivi e un finale inevitabilmente aperto a una seconda stagione non tolgono la sensazione di trovarsi davanti a una buona occasione sprecata e a un prodotto in cui ogni componente, da una sceneggiatura poco incisiva a degli interpreti scarsamente inespressivi, passando per una regia priva di qualsiasi guizzo, concorre a un risultato deludente e facilmente dimenticabile.

Locke & Key è in uscita su Netflix il 7 febbraio 2020.

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