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Da una ventina di anni a questa parte il pubblico ha potuto vedere con i propri occhi di cosa le produzioni scandinave sono capaci, non solo sul piano cinematografico, ma anche su quello televisivo. In tal senso, la serialità nordica ha raggiunto livelli di tutto rispetto, tanto da essere diventata per gli addetti ai lavori e per gli appassionati un vero punto di riferimento. Dove ha dato  e sta dando il suo meglio è soprattutto nella famiglia allargata del giallo, laddove il mistery incontra e si mescola senza soluzione di continuità con il crime e il poliziesco più o meno old style. Sarà il retaggio e la linfa vitale iniettata nelle vene dalla celebrata letteratura di genere locale, saranno le atmosfere e le location glaciali e oscure che fanno da perfetta cornice alle storie narrate di efferati omicidi e inspiegabili scomparse, ma da Millennium in poi la Scandinavia ha smesso di essere nell’immaginario comune la terra dei vichinghi e di Pippi Calzelunghe. Questo per dire che da quelle parti da anni oramai si respira un’altra aria, decisamente meno rassicurante e aulica di quella che circolava in passato.

Deadwind – Stagione 2: il mistery si mescola senza soluzione di continuità con il crime e il poliziesco old style

Viene da sé che sul piccolo schermo hanno iniziato a spuntare come funghi tra i fiordi una dopo l’altra serie provenienti da Svezia, Danimarca, Norvegia, Islanda e Finlandia, che hanno trovato largo consenso dentro e fuori dai confini nazionali. Tra quelle di recente produzione figura Deadwind, la serie finnico-tedesca creata e diretta da Rike Jokela, che dopo il successo di ascolti sulle frequenze nazionali torna su Netflix con una seconda e attesa stagione. Attesa perché finalmente gli spettatori e i protagonisti, detective della squadra omicidi della polizia di Helsinki Sofia Karppi (Pihla Viitala) e Sakari Nurmi (Lauri Tilkanen), scopriranno chi ha assassinato Anna Bergdahl, il cui corpo senza vita era stato ritrovato sepolto su una spiaggia. Risposte che nella prima stagione non erano arrivate e che, invece, al termine degli otto episodi che vanno a comporre la seconda non mancheranno all’appello.

Alla base dello script di Deadwind 2 c’è una linea di sangue, mistero e illegalità

Deadwind - Stagione 2 cinematographe.it

Con la season 2 dunque si esaurisce il mistero che aleggiava sulla morte di Anna, un cold case in piena regola che avrà finalmente una chiusura del cerchio in seguita alla rivelazione dell’identità dell’assassino. Di fatto ci si è trovati al cospetto di due stagioni narrativamente e drammaturgicamente collegate da un sistema di vasi comunicanti che mette la parola fine.  Quindi a meno di un ulteriore rilancio, la partita sembra chiusa. Deadwind 2 riparte cronologicamente a poca distanza dagli eventi narrati nel capitolo inaugurale. Le vacanze invernali della Karppi vengono interrotte a causa del ritrovamento di due corpi su un sito di costruzione del tunnel che attraverserà il Golfo della Finlandia. Uno dei corpi è entro il confine di Helsinki, l’altro a Tallinn. Gli omicidi sono legati a Sara Tulisuoto (Leena Pöysti), la sindaca di Helsinki che sta gestendo la costruzione del tunnel e che si ritrova ad affrontare delle accuse di corruzione. I due investigatori iniziano la loro indagine finché un altro brutale omicidio non ha luogo, un’uccisione che sconvolgerà particolarmente Karppi. Ma tutto è collegato da una linea di sangue, mistero e illegalità, che collegherà questi nuovi casi a quello ancora irrisolto di Anna.

La svolta della seconda stagione di Deadwind arriva con il cambio di passo nel sesto episodio

Deadwind - Stagione 2 cinematographe.it

Ovviamente non abbiamo nessuna intenzione di svelarvi chi sia l’assassino di turno, ma come accade molto spesso in moltissime serie crime la risposta è sempre a portata di mano. Ci pensano poi i continui depistaggi, gli indizi svelati con il contagocce e le false piste a gettare quanto più fumo possibile negli occhi dello spettatore. L’autore qui ne getta più che può e sino a quando la timeline glielo consente, ma dal sesto episodio la riserva si esaurisce e si trova giocoforza a illuminare una volta per tutte la scena del delitto, mostrando il volto di chi lo ha commesso. Fino al suddetto episodio si finisce dunque con il disseminare menzogne e morte per poi raccogliere quanta più verità possibile sul pluriomicida, sui motivi che lo hanno spinto a compiere quegli atti, oltre che sulle trame di potere che hanno costruito i propri affari intorno ai delitti in questione.

Deadwind - Stagione 2 cinematographe.it

C’è da registrare nei primi cinque atti un gioco del gatto con il toppo che funziona a fasi alterne, con digressioni futili che smorzano una tensione che sarebbe potuta essere molto più alta. Questa invece subisce continue flessioni, con alcuni momenti che alzano la temperatura di ebollizione (l’irruzione nel cottage e la sparatoria nel magazzino abbandonato, rispettivamente nel 2° e 5° episodio), ma non abbastanza da coinvolgere e sconvolgere il fruitore. Fortunatamente Deadwind 2 e il suo creatore decidono finalmente di cambiare passo, tanto che si assiste a una crescita esponenziale negli ultimi tre episodi, in particolare nei due conclusivi, nei quali la regia e la scrittura di Jokela danno i frutti sperati. Qui il ritmo blando subisce un’evidente accelerata e il pubblico può godersi un finale di stagione con qualche scricchiolio, ma comunque degno di nota. Il regista e gli attori fanno del loro meglio per trasformare i minuti conclusivi in un’immersione senza ossigeno (nel vero senso della parola), che genera a sua volta una gara contro il tempo e una lotta per la sopravvivenza consumata tra le acque gelide e i boschi fitti di vegetazione.

In molti hanno paragonato Deadwind per intensità e qualità drammaturgica ad altri titoli nordici di successo come The Killing e The Bridge, ma al netto di quello che abbiamo potuto vedere in queste due stagioni, il livello non è assolutamente lo stesso.

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