Evil: recensione della bella serie horror da vedere su Paramount+

Evil è una serie disponibile su Paramount+ dall’8 maggio 2023: creata da Robert e Michelle King, vede tra gli interpreti Katja Herbers, il Mike Colter già celebre per il suo Cage della Marvel, Aasif Mandvi e Michael Emerson. I dieci episodi della prima stagione sono stati rilasciati in Usa nel 2019: lo show è stato rinnovato per una quarta stagione, mentre in Italia sono per ora disponibili solo le prime due.

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È possibile oggi innovare il genere supernatural possession, dopo l’ordalia di prodotti che il proliferare di piattaforme e serie tv?
Già il nome degli showrunner dovrebbe essere una garanzia: i coniugi King sono infatti gli artefici di due degli show più importanti e politicamente significativi degli ultimi anni, ovvero quei The Good Wife e The Good Fight che così bene, e drammaticamente, e con sincerità e intelligenza, hanno raccontato gli scombussolamenti sociali degli Stati Uniti -e non solo- del nuovo secolo.

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E la loro impronta, in Evil, è già ben chiara in quello che potrebbe essere considerata la loro caratteristica narrativa principale, ovvero l’estrema attenzione per i personaggi secondari (senza ovviamente dimenticare quelli principali), la cura e l’intelligenza con cui sono scritti e interpretati.
Evil parte da presupposti che potrebbero scoraggiare, specialmente se si considera come una delle ultime grosse produzioni seriali del genere –The Outcast, della superstar Robert Kirkman, la mente dietro The Walking Dead– abbia smarrito la strada dopo una manciata di episodi, e anzi non sia proprio riuscita a catturare un pubblico probabilmente per la difficoltà di un percorso creativo impervio.

Trame e stili di Evil, la bella serie horror da vedere su Paramount+

Il nuovo show dei King, invece, come detto sopra parte dai personaggi che mette in scena: una situazione non proprio originale (scienza e fede che collaborano per interpretare strani accadimenti) che però viene sviluppata attraverso relazioni interpersonali estremamente efficaci e risolte con sincerità, posizionamenti emotivi particolarmente centrati, triangolazioni inaspettate.

Certo, dal dittico di The Good Wife & Fight ci portiamo dietro il segmento procedurale che infatti risulta ottimo e senza una sbavatura, intrecciando privato e pubblico, storia personale e eventi comuni, facendo progredire in questo modo una storia che unisce storyline orizzontali e verticali con una precisione difficilmente riscontrabile nelle produzioni di oggi.

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La presenza di Emerson per una volta non porta poi la narrazione dalle parti di Lost, ma impregna l’atmosfera di un mood filosofico e terrificante, perché il caso della settimana non fa altro che spingere la trama verso riflessioni mai banali sul Male insito nell’Uomo e nella sua Natura più profonda, non lesinando neanche in qualche sequenza particolarmente oscura e riuscita.

Evil: valutazione e conclusione

È doveroso poi sottolineare ancora una volta l’intelligenza e la preziosità di scrittura dei King anche in un territorio apparentemente a loro lontano come l’horror: che invece si risolve in richiami tematici ben precisi, utilizzando alcuni topoi tipicamente del geniale scrittore del Maine Stephen King per mettere in scena lo sfumatissimo confine rea realtà e soprannaturale, con umorismo e abilità.

Evil è insomma la serie che mancava nel panorama horror già affollatissimo: uno show colpevolmente trascurato in Italia che finalmente a quattro anni dalla sua creazione arriva sui nostri schermi. Scrittura intelligente, recitazione efficacissima, atmosfere rarefatte, design coerente: Evil ha insomma tutto per diventare un cult anche da noi.

Regia - 3
Sceneggiatura - 4
Fotografia - 4
Recitazione - 3
Sonoro - 2
Emozione - 4

3.3