Il Miracolo: recensione dei primi episodi della serie tv Sky

Il Miracolo è la serie tv italiana di cui il mondo aveva bisogno, una rivelazione sotto tutti i punti di vista che, siamo certi, non smetterà di stupire. Con Niccolò Ammaniti alla regia e un cast superbo, la serie è un'esplosione perenne di sensazioni.

Cosa significa per uno scrittore come Niccolò Ammaniti, abituato a veder galleggiare le immagini solo nella propria mente per poi trasferirle su carta, avere a disposizione una poliedrica tavolozza di colori, musiche, inquadrature che si srotolano sullo schermo come matasse di seta? Significa che si ha la possibilità di assistere a un miracolo artistico, di essere catapultati in un mondo in cui l’immaginazione non conosce limiti e i confini sono indefiniti, forse anche per questo maggiormente accattivanti. Una serie tv, Il Miracolo, che è impossibile inquadrare in un genere, che amalgama credenza religiosa a vita politica, educazione dei figli a rigore lavorativo, scienza e speranza.

Ammaniti, aiutato alla regia da Francesco Munzi e Lucio Pellegrini, fa atterrare su Sky Atlantic HD a partire dall’8 maggio, una serie tv originale in cui il ritrovamento di una statuetta della Madonna che lacrima sangue, rinvenuta presso il covo del boss Molocco, va a urtare le vite di chi entra in contatto con questo evento inspiegabile, facendole deragliare o rimettendole sulla retta via. La scena d’apertura, col boss rannicchiato e ricoperto di sangue, le striature rosse e i grumi sulla sua pelle che migrano dal carminio al granata mentre tutt’intorno è buio, di un buio che è quasi metallico, consacra in pochi istanti l’idea del mistero che avvolge il bene e il male, senza distinzione alcuna.

Il Miracolo – nessun genere preciso nella serie tv di Niccolò Ammaniti, solo arte pura 

In antitesi alla sua natura apparente, Il Miracolo trova la sua chiave di volta nel personaggio del presidente del Consiglio Fabrizio Pietromarchi (Guido Caprino), un uomo tutto d’un pezzo, ateo fino al midollo, alle prese con un momento politico alquanto delicato e una moglie, Sole (Elena Lietti) bella quanto irriverente. Dall’altra parte del filo il generale Votta (Sergio Albelli), alla guida delle indagini che hanno condotto al ritrovamento della statuetta. È lui a chiamare in causa il premier consapevole che, se la notizia finisse tra le mani del Vaticano, il problema non sarebbe solo religioso ma anche e soprattutto politico: folle di fedeli da gestire, sicurezza della Capitale a rischio e altri pesi che il governo, in una situazione delicata come quella in cui si trova l’Italia (in crisi e in procinto di uscire dall’Europa), non sarebbe in grado di sostenere.

Niccolò Ammaniti (aiutato nella sceneggiatura da Francesca Manieri, Francesca Marciano e Stefano Bises) si diverte a sviscerare la fede e a porre quello che sembra essere un miracolo non solo come un evento meraviglioso per chi crede, ma come un anello di congiunzione tra il mondo dei credenti e quello degli atei, tra la sfera pubblica e quella privata; un evento che si consuma davanti agli occhi umani e che non si piega alle logiche fisiche ma che sembra continuare in un mondo parallelo, secondo altre logiche, magari valide in un’altra galassia.

Il Miracolo – il vacillare umano dinanzi all’ignoto

Il Miracolo serie tv Cinematographe.itNella parentesi di tale evento entrano in gioco altri personaggi alquanto affascinanti e in grado di darci una chiave di lettura differente, come la donna di scienza Sandra Roversi (Alba Rohrwacher), un’ematologa coinvolta nelle indagini che dedica la sua vita alla cura della madre, allettata e incosciente ormai da anni, ma per la quale farebbe di tutto pur di restituirle la salute. Per lei il miracolo ha il sapore di un tentativo, un evento da studiare attentamente e forse anche l’ultimo baluardo a cui aggrapparsi. Marcello (Tommaso Ragno), invece, è un prete che ha perso completamente la bussola, allontanandosi da Dio e passando al lato oscuro di se stesso. Nelle inquadrature iniziali – in cui fa un duetto anche con Dafne Scoccia – ciò che emerge di lui è tutt’altro che santo: la sua immagine è quella di un uomo che è finito nel baratro del gioco d’azzardo, dell’alcolismo, del sesso e della pornografia, un uomo che ha perso la fede e che stentiamo a rivalutare come credente, finché non accade qualcosa che scuote anche lui. E poi c’è Clelia (Lorenza Indovina), donna dal passato incerto e dai modi di fare irruenti.

Il Miracolo: una colonna sonora che sconquassa gli spettatori, in cui le note si rincorrono per abbracciarsi alle parole

Il Miracolo serie tv Cinematographe.it

In queste prime due puntate de Il Miracolo ciò che trasuda è la peculiarità di costruzione dell’intera opera; una cura che va oltre la storia in sé per insinuarsi nell’animo degli spettatori e comunicare una parabola che fugge dai generi per essere semplicemente infernale e paradisiaca insieme, per suscitare una domanda che potrebbe anche non avere una risposta netta ma ha la capacità di sondare il cuore di chi entra in contatto con essa.

Impossibile, infine, non fare un plauso alla colonna sonora della serie tv, creata dal musicista messicano Murcof ed egregiamente incastonata tra i classici brani nostrani come Il Mondo di Jimmy Fontana, che sconquassa gli spettatori nella sigla iniziale. Le note, nella serie di Niccolò Ammaniti, si rincorrono per abbracciarsi alle parole, per lasciare spazio all’ansia, al pensiero, alla gioia; si perseguitano per dare voce agli spazi bui e solenni della piscina in cui è custodita la Madonna, per poi compiere piroette all’aria aperta, sotto la luce accecante che devasta sassi bianchi.

Il Miracolo, insomma, è la serie tv italiana di cui il mondo aveva bisogno, una rivelazione sotto tutti i punti di vista che, siamo certi, non smetterà di stupire.
La serie in 8 episodi va in onda su Sky On Demand da domenica 6 maggio con le prime due puntate, mentre è disponibile da martedì 8 maggio alle 21.15 su Sky Atlantic HD, su Sky Cinema Uno e su Sky Q in 4K HDR.

Regia - 4.5
Sceneggiatura - 5
Fotografia - 4
Recitazione - 4
Sonoro - 4
Emozione - 4

4.3

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