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È molto interessante che Netflix, dopo il successo di The Haunting of Hill House, sia tornata con una nuova serie horror intrigante, psicologica e inquietante. La piattaforma streaming ha da pochi giorni distribuito Chambers, serie horror paranormale creata e prodotta da Leah Rachel. La prima stagione, composta da 10 episodi, è interpretata da Sivan Alyra Rose, Griffin Powell-Arcand, Uma Thurman e Tony Goldwyn.

Chambers riempie un’interessante lacuna nel mercato teen horror, realizzando una storia autentica, sperimentale che unisce diversi registri e tematiche. La serie ci trascina in Arizona, in cui una ragazza di nome Sasha Yazzie subisce un delicato trapianto di cuore, in seguito ad un infarto a soli 17 anni. Il cuore che le ha salvato la vita proviene dal corpo di una ragazza benestante, Becky LeFevre, deceduta a causa di un incidente domestico. Becky era una ragazza ricca, a differenza di Sasha, che ha origini native americane e vive con il suo povero zio Frank che si guadagna da vivere con la sua piccola attività.

Chambers: una serie tv autentica e sperimentale

Chambers Cinematographe.it

Dopo il trapianto, la famiglia di Sasha e quella dei LeFevre comincia a frequentarsi e il loro rapporto diventa spesso ambiguo, morboso, ma Sasha, che sente verso di loro una particolare gratitudine naturale, comincia a viverli come se fossero la sua nuova famiglia. Anche i genitori di Becky la riempiono di attenzioni e regali, le danno una borsa di studio per frequentare una scuola privata, le regalano un’auto e la invitano ad eventi familiari. Con il passare dei giorni Sasha sente che c’è qualcosa che non va in lei: non solo inizia a convincersi di percepire la presenza di Becky, ma di essere posseduta da lei e che c’è qualcosa di sospetto e di taciuto sulla sua morte.

Chambers sembra essere la figlia diretta di molti lavori e opere horror psicologiche, dal già citato The Haunting of Hill House, a Rosemary’s Baby, nelle sue atmosfere si possono scorgere echi argentiani, anche se culturalmente è molto più vicino alle linee narrative di Jordan Peele e alle sue opere ultime quali Noi Scappa – Get Out.

Chambers trattiene dentro di sé diversi sapori

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La dimensione etnica resta nell’ombra ma è molto evidente: Chambers è una storia di possessione ambientata in Arizona a cavallo tra divisioni razziali, sociali ed economiche. Il crinale tra etnie e mondi culturali differenti è presente al punto che tutta la narrazione gioca su questi due mondi paralleli che si trovano a vivere accanto, uno ricco, agiato e in cui è ben presente un certo culto per la meditazione e per i nuovi orizzonti New Age e un altro meno benestante, ruvido, antico e in cui giacciono le antiche tradizioni dei nativi americani: solo in seguito questi due mondi si troveranno a doversi scontrare e a vivere nello stesso corpo.

Chambers trattiene dentro di sé diversi sapori, è sia triste che claustrofobico, è sia polveroso come il deserto, rurale e operaio come il mondo che abita Sasha, sia pulito, asfittico e perimetrato come il mondo in cui viveva Becky. La vita apparentemente perfetta dei LeFevre, completa di una casa stupefacente con sale di meditazione e viste panoramiche sul deserto non è così perfetta. Anche la scuola apparentemente perfetta che Sasha avrà occasione di frequentare, è tutt’altro che perfetta. Il curioso culto religioso di cui prendono parte i LeFevre, viene a mala pena menzionato e sarebbe stato interessante che potesse essere maggiormente inserito all’interno della narrazione. Come anche i miti e le tradizioni dei nativi, che mettono da subito in guardia Sasha sul suo cambiamento interiore che viene prontamente etichettato come un cattivo presagio.

L’anima è al centro di Chambers

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Chambers è un lavoro che attinge a credenze, miti e ritualità legate all’anima, alla spiritualità e tenta di spiegare, a suo modo, dove si annida l’anima, cosa succede dopo la morte e se esistono vite passate. La serie, inoltre, fa un uso interessante e intelligente delle località del sud-ovest degli Stati Uniti, tra New Mexico e Arizona, in cui la follia metafisica si unisce alle credenze e al misticismo dei nativi americani. Ma ciò che interessa maggiormente a questa serie è argomentare e portare avanti l’idea della perdita dell’identità, un’idea non solo psicologica ma soprannaturale, che vede Sasha protagonista di questa dissoluzione interiore e che dovrà difendere la propria identità dalle grinfie di un essere forse demoniaco, forse divino.

Gli elementi soprannaturali sono presentati in modo realistico ed efficace; le scene horror, divise tra coyote con la bocca insanguinata, topi eviscerati e l’autolesionismo di Becky/Sasha che tenta l’una di prendere il controllo del proprio corpo, riescono a veicolare perfettamente quel senso paranormale, psicologico e orrorifico che la serie promette fin dalle prime scene.

Leggi anche Chambers: la spiegazione della serie tv Netflix

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